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Mentre Christopher Nolan porta nelle sale la sua monumentale versione dell’Odissea, con un budget stimato intorno ai 250 milioni di dollari e un cast stellare che include Matt Damon, Anne Hathaway, Tom Holland, Zendaya e Robert Pattinson, una startup specializzata in intelligenza artificiale ha deciso di lanciare una sfida tanto audace quanto controversa. Si chiama Odysseus: The Fall, dura 135 minuti ed è stato realizzato quasi interamente con strumenti di intelligenza artificiale generativa, con un investimento di appena qualche migliaio di dollari.

Il progetto nasce dalla mente di Ash Koosha, musicista, regista e imprenditore iraniano già noto per Dreams of Violets, docu-drama sulle proteste in Iran presentato al Tribeca Festival. Mentre completava quel lavoro, Koosha ha dedicato circa tre mesi allo sviluppo della sua personale reinterpretazione dell’eroe omerico, figura che dice di amare fin dall’infanzia. Il film è prodotto dallo studio Fountain O, società fondata con l’obiettivo dichiarato di realizzare film e serie TV attraverso l’intelligenza artificiale, e sarà distribuito direttamente sul sito della compagnia entro la fine dell’estate al prezzo di 9,99 dollari.

L’uscita ravvicinata rispetto al kolossal di Nolan non è casuale. Secondo i fondatori di Fountain O, l’obiettivo non è competere con una produzione hollywoodiana da centinaia di milioni, ma mostrare quanto rapidamente l’intelligenza artificiale sia ormai in grado di realizzare un lungometraggio completo partendo dalla stessa opera letteraria. Due approcci diametralmente opposti allo stesso mito, due visioni del cinema che si trovano oggi a condividere lo stesso spazio culturale.

La storia raccontata da Koosha, però, si discosta dal poema classico. In Odysseus: The Fall il viaggio dell’eroe è presentato come il flusso di ricordi di un uomo che sta annegando. I mostri che incontra rappresentano frammenti della sua coscienza e il finale abbandona il tradizionale ritorno a Itaca per concentrarsi sul perdono della persona che conosce davvero la sua natura. Una riscrittura che punta sull’introspezione psicologica più che sull’avventura epica.

Per la realizzazione del film sono stati utilizzati diversi strumenti di intelligenza artificiale. Attori, scenografie e inquadrature sono stati generati digitalmente. Tra i software impiegati figurano Kling per la generazione video, Google Nanobanana per immagini e frame, Claude AI per la revisione dei testi e Google Gemini come supporto alla ricerca. La sceneggiatura, la costruzione dei prompt creativi e il doppiaggio, invece, sono stati realizzati da esseri umani. Un ibrido tra automazione e creatività umana che solleva inevitabili interrogativi sul confine tra autorialità e delega algoritmica.

Il primo trailer di Odysseus: The Fall, disponibile online, permette di valutare direttamente il risultato ottenuto. E qui emergono, senza filtri, i limiti attuali del cinema algoritmico. Le immagini mostrano una qualità visiva ancora lontana dagli standard cinematografici tradizionali: movimenti innaturali, espressioni facciali rigide, ambienti che oscillano tra il suggestivo e il grottesco. Un’estetica che ricorda più i videogiochi di qualche generazione fa che il cinema d’autore.

Tom Rogers, produttore esecutivo del progetto e fondatore di CNBC, ha spiegato che l’uscita ravvicinata rispetto al film di Nolan vuole offrire agli spettatori un confronto diretto tra due modi completamente diversi di adattare la stessa storia. Democratizzare la produzione cinematografica, rendere possibile la realizzazione di lungometraggi con budget estremamente contenuti: questo il mantra ripetuto dai fondatori di Fountain O. Anche Ash Koosha ha affrontato il tema delle preoccupazioni legate all’intelligenza artificiale nell’industria cinematografica.

Dichiarazione

“È una minaccia solo per la distanza, la distanza tra una persona con una storia da raccontare e i mezzi per farlo. Verranno realizzati più film in questo modo, questo mi sembra certo, proprio come era certo che chiunque avrebbe potuto girare con la fotocamera del proprio telefono. Ciò che deve sopravvivere al cambiamento è l’unica cosa che sia mai contata: la storia e la ragione per raccontarla”. – Ash Koosha

Koosha aggiunge che nessuno strumento, da solo, può realizzare un grande film. Secondo lui, ogni opera destinata a lasciare il segno nasce prima di tutto dalla visione di un autore, indipendentemente dalla tecnologia utilizzata. Un principio condivisibile, ma che si scontra con la realtà di un prodotto che, almeno a giudicare dalle prime immagini, fatica a trovare una propria identità estetica convincente.

L’annuncio arriva in un momento di crescente dibattito sull’impiego dell’intelligenza artificiale nel settore audiovisivo. Da una parte c’è The Odyssey di Christopher Nolan, uno dei film più costosi e attesi dell’anno. Dall’altra un adattamento sviluppato quasi interamente con l’AI e costato una frazione infinitesimale del blockbuster hollywoodiano. E nel mezzo attori, registi e tecnici che si schierano, come George Lucas che ha recentemente espresso parole di apertura verso l’avvento dell’intelligenza artificiale nel cinema.

Non è la prima iniziativa legata all’Odissea che sfrutta l’intelligenza artificiale. Prima di Odysseus: The Fall è infatti apparso anche un audiolibro narrato da Michael Caine e generato con l’AI, segno che il poema omerico è diventato terreno di sperimentazione per queste nuove tecnologie. L’arrivo contemporaneo di questi progetti testimonia quanto l’epopea di Omero sia tornata al centro dell’attenzione culturale, ma anche quanto l’industria dell’intrattenimento stia vivendo una fase di trasformazione profonda.

La domanda che resta aperta è se Odysseus: The Fall rappresenti davvero un segnale del futuro del cinema o semplicemente un esperimento destinato a rimanere ai margini, una curiosità tecnologica più che un’opera capace di competere con il linguaggio consolidato della settima arte. Il confronto con il film di Nolan sarà impietoso, ma forse non è questo il punto. Fountain O sembra puntare su un’altra narrazione: quella della democratizzazione, dell’accessibilità, della possibilità per chiunque abbia una storia da raccontare di trasformarla in immagini.

Resta il fatto che, guardando il trailer, viene da chiedersi se la tecnologia sia già davvero pronta per questo salto. O se, più semplicemente, l’intelligenza artificiale stia ancora imparando a camminare mentre il cinema tradizionale corre da oltre un secolo. L’estate dirà se il pubblico sarà disposto a spendere 9,99 dollari per scoprirlo. Nonostante ciò, L’Odissea di Nolan è al cinema e noi abbiamo scritto una riflessione sul film.

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Figlia degli anni 2000. Amante del cinema fin da quando vide Pride & Prejudice per la prima volta. Laureata in Lettere Moderne, continua a scrivere di cinema sperando di farlo per sempre.