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Nove anni. Tanto tempo è passato dall’ultima volta che Bruno Mars ha calcato un palco italiano. E quando martedì 14 luglio è tornato a Milano per la prima delle due date del suo “The Romantic Tour“, ha voluto farlo nel modo più iconico possibile: entrando a San Siro su una mini vespa gialla, con la sciarpa della nazionale italiana annodata al collo, mentre Anderson Paak sorseggiava un gigantesco spritz. Un omaggio all’Italia che ha fatto esplodere i quasi 60mila spettatori presenti, in un momento che già circola sui social come uno dei più memorabili della tournée europea.

Ma andiamo con ordine. Prima che la sua sagoma comparisse sul palco del Meazza, un breve video proiettato sui megaschermi ha preparato il terreno. Segno della croce e cappello da cowboy, nel filmato Mars appare inginocchiato in una chiesa: “Grazie Dio di avermi dato un altro giorno per fare quello che amo. Tutto ciò che chiedo è proteggere il pubblico e chi sale sul palco. Dona a me e alla mia band l’energia e la forza per dare a questa città uno show che non si dimenticherà. Amen”. Una preghiera sincera, un momento di vulnerabilità che ha subito conquistato il pubblico italiano, sempre sensibile all’autenticità e alla devozione.

Quando le note iniziali di “Risk It All” hanno squarciato l’aria, quella ballatona ispirata al bolero spagnolo dell’ultimo disco “The Romantic“, i decibel si sono alzati al massimo. Peter Gene Hernandez, questo il vero nome del cantautore hawaiano alto un metro e sessantacinque, ha dimostrato sin dai primi secondi di essere un viaggiatore del tempo. Il completo nero con fantasia floreale, lo spacco a V e lo stile anni 70 non sono un vezzo estetico, ma una dichiarazione d’intenti: Bruno Mars ha pescato dalla Motown, da Santana, dal soul e dal funk, riportandoli nel nuovo millennio con produzioni moderne ma fedeli allo spirito originale.

@verissimotv Bruno Mars a Milano rende omaggio all'Italia con la sciarpa e la Vespa 🛵🇮🇹🔥 #Verissimo #brunomars #davedere ♬ original sound – verissimotv

Due ore di spettacolo intenso hanno confermato perché quest’uomo con la bandana in fronte e 70,4 miliardi di stream globali sul catalogo sia considerato l’artista contemporaneo che più si avvicina a Michael Jackson. Non ci sarà mai più un altro MJ, come ha dichiarato lui stesso in una vecchia intervista al San Diego Union Tribune, “una grande popstar già dall’età di 7 anni”. Eppure Mars è cresciuto studiando le movenze di Jackson e il falsetto di Prince, suoi idoli d’infanzia sin da quando il padre lo soprannominò Bruno per la somiglianza con il wrestler italiano Bruno Sammartino.

Sul palco di San Siro ha portato quella scuola con orgoglio. I passi di danza eseguiti insieme alla band storica degli Hooligans, che si muoveva coordinata con lui come un corpo unico, si sono fusi perfettamente con una voce potente, pulita, senza bisogno di autotune. Si è scatenato su “Cha Cha Cha”, “Perm”, “24k Magic”, “I Just Might” e “Something Serious”, trasformando lo stadio in una discoteca vintage dove generazioni diverse si sono ritrovate a ballare insieme.

Il palco profondo, senza passerella, è stato costruito per diversi cambi di scena: da cattedrale gotica con vetrate multicolore a un parcheggio con una Cadillac rossa per un medley di classici soul, fino a una scenografia minimale per le ballate al piano. Ed è proprio in questi momenti più intimi che San Siro ha dato il meglio di sé. “It Will Rain”, “Talking To The Moon”, “When I Was Your Man” e soprattutto “Grenade“, cantata a sorpresa e non prevista in scaletta, hanno scatenato cori assordanti, con migliaia di voci che hanno accompagnato ogni nota al pianoforte.

@mario.montani Bruno Mars canta a sorpresa “Grenade” a Milano 😭✨❤️‍🩹 @Bruno Mars #brunomars #theromantictour #brunomarstour #brunomarslive #grenade ♬ audio originale – mario.montani

La collaborazione con Paak ha regalato uno dei momenti più intensi della serata. Nella parte centrale dello show è arrivata un’infilata di brani da “An Evening with Silk Sonic”, con l’atmosfera sognante di “Leave The Door Open” che ha preparato il gran finale. Prima delle proposte di matrimonio su “Marry You” e della festa scatenata di “Locked Out Of Heaven“, ecco il momento vespa: Bruno Mars che rientra sul palco a bordo del mitico scooter giallo, simbolo dell’Italia nel mondo, con la sciarpa azzurra al collo mentre Paak degusta lo spritz.

Mars aveva anche lasciato “Versace On The Floor” alle sole voci del pubblico, guidate dalla linea melodica di un sax, dimostrando la connessione profonda con una platea che ha cantato per due ore senza sosta. L’apoteosi è arrivata con “Uptown Funk”: fuoco, fiamme e San Siro completamente scatenato, in piedi dall’inizio alla fine. E poi “Die with a Smile“, il duetto con Lady Gaga vincitore del Grammy come migliore interpretazione pop di un duo, che ha regalato un momento di pura emozione collettiva.

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Figlia degli anni 2000. Amante del cinema fin da quando vide Pride & Prejudice per la prima volta. Laureata in Lettere Moderne, continua a scrivere di cinema sperando di farlo per sempre.