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Da poco si è tenuto un grande incontro tra due delle penne migliori dell’industri audiovisiva, raccontando per filo per segno il loro mestiere e i loro migliori ricordi legati ad esso. Una sala gremita ha accolto sabato 4 luglio al Cinema Fulgor di Rimini Carlton Cuse, lo showrunner di Lost e di altre serie di successo come Bates Motel e Jack Ryan, e lo scrittore e sceneggiatore John Ridley, vincitore del Premio Oscar per 12 anni schiavo, in Conversazione con il direttore dell’Italian Global Series 2026 Marco Spagnoli.

Lost in Fellini” è stato il suggestivo titolo dell’evento, nato come una riflessione sull’immaginario di Federico Fellini e sulla sua influenza nel racconto seriale contemporaneo e in particolare su Lost.

John Ridley -©Italian Global Series
John Ridley -©Italian Global Series

Il tema è stato subito affrontato da Carlton Cuse: “Vicino al college che frequentavo c’era una sala che programmava film europei e io rimasi subito folgorato dalla visione dei film di Fellini, come pure di quelli di Antonioni e di altri autori italiani. In Fellini vedevo il mistero, l’audacia, tanta atmosfera. Quell’audacia mi è rimasta dentro ed è riuscita fuori quando ho iniziato a pensare a Lost, una serie che avrei voluto sovversiva ma piacevole, ambigua, mistificante, come lo erano i film di Fellini. Venire qui a Rimini, la sua città, è stato per me come chiudere un cerchio. Già essere qui è per me surreale, un po’ felliniano”.

Per Ridley, il cinema di Fellini si presta sì a “stimolare lo spettatore all’interpretazione ma penso che parli anche della vita e della società”.

A questo proposito, Marco Spagnoli ha raccontato un aneddoto che “risale a molti anni fa, quando mi imbattei casualmente in Federico Fellini, mentre guidavo a tarda notte. Gli chiesi se aveva bisogno di aiuto e lui rispose: ‘No, grazie, sto aspettando un amico’. In realtà, come anche Carlo Verdone mi ha poi confermato, il grande regista aspettava la Polizia con la quale amava andare in giro per la città, attendendo che fermassero qualcuno cui si sarebbe seduto accanto, sul sedile posteriore, tempestandolo di domande. Voleva immergersi nella vita, insomma”.

Una consuetudine che prese anche Carlton Cuse nel periodo in cui stava preparando la sua serie Nash Bridges, che aveva per protagonisti due poliziotti della Polizia Californiana: “però mi guardavo bene dal sedermi accanto ad un malvivente!”.

La conversazione si è quindi spostata su Lost, considerata una delle produzioni che hanno ridefinito il racconto seriale televisivo, del quale è stata mostrata una lunga, iconica sequenza senza dialoghi, accompagnata solo dalla musica. “Una scena molto felliniana direi” – ha commento Ridley – “tutta basata sulla potenza visiva”.

Dichiarazione

“Sono molto legato a Lost” ha detto Cuse – “ha segnato sei anni della mia vita condivisa con persone meravigliose, è stato per me emozionante rivedere questa scena”.

Caltron Cuse-©Italian Global Series
Caltron Cuse-©Italian Global Series
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“Io Lost invece non l’ho visto, devo essere onesto” ha replicato Ridley – “non che non mi piaccia la televisione ma non ne vedo molta, amo il cinema e credetemi se dico che vedo almeno un film al giorno”.

Non poteva mancare un riferimento alla serie che ha visto collaborare i due artisti, Five Days at Memorial basata sul libro della giornalista Sheri Fink sugli accadimenti che si verificarono nel 2005 al Memorial Medical Center di New Orleans dopo la devastazione causata dall’uragano Katrina che danneggiò gravemente la struttura.

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“Quando lessi il libro e pensai di adattarlo, ha detto Cuse, pensai subito di coinvolgere John, che ritengo uno sceneggiatore particolarmente brillante”. E Ridley: “Sono rimasto molto stupito soprattutto dagli effetti speciali per i quali è stato fatto un bellissimo lavoro. Ma più in generale sono fiero che, con quella serie, noi abbiamo detto la verità su quanto accadde. Siamo stati autentici”.

L’Italian Global Series è ideato e organizzato da APA – Associazione Produttori Audiovisivi con il sostegno del Ministero della Cultura, in collaborazione con Cinecittà, con il supporto di Regione Emilia-Romagna e di APT Servizi Emilia-Romagna, dei Comuni di Rimini e Riccione e di AGIS, con il contributo di SIAE – Società Italiana degli Autori ed Editori, Enel e Gruppo FS, diretto da Marco Spagnoli.

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Sono nato nel 1999, lo stesso anno di "Il gigante di ferro", "Tarzan", "Matrix", "Ghost Dog" e "Terror firmer". Grande appassionato di cinema, di storia, di videogiochi e di arti marziali. Laureato alla triennale di "Antropologia", amo analizzare i i film e il giochi tramite la loro importanza culturale, storica, sociologica e non solo.