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C’è un fascino tutto unico nell’andare a vedere un film a scatola chiusa. Non che il marketing di Street Fighter sia mancato negli ultimi giorni, ma mi sono tenuto volontariamente lontano da ogni forma di comunicazione, video o immagini. In quest’era dove si vive di scrolling veloce, sono riuscito ad arrivare vergine alla visione e forse, l’entusiasmo attorno il film deriva proprio da questa completa ignoranza di cosa mi sarei trovato davanti.

Sia chiaro, vidi giusto il primissimo tesser che buttava in mezzo settordici combattenti del noto videogame Capcom, ma senza alcun contesto. Alla fine Street Fighter si è rivelato essere un film tanto avvincente, quanto divertente. Ovviamente sul film del pacchiano e demente in alcuni momenti, ma mai con cadute di stile, giacché tutto voluto e dannatamente consapevole.

Street Fighter, avanti e indietro nel tempo

Guile in una scena di Street Fighter
Guile in una scena di Street Fighter – Paramount

Il film si apre con una sequenza animata che ci racconta alcuni fatti avvenuti nel 1987, tipo il primo grande torneo di arti marziale, che vede vincitore Ryu contro Sagat, nonostante l’utilizzo di un potere sinistro, la parte oscura dell’Hado. Ken guarda sbalordito la forza del suo amico e il loro maestro chiede a Ken di proteggere Ryu, dato che nel momento del bisogno, sarà lui che dovrà aiutare Ryu.

Ci spostiamo sei anni avanti: siamo nel 1993 e finalmente in live action. Ryu e Ken non si vedono più da altrettanti anni per un evento che li ha divisi. Mentre Ryu è scomparso, Ken è diventato un parallelo evolutivo del Johnny Cage di Mortal Kombat: un cartellone pubblicitario, muscoli e abilità sul ring messi al servizio del marketing, della pubblicità, della TV. Dove il ring dice che sei bravo, ma non abbastanza, meglio muoversi in strip club, vita agli eccessi e perché no, diventare testimonial della generazione MTV.

Pop, grunge, sentimental: la musica in Street Fighter è un delizioso contorno dei momenti a cui serve spiegare, oltre le parole, i sentimenti di alcuni personaggi in particolari sequenze ed è anche una forte dichiarazione d’intenti del prodotto, che abbiamo ben geolocalizzato.

1993. Musica. MTV. Street Fighter. Questo è un fortissimo prodotto dall’anima pop, tra immagini patinate, violenza esagerata e costumi sgargianti. Quasi un manifesto generazionale.

“Ti ho fatto un’Hadouken in faccia”

Ken Masters in Street Fighter
Ken Masters in Street Fighter – Paramount

Proprio l’aver posizionato questa storia nel 1993 è stato come porgere un patto da firmare con il sangue verso lo spettatore: Street Fighter recupera stilemi, narrazione e irriverenza tipica delle produzioni action di quegli anni. Bisogna credere di essere in quel periodo storico, giacché è lo stesso film che si colloca lì. E da qui partono le classiche sviolinate verso un prodotto a tratti davvero estremo, pura pornografia di immagini e colori che senza fare il giro, diventa sin da subito qualcosa di magnetico e affascinante.

Con il nutrito roster del videogioco, anche nel film fanno capolino una serie impressionante di personaggi. Non tutti ben gestiti, in particolare nel rapporto tra minutaggio e prestazioni su schermo, il personaggio di Chun-Li è quello che soffre maggiormente il peso caratteriale di altri, in particolare Ken. Dovessimo tirare una somma generale, questo Street Fighter vede proprio in Ken Masters non tanto il protagonista principale, bensì il cuore della produzione.

Il suo è sicuramente il personaggio di cui ci si ricorda di più, grazie a una caratterizzazione tutto sommato convincente a cui si plasma una serie di segreti sepolti in quel passato del 1987 che verrano svelati man mano nel film, motivo per cui delle circa due ore, non si sente mai un momento di stanca. Il ritmo è velocissimo, il montaggio segue i tempi di una canzone pop e per quanto la capigliatura di Guile sia davvero impressionante, come anche i costumi siano la solita fiera del cosplay, è come tutto sia stato impacchettato che fa davvero la differenza.

Perfect win

Cammy in Street Fighter
Cammy in Street Fighter – Paramount

Senza logica apparente, ma anche senza nascondersi dietro un dito, con ottimi combattimenti, effetti dozzinali e battute scontatissime, Street Fighter è una strana creatura a cui è davvero impossibile volere male. Poco cambia se conoscete o meno il materiale di partenza dato che questo film è una cartolina dal passato, ma realizzata con tutti gli stilemi e rifiniture del cinema d’intrattenimento di oggi.

Uno di quei prodotti per cui appena usciti dalla sala sono due le cose che vorrete fare subito: la prima è tuffarvi in qualche capitolo della controparte videoludica. La seconda è fare un secondo giro al cinema e rivedere il film in sala. Perfetto pop-corn movie da sabato sera con gli amici. Ovviamente ubriachi.

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Classe 1989. Gabriele Barducci scrive di Cinema e serie tv. Dal 2022 è responsabile dell'area videogiochi di ScreenWorld. Comincia a scrivere di Cinema e serie tv nel 2012 accompagnando gli studi in Scienze della Comunicazione presso l'università di Roma La Sapienza. Nel 2016 entra nella redazione di The Games Machine occupandosi anche di videogiochi, mentre dal 2017 è nello staff della rivista di cinema Nocturno.