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Il tour promozionale di Odissea, l’attesissimo film di Christopher Nolan, sta regalando al pubblico non solo anticipazioni sul kolossal cinematografico, ma anche aneddoti dal backstage che rivelano il lato più umano e divertente delle grandi produzioni hollywoodiane. Tra questi, spicca un episodio raccontato da Matt Damon che testimonia come anche i professionisti più navigati possano cadere vittima di equivoci esilaranti sul set.

Ospite del The Tonight Show condotto da Jimmy Fallon, Damon ha condiviso con il pubblico un momento particolare vissuto durante le riprese di Odissea, pellicola che vede l’attore nei panni di Ulisse, l’eroe omerico per eccellenza. Al suo fianco, nel ruolo del figlio Telemaco, c’è Tom Holland, l’attore britannico diventato celebre grazie alla sua interpretazione di Spider-Man nel Marvel Cinematic Universe.

La scena in questione prevedeva un momento carico di emotività: Ulisse che intravede da lontano il figlio dopo anni di assenza. Un incontro silenzioso ma potente, dove i gesti avrebbero dovuto parlare più delle parole. Ed è proprio qui che nasce l’equivoco. Damon ha raccontato di aver notato Holland portarsi una mano al petto durante la ripresa. Un gesto che l’attore veterano ha immediatamente interpretato come una scelta attoriale raffinata, un modo per il giovane Telemaco di salutare il padre ritrovato, di comunicare affetto e riconoscimento attraverso un linguaggio del corpo studiato.

Convinto che si trattasse di un’indicazione registica di Nolan o di una brillante intuizione del collega, Damon ha deciso di rispondere allo stesso modo, replicando il gesto nella sua interpretazione di Ulisse. Per diverse ore di riprese, l’attore premio Oscar ha continuato a portarsi la mano al petto, pensando di partecipare a una sottile coreografia emotiva padre-figlio. Una scelta che ai suoi occhi conferiva profondità alla scena, trasformando un semplice sguardo a distanza in un dialogo silenzioso di gesti significativi.

La verità è emersa solo a fine giornata, quando Damon, incuriosito dalla potenza di quella scelta scenica, ha deciso di chiedere conferma a Holland. Voleva sapere se fosse stata un’indicazione diretta di Christopher Nolan, regista noto per la sua attenzione maniacale ai dettagli e per le sue visioni registiche complesse. La risposta di Holland, però, ha completamente ribaltato la situazione.

Il giovane attore ha spiegato che non si trattava affatto di una scelta di recitazione. Il gesto della mano al petto non aveva nulla a che vedere con Telemaco che saluta Ulisse, né con alcuna indicazione del copione o del regista. La spiegazione era decisamente più prosaica e meno cinematografica di quanto Damon avesse immaginato. Sebbene la fonte non riveli esplicitamente quale fosse il motivo reale del gesto di Holland, il contesto lascia intendere che si trattasse di qualcosa di personale o fisico, completamente estraneo alla performance attoriale.

Forse un fastidio, un problema tecnico con il costume, o semplicemente un gesto involontario che Holland compiva senza nemmeno rendersene conto. L’aneddoto, raccontato con autoironia da Damon durante l’intervista televisiva, ha scatenato le risate del pubblico in studio e sui social media. Dimostra come anche sul set di una produzione titanica diretta da uno dei cineasti più acclamati del momento, con attori pluripremiati e budget stellari, possano verificarsi malintesi comici degni di una sitcom.

Questo episodio dal set, lungi dall’essere un dettaglio marginale, offre uno sguardo privilegiato sulla dinamica umana che si cela dietro la creazione di queste opere mastodontiche. Ricorda al pubblico che, nonostante la tecnologia avanzata, i budget milionari e la regia visionaria, il cinema rimane un’arte profondamente umana, fatta di relazioni, interpretazioni e, talvolta, di divertenti fraintendimenti che diventano parte del folklore della produzione. Sul set di Nolan un’altra gaffe ha fatto il giro del web, ma i protagonisti sono Zendaya e Pattinson.

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Figlia degli anni 2000. Amante del cinema fin da quando vide Pride & Prejudice per la prima volta. Laureata in Lettere Moderne, continua a scrivere di cinema sperando di farlo per sempre.