Delle due l’una: o la poltrona presidenziale dello Studio Ovale possiede proprietà soporifere sconosciute alla scienza, oppure Donald Trump ha sviluppato una preoccupante tendenza a chiudere gli occhi nei momenti meno opportuni, addormentandosi anche quando proprio non dovrebbe. Il presidente degli Stati Uniti è stato infatti nuovamente immortalato mentre si appisolava durante un evento ufficiale, questa volta dedicato al carbone, scatenando un’ondata di ironia sui social media e riaccendendo il dibattito sulla sua condizione fisica.
Il video diventato virale mostra Trump seduto alla sua scrivania mentre ascolta una serie di interventi. In almeno due momenti distinti, il presidente sembra chiudere gli occhi e abbandonare la testa da un lato, per poi rialzarla di scatto come chi viene colto in flagrante. Subito dopo, gli occhi si richiudono nuovamente, dando vita ad a delle immagini che ha fatto il giro del web con una velocità impressionante, alimentando battute ma anche legittime preoccupazioni.
Senza troppe sorprese, i social media non hanno perso tempo ed hanno dato vita a soprannomi come “Commander-in-sleep” e “sleepy Trump”,che hanno rapidamente dominato le conversazioni online. Quest’ultimo rappresenta una beffa particolarmente pungente: era esattamente l’epiteto che il tycoon utilizzava sistematicamente per denigrare il suo predecessore Joe Biden durante la campagna elettorale. Ora quelle stesse parole si sono ritorte contro di lui, in un boomerang retorico che ha del grottesco.
Ma al di là delle battute, che pure hanno una loro funzione nel dibattito pubblico americano, diversi medici hanno iniziato a esprimersi pubblicamente sottolineando come questa abitudine non possa essere considerata normale per un presidente in carica. Infatti la tendenza ad appisolarsi durante eventi ufficiali si aggiunge a un quadro clinico che sta suscitando crescenti interrogativi: caviglie visibilmente gonfie, lividi sulle mani e visite mediche sempre più frequenti.
Trump tornerà a spegnere 80 candeline il prossimo 14 giugno, un traguardo anagrafico che nessun presidente in carica aveva mai raggiunto prima. Non è passato neanche un mese dalla sua quarta visita al Walter Reed Medical Center di Washington dall’inizio del secondo mandato e durante l’ultima permanenza in ospedale, il presidente era stato sottoposto a una Tac preventiva proprio per “escludere eventuali problemi cardiovascolari”, una formulazione che lascia intendere quanto i suoi medici stiano monitorando attentamente la situazione.
L’episodio assume contorni ancora più paradossali se si considera che è avvenuto esattamente il giorno dopo un’audizione al Congresso durante la quale Marco Rubio, segretario di Stato, aveva categoricamente smentito che Trump si fosse mai addormentato durante eventi ufficiali. Una dichiarazione che il video virale ha reso immediatamente obsoleta, mettendo in difficoltà l’amministrazione e sollevando interrogativi sulla trasparenza delle comunicazioni ufficiali.
Marco Rubio yesterday: “I have never seen Trump fall asleep.” https://t.co/Zhc9geWsdO
— No Lie with Brian Tyler Cohen (@NoLieWithBTC) June 4, 2026
La Casa Bianca ha reagito con la consueta strategia difensiva, con Trump stesso che ha sempre respinto con veemenza qualsiasi critica sulla sua tenuta fisica, arrivando ad accusare il New York Times e altri media di “tradimento” per aver diffuso quelle che definisce informazioni false sulla sua salute. L’amministrazione ha persino creato, lo scorso aprile, la cosiddetta “Wall of Shame”, una pagina online che elenca i giornalisti e i media considerati “cattivi” per aver alimentato dubbi sulle condizioni del presidente.
La frequenza delle visite mediche, unita agli episodi di sonnolenza pubblica e ai segni fisici visibili, sta creando una narrativa difficile da controllare per la Casa Bianca. In un’epoca in cui ogni momento pubblico viene registrato e condiviso istantaneamente, nascondere o minimizzare questi episodi diventa praticamente impossibile. Resta da vedere come l’amministrazione gestirà questa situazione nei prossimi mesi. Nel frattempo, la poltrona dello Studio Ovale continua a esercitare il suo misterioso potere soporifero sul presidente più anziano della storia americana (almeno quando non è impegnato a condividere contenuti social in modo ossessivo).
