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Arrivare a metà giornata e vedere la batteria dello smartphone Android già pericolosamente vicina al rosso è una situazione fin troppo familiare. Eppure, prima di pensare che sia arrivato il momento di cambiare telefono o batteria, potrebbe valere la pena mettere mano ad alcune impostazioni: in molti casi sono proprio funzioni lasciate attive senza pensarci a consumare più energia del necessario. Non servono necessariamente rinunce drastiche. Niente modalità aereo perenne, Wi-Fi spento o display talmente buio da diventare illeggibile: alcune modifiche mirate possono aumentare sensibilmente l’autonomia senza stravolgere l’esperienza quotidiana.

Il primo indiziato è inevitabilmente lo schermo. È uno dei componenti che incidono maggiormente sui consumi e tenerlo costantemente a una luminosità molto elevata significa chiedere alla batteria uno sforzo continuo. La soluzione più semplice è abbassare manualmente la luminosità oppure affidarsi alla luminosità adattiva, che modifica automaticamente il livello in base all’ambiente. Anche ridurre il tempo necessario allo spegnimento automatico del display può fare la differenza: lasciare lo schermo acceso per minuti dopo aver appoggiato il telefono sul tavolo significa consumare energia senza alcun vantaggio.

C’è poi un’altra funzione ormai diffusissima sugli smartphone di fascia media e alta: il refresh rate a 120 Hz. Rende animazioni e scorrimento decisamente più fluidi, ma richiede anche più energia rispetto ai tradizionali 60 Hz. Chi ha problemi seri di autonomia può quindi provare a passare temporaneamente alla frequenza più bassa, soprattutto nelle giornate in cui sa di restare molte ore lontano da una presa. Anche la modalità scura può dare una mano, soprattutto sui display OLED e AMOLED. In questi pannelli i pixel neri possono essere spenti, riducendo il consumo rispetto a un’interfaccia prevalentemente bianca. Il vantaggio reale cambia però parecchio in base alla luminosità utilizzata: non bisogna quindi aspettarsi miracoli semplicemente trasformando tutti i menu in nero.

Ragazza felice guarda il suo smartphone
Ragazza felice guarda il suo smartphone fonte: Depositphotos

Android mette poi a disposizione due strumenti che spesso vengono ignorati: Risparmio energetico e Batteria adattiva. Il primo limita alcune attività, effetti e processi quando l’autonomia comincia a scarseggiare; il secondo prova invece a capire quali applicazioni vengono utilizzate maggiormente e limita il consumo di quelle aperte più raramente. Google include entrambe le soluzioni tra quelle consigliate per prolungare una singola carica. E proprio le applicazioni possono nascondere qualche sorpresa. Se un telefono improvvisamente comincia a durare molto meno del solito, conviene entrare nella sezione dedicata alla batteria e controllare quali app stanno consumando più energia. Un’applicazione che continua ad aggiornarsi, sincronizzarsi o utilizzare la posizione in background può incidere parecchio sull’autonomia anche quando sembra chiusa.

In questi casi non è necessariamente necessario disinstallarla. Android consente di limitare l’attività in background delle applicazioni più esigenti, anche se bisogna considerare una possibile conseguenza: notifiche e aggiornamenti potrebbero arrivare con un po’ di ritardo. C’è poi una distinzione importante che spesso viene dimenticata. Una cosa è far durare più a lungo la carica durante la giornata, un’altra è preservare la salute della batteria per mesi e anni.

Le moderne batterie agli ioni di litio invecchiano inevitabilmente, ma alcune abitudini possono accelerare il processo. Una delle condizioni da evitare maggiormente è il calore eccessivo: Google raccomanda esplicitamente di non lasciare lo smartphone surriscaldarsi, soprattutto quando la batteria è completamente carica. Per questo stanno diventando sempre più comuni le funzioni che evitano di mantenere il telefono al 100% per molte ore consecutive. Sui Pixel compatibili, ad esempio, Google permette di attivare la Ricarica adattiva, che impara le abitudini dell’utente e completa la carica soltanto poco prima del momento in cui normalmente viene scollegato il dispositivo.

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Sui Pixel 6a e modelli successivi è disponibile anche un’opzione ancora più drastica: fermare volontariamente la ricarica all’80%. Google la indica proprio come una soluzione pensata per chi vuole dare priorità alla salute della batteria nel lungo periodo e non ha bisogno ogni giorno del massimo dell’autonomia disponibile. Una filosofia adottata anche da Samsung. Sui Galaxy compatibili la funzione Protezione della batteria permette di scegliere diversi comportamenti e, con le versioni più recenti di One UI, persino un limite massimo tra 80, 85, 90 e 95%. Esiste inoltre una modalità dedicata alla notte, che mantiene la carica intorno all’80% durante il sonno per completarla soltanto prima del risveglio.

Questo non significa, però, che caricare lo smartphone al 100% sia improvvisamente diventato un errore. Se si prevede una giornata lunga, un viaggio o molte ore lontano da una presa, utilizzare tutta la capacità disponibile continua ad avere perfettamente senso. Le funzioni all’80% servono soprattutto a chi arriva abitualmente a sera con parecchia autonomia residua e preferisce sacrificare una parte della carica quotidiana per preservare maggiormente la batteria. Allo stesso modo, non è necessario aspettare che il telefono raggiunga lo 0% prima di collegarlo alla corrente. Google chiarisce che non serve scaricare completamente la batteria prima di ricaricarla, mettendo definitivamente da parte una delle vecchie abitudini sopravvissute all’epoca delle batterie di generazioni precedenti.

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Alla fine, quindi, per recuperare autonomia non è necessario trasformare uno smartphone moderno in un telefono degli anni Novanta. Schermo meno aggressivo, applicazioni sotto controllo, funzioni adattive e una gestione più intelligente della ricarica possono già cambiare parecchio le cose. E se dopo tutto questo la percentuale continua comunque a precipitare ogni giorno, allora il problema potrebbe non essere più nelle impostazioni: potrebbe essere semplicemente arrivato il momento di controllare lo stato di salute della batteria.

E mentre su Android bastano alcune impostazioni per provare a guadagnare qualche ora di autonomia, il mercato degli smartphone continua a spingersi verso dispositivi sempre più ambiziosi e costosi. Apple, ad esempio, ha appena alzato ulteriormente l’asticella con iPhone Duo, il suo primo pieghevole: il prezzo del modello più costoso supera addirittura quello di tre smartphone tradizionali messi insieme.

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Classe 1991, scrive sul web da oltre dieci anni, trasformando la passione per i videogiochi e la cultura pop in una professione. Nel corso della sua carriera ha collaborato con alcuni dei principali siti italiani dedicati al mondo videoludico, trovando in Game-eXperience la sua casa per molti anni. Nel 2021 ha perfezionato il proprio percorso frequentando un corso di giornalismo online, consolidando l'esperienza maturata sul campo. Dal 2023 fa parte del gruppo editoriale Digital Dreams e, dall'inizio del 2026, scrive per CastleRock, ScreenWorld e BadTaste, occupandosi di videogiochi, cinema, serie TV e attualità legata al mondo dell'intrattenimento.