Tillie Walden, autrice classe 1996 che ha vissuto fra New Jersey e Austin nel Texas, dove si è trasferita in giovane età, è un’autrice a tutto tondo che calca con enorme successo la scena internazionale del fumetto da oltre dieci anni. La quasi totalità dei suoi lavori sono grapich novel creator owned, fumetti che quasi sempre hanno diversi elementi in comune: fughe alla ricerca di sé, una natura sconfinata e una forte inclusività e rappresentazione della comunità LGBTQ+. L’autrice è apertamente lesbica, e quasi ogni suo fumetto contiene storie d’amore queer, ruotano intorno alla propria identità sessuale e di genere e, tendenzialmente, sono affini alle storie “coming of age”, cioè romanzi di formazione.
Diplomatasi nel 2016 al Center for Cartoon Studies del Vermont, la sua carriera prendeva piede già nel 2015 con The End of Summer – in italiano La fine dell’estate, pubblicato nella raccolta La solitudine dello spazio – con il quale si aggiudicò un Ignatz Award: per chi non è affine a questo nome, si tratta di un premio letterario statunitense che viene assegnato, in genere, alla piccola editoria e alle opere creator-owned, spesso anche auto pubblicate. Da lì in avanti Tillie Walden ha inanellato successi uno dietro l’altro, tanto per la qualità dei graphic novel pubblicati quanto per i premi vinti o per cui sono stati candidati. Parliamo anche di due premi Eisner vinti con Spinning – Trottole, in Italia – nel 2018 e con Are you listening? – Mi stai ascoltando? In Italia – nel 2020.
Le prime opere fra 2015 e 2016
Tracciando una linea che vada dal 2015 al 2026, Tillie Walden in realtà non ha pubblicato un numero spropositato di opere: la sua fama si deve alla qualità delle stesse, più che al loro numero. Fra le prime troviamo storie più brevi, La fine dell’estate, Amo questa parte e Una città dentro. Si tratta in tutti e tre i casi di storie scritte e disegnate a cavallo della fine del suo percorso di studi. In ognuna di queste storie si possono trovare i prodromi di ciò che hanno reso grande Tillie Walden, di cui un elemento è di fondamentale importanza: la variabilità del suo stile, poggiato su solide fondamenta.

Tematicamente parlando queste tre storie parlano della scoperta di sé, della propria sessualità e di relazioni umane, declinando questi temi in modi differenti. Lo fa sia in termini di scrittura che di disegno, con un segno che viene modulato in modo differente, un differente uso della griglia e dell’uso dello spazio all’interno delle vignette, così come della loro concezione. La fine dell’estate rappresenta quasi un unicum per l’autrice, con un segno che cerca di essere più realistico e dettagliato, con un maggior numero di linee. La griglia è ordinata ma mai ripetitiva, Tillie Walden non si fa scrupoli a cambiare schema, a dare spazio ad immagini in una sola grande vignetta o anche a rinunciare ai bordi delle stesse per far “esplodere” l’immagine al di fuori. La fine dell’estate è una storia criptica, melancolica, per certi versi un po’ fantasy.
Questi elementi tornano sia in Amo questa parte e Una città dentro, quantomeno dal punto di vista tematico e lasciando da parte un set-up fantasy per qualcosa di più realistico. Cambia anche l’uso del colore, elemento fondamentale nell’arte dell’autrice che passa dai toni di grigio di La fine dell’estate ad una sorta di “periodo viola” in Amo questa parte per poi tornare ad un candido bianco e nero in Una città dentro, dove mischia design più cartooneschi e meno dettagliati con ambientazioni ricchissime di linee e dettagli.
Quello che si può vedere con queste tre opere è il corpus tematico e stilistico di Tillie Walden che prende forma, si espande e si rielabora. Partendo da queste tre opere si possono comprendere tutti i temi che tratterà di qui in avanti, ciò che le sta a cuore di raccontare, il suo stile narrativo e il modo in cui cerca di variare il suo stile grafico restando comunque solida su alcuni capisaldi.
Il primo Eisner e la prima volta nello spazio

Se con le graphic novel precedenti un lettore avrebbe potuto pensare che ci potesse essere qualche pezzo della vita privata o comunque dell’esperienza di Tillie Walden all’interno delle sue storie, senza poterne avere certezza, la cosa è differente per Trottole. Pubblicata nel 2017, questa graphic novel è valsa il primo premio Eisner a Tillie Walden nella categoria del Miglioro fumetto basato su una storia vera: Trottole d’altronde è una storia autobiografica.
Ancora una volta troviamo una linea sottile, leggermente modulata, una griglia solida e stabile che varia per numero e dimensione delle vignette restando su forme quadrate e rettangolari, ed un uso del colore che questa volta comprende il blu e il giallo. Troviamo, soprattutto, la storia di una parte della vita di Tillie Walden, quella di quando si trasferì in Texas: tutto ruota intorno alla sua “carriera” da pattinatrice artistica, con i capitoli della storia separati e nominati con tecniche di pattinaggio. Se nelle storie precedenti Tillie Walden aveva parlato di temi e dinamiche a lei care senza però far guardare il lettore dentro di lei, questa volta il suo mondo interiore viene messo a nudo.

Sempre a cavallo fra il 2017 e il 2018 Tillie Walden si immerge per la prima volta nello spazio con Su un raggio di sole. Anche questa volta parliamo di giovani donne alla ricerca di sé stesse, della loro identità singola e di coppia, in una fuga in cui l’amore trova sempre spazio per essere determinante nei racconti di Tillie Walden. Inizia di nuovo ad esserci una certa variabilità nello stile dell’autrice, dentro e fuori le vignette. Si possono ravvisare in alcuni momenti vignette che abbandonano la loro forma quadrangolare, i margini che diventano fluidi e comunicano con il lettore in modo diverso rispetto alla solidità a cui le altre opere dell’autrice possono aver abituato.
Allo stesso modo l’interno stesso delle vignette si apre a mondi sconosciuti e architetture aliene, seppur, in qualche senso questo senso della natura e degli spazi ampi era già insito in numerose altre opere dell’autrice: potremmo pensare sia forse dovuto proprio ai luoghi da lei abitati. Non per niente il Texas diventa un elemento più centrale in Mi stai ascoltando, ultima opera pubblicata prima del COVID e che le è valso un altro Eisner Award. In questo caso tornano elementi fantasy che si mischiano ad una più realistica road story, in cui due donne fuggono – ancora una volta – alla ricerca di sé stesse. In questo caso Tillie Walden tocca anche il tema della violenza sessuale e riesce a farlo ancora una volta con una grande delicatezza, senza però essere superficiale.
Da Clementine ad oggi

Negli anni seguenti Tillie Walden si è dedicata, forse, al suo lavoro più lungo, seppur suddiviso su tre volumi differenti: parliamo della trilogia di The Walking Dead: Clementine. Questo è quasi l’unico caso in cui non parliamo di una storia completamente creator owned, in quanto il personaggio di Clementine, la protagonista di questi tre volumi, nacque in un gioco della TellTale Games. Le tre storie, però, sono completamente frutto della mente di Tillie Walden, che si limita solo ad usare Clementine e il mondo di The Walking Dead.
Anche in questo caso troviamo i temi a lei cari, l’identità sessuale di Clementine e delle sue amiche e un viaggio di crescita: questi elementi sono ovviamente declinati in modo diverso, modificati dal mondo narrativo in cui sono calati. Lo è anche per ceti versi il lavoro grafico dell’autrice, che per queste tre storie opta per un bianco e nero con i toni di grigi di Cliff Rathburn. Cambiano leggermente le sue inquadrature, l’uso di vignette con un taglio più action, horror e misterioso, per delle storie che per quanto abbiano come protagoniste delle adolescenti, sono pur sempre ambientate in un mondo horror pieno di zombie.

Questi tre volumi sono stati pubblicati in un arco temporale che è andato dal 2021 al 2025, vedendo anche la vita stessa dell’autrice cambiare profondamente nel corso del tempo: lei stessa ricorda nella postfazione del terzo volume che in quegli anni si è sposata con la sua compagna Emma ed ha avuto un figlio. Giungiamo infine a Charity & Sylvia, un’altra storia che non è del tutto di Tillie Walden, per certi versi: l’autrice infatti ha ricostruito in forma di fumetto la vita di due donne realmente vissute a cavallo del 1800, Charity Bryant e Sylvia Drake.
Si tratta di una storia intrinsecamente queer e moderna – a dimostrazione dei corsi e ricorsi storici da sempre presenti nella vita umana – ed è sostanzialmente affine in modo naturale a tutto ciò che Tillie Walden ha da sempre raccontato. Di nuovo il suo stile si modifica e adatta alla storia, raccontandola quasi esclusivamente con pagine composte da delle ordinatissime griglie 3×4, per un totale di 12 vignette in cui il segno dell’autrice si fa leggermente più dettagliato e marcato: insieme ai colori seppia presenti nel volume, ogni elemento dà subito l’idea di star osservando una storia di tanti anni fa.
Poetessa dell’intimo umano
Leggere Tillie Walden significa, sostanzialmente, indagare nelle vite delle persone protagoniste delle sue storie, osservare i loro dubbi, i loro ripensamenti, i passi avanti e indietro, in una costante ricerca di sé e dei propri desideri più reconditi. L’amore è senza dubbio un punto centrale della poetica di Tillie Walden, così come lo sono i lieto fine, vuoi perché l’amore vince su tutto, vuoi perché non tutti i finali devono far piangere di tristezza, ma semplicemente di gioia.
Qui in Italia il lavoro dell’autrice è suddiviso fra tre editori, Trottole è pubblicato da Mondadori Oscar Ink, la trilogia di Clementine è invece pubblicata da saldaPress, mentre tutte le altre graphic novel sono pubblicate da Bao Publishing: in particolare, le prime tre storie a cavallo fra il 2015 e il 2016 sono pubblicate in una sola raccolta, La solitudine dello spazio, che a sua volta raccoglie anche diverse strisce dell’autrice, piccoli lavori per la scuola e altro materiale di poche pagine.
