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Una delicata poesia muta, ecco come l’ho definito in una precedente analisi: Veil è una delicata poesia muta, un racconto raffinato che conta poche parole, ma scelte con cura. Una sorta di galleria d’arte parigina, un viaggio in grado di comunicare emozioni attraverso un uso certosino del colore, delicatezza e sorrisi sinceri.

Pubblicato in Italia da J-Pop Manga, il lavoro di KOTTERI – conosciuta anche come Ikumi Fukuda – si tiene ben lontano dalle convenzioni narrative tradizionali, una cronaca episodica che non segue una trama lineare. L’opera, d’altronde, sembra voler catturare frammenti di intimità quotidiana, trasformando ogni tavola in un dipinto che strizza l’occhio all’Art Nouveau, così elegante ed evocativa.

Illustratrice apprezzata per il suo tratto raffinato, le composizioni fluide e una sensibilità visiva che ricorda più l’Europa anni 20 che il Paese del Sole, KOTTERI ha conquistato negli anni un crescente riconoscimento in quanto autrice e artista. Veil, difatti, è stato consigliato nella categoria “Media e Manga” alla XXIV edizione del Japan Media Arts Festival organizzato dall’Agenzia degli Affari Culturali del Giappone, vincendo successivamente il Premio Daruma al Japan Expo 2023 di Parigi per il miglior disegno e la miglior edizione. Durante Lucca Comics & Games 2025, il manga ha ottenuto anche il prestigioso Gran Guinigi come miglior serie manga.

Dietro l’estetica sofisticata di Veil si nasconde però una riflessione più ampia sul linguaggio stesso del manga: quanto possono raccontare i silenzi in un medium di questo tipo? Quanto può essere potente un’emozione implicita, che non necessita di esternazioni drammatiche?

Dunque, durante la nostra – tanto agognata – intervista concessaci da J-POP Manga, e grazie al supporto di PR e interprete, la maestra ha deciso di raccontare il processo creativo dietro la serie, le sue influenze artistiche, il rapporto con il proprio editor e il desiderio di costruire un’opera che si avvicinasse più a una successione di istanti che a una narrazione classica.

Una narrazione costruita per suggestioni

veil, kotteri © j-pop manga x amazon
veil, kotteri © j-pop manga x amazon

Uno degli aspetti più particolari di Veil è la sua struttura narrativa. Lontano dalle convenzioni del manga seriale tradizionale, l’opera procede attraverso piccoli momenti, scene intime e frammenti sospesi che sembrano catturare le emozioni dei personaggi, senza la necessità di lunghe conversazioni. KOTTERI racconta infatti di aver immaginato fin dall’inizio un’opera simile, che non avesse una trama lineare nel senso classico del termine.

Veil sembra muoversi più per suggestioni e sensazioni che per una linearità della trama: è stato intenzionale creare una narrazione “sospesa”?

Sì, sicuramente fin dall’inizio il mio obiettivo era quello di creare delle piccole scene che si susseguissero e quindi fin dall’inizio non avevo l’intenzione di creare un manga, una storia nel senso più classico del termine quindi lunga e che seguisse uno sviluppo come si è soliti vedere, ma proprio tramite dei piccoli istanti, dei piccoli momenti.

Difatti, vi invito nuovamente a sfogliare le tavole di Veil, piccoli quadri che colpiscono immediatamente per il loro stile elegante e ricercato: come ho già detto nell’analisi, somiglia più una galleria d’arte europea che al linguaggio tradizionale del manga contemporaneo. Tra influenze Art Nouveau, composizioni raffinate e illustrazioni che interrompono volutamente il ritmo narrativo, KOTTERI costruisce un’estetica personale che oscilla continuamente tra fumetto e illustrazione artistica.

Ciò che colpisce delle sue tavole è la qualità pittorica e il senso di osservare quasi una galleria d’arte francese. Quando disegna, si sente più vicina al linguaggio del manga o a quello della pittura?

Sicuramente nel momento in cui disegno le varie scene dell’opera, quindi quelle in cui ci sono le interazioni tra i protagonisti, lì il mio stile è sicuramente più vicino a quello dei manga. Però mi è stato detto molto spesso che il fatto di inserire delle illustrazioni tra le varie scene è una cosa che rappresenta un po’ una novità e quindi forse da quel punto di vista quell’aspetto ha anche questo senso più artistico, un po’ più lontano dal mondo dei manga.

Il potere dei silenzi

veil, kotteri © j-pop manga x amazon
veil, kotteri © j-pop manga x amazon

Il rapporto tra Emma e Aleksander è il cuore di Veil, ma la loro relazione prende forma soprattutto attraverso i dettagli: il dolce sguardo di Aleksander che osserva Emma, il sorriso accennato in grado di illuminare una stanza, mani che si sfiorano. KOTTERI dunque rinuncia spesso ai dialoghi espliciti, affidandosi alla forza dei gesti e delle espressioni facciali.

Il rapporto tra Emma e Aleksander è costruito su gesti minimi e silenzi: quanto è difficile trasmettere emozioni così sottili senza ricorrere a dialoghi espliciti?

Se ci penso adesso, non è stata una cosa così difficile, anche perché esprimere determinate situazioni non tramite parole o espressioni verbali, ma tramite espressioni facciali e piccoli gesti, è una cosa che mi è piaciuto moltissimo fare. Penso che certe volte forse le parole in qualche modo sviliscano determinate situazioni, quindi mi è piaciuto molto, e se ci penso adesso non è stata una cosa particolarmente complicata.

In effetti, Emma non è un personaggio convenzionale: la donna che percepisce il mondo senza l’uso della vista, un aspetto che contribuisce profondamente alle atmosfere dell’opera. KOTTERI racconta come l’idea iniziale sia nata da una suggestione estetica, ispirata a un personaggio di JoJo’s Bizarre Adventure, ma che successivamente abbia sentito la necessità di approfondire il tema con maggiore attenzione e ricerca.

Emma percepisce il mondo senza avvalersi della vista: quali riflessioni ha affrontato per rappresentare questa esperienza in modo autentico e rispettoso?

Inizialmente forse l’ispirazione l’ho presa da un personaggio di JoJo, che si chiama N’Doul, e lì ho deciso di disegnare questo tipo di personaggio. All’inizio non ho pensato molto alle conseguenze di quello che potesse rappresentare per il personaggio stesso.

Forse in un secondo momento me ne sono resa conto, ed è lì che mi sono più preoccupata di fare delle ricerche, di capire come rappresentare al meglio una persona che avesse questo tipo di limite. Però inizialmente no, mi piaceva molto l’estetica della donna con gli occhi chiusi.

Dalla passione infantile a Shonen Jump

veil, kotteri © j-pop manga x amazon
veil, kotteri © j-pop manga x amazon

Come molti mangaka della sua generazione, anche KOTTERI è cresciuta disegnando fin da bambina. Tuttavia il rapporto specifico con il manga nasce durante gli anni del liceo, soprattutto grazie alla lettura di Shonen Jump e di opere simbolo come Naruto e One Piece, che hanno acceso definitivamente il desiderio di avvicinarsi a questo linguaggio narrativo.

Ha sempre voluto disegnare? C’è un’opera o un autore che le ha fatto accendere la scintilla?

In realtà disegnare mi è sempre piaciuto da quando ero piccola, però per quanto riguarda l’interesse proprio verso il manga, è nato più o meno quando andavo al liceo, con Shonen Jump, e soprattutto manga come Naruto o One Piece. Quelli sono stati i primi manga a cui mi sono approcciata.

Nonostante il forte legame con un’estetica quasi fuori dal tempo, KOTTERI guarda con interesse anche ad alcune opere contemporanee. Tra queste cita Goodbye, Eri di Tatsuki Fujimoto, un manga che l’ha colpita soprattutto per le atmosfere e per la capacità di costruire emozioni sospese e cinematografiche.

Goodbye, Eri è un manga con cui mi sento molto in sintonia. Questa è un’opera che mi piace molto, ha delle atmosfere sospese che mi piacerebbe riprodurre allo stesso modo in un’opera mia.

Supporto e adattamenti

veil, kotteri © j-pop manga x amazon
veil, kotteri © j-pop manga x amazon

Dietro la libertà espressiva di Veil esiste anche un rapporto di fiducia molto forte con il suo editor, Morikawa-san (presente anch’egli in fiera, sempre al fianco della sensei). KOTTERI racconta infatti di aver avuto parecchia autonomia per quanto concernono gli spunti creativi relativi all’opera, confrontandosi con il suo editor solo nei momenti in cui sentiva la necessità di ricevere supporto o consigli specifici.

In realtà, per quanto riguarda Veil, sono sempre stata lasciata molto libera di disegnare e, nei momenti in cui avessi la necessità di confrontarmi col mio editor, Morikawa-san è stato molto di supporto, mi ha aiutata a comprendere come disegnare determinate scene: c’è un rapporto di intesa e grande libertà creativa e fiducia nei miei riguardi.

Ma, giungendo quasi alla conclusione dell’intervista, non potevamo esimerci dal chiedere: se Veil fosse adattatato in anime, quali aspetti riterrebbe imprescindibili da preservare?

Questo perché l’idea di vedere Veil trasformato in un anime è affascinante ma complessa. La forza del manga risiede infatti proprio nei suoi silenzi, nei tempi dilatati e nelle pause narrative che rischierebbero di cambiare inevitabilmente in un adattamento audiovisivo. KOTTERI è consapevole che alcune trasformazioni sarebbero inevitabili, ma vorrebbe mantenere un dialogo diretto con l’eventuale studio di produzione.

Sicuramente quando un manga diventa un anime ci sono degli aspetti che per forza di cose cambiano. Pur sapendo che è inevitabile quando avviene questo processo, penso che vorrei confrontarmi con la casa di produzione che eventualmente potrebbe occuparsi di fare di Veil un anime, per discutere bene i dettagli di quello che verrà creato.

Considerando che ci sono pochi dialoghi e che si basa soprattutto sui silenzi e sui gesti tra i protagonisti, penso che sia un ritmo perfetto per un manga, ma forse per un altro media sarebbe complesso da adattare.

Uno sguardo al passato… e al futuro

Chiudendo l’intervista con una nota più leggera, KOTTERI immagina cosa direbbe alla sé stessa quindicenne. La risposta è ironica, ma a nostro parere significativa: studiare inglese e italiano, lingue che oggi le permettono di incontrare lettrici e lettori in tutto il mondo, mentre il successo internazionale di Veil continua a crescere.

Probabilmente le direi di studiare un po’ d’inglese e d’italiano perché le serviranno in futuro!

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Napoletana, classe 92, nerd before it was cool: da sempre, da prima che fosse socialmente accettato. Dopo il diploma al Liceo Classico, una breve ma significativa tappa all'Accademia di Belle Arti mi ha aperto gli occhi sul futuro: letteratura, arte e manga, compagni di una vita ed elementi salvifici. Iscritta a Lettere Moderne, ho studiato e lavorato per poi approdare su CPOP.IT e scoprire il dietro-le-quinte del mondo dell'editoria. Dal 2025 scrivo per LaTestata e mi sono unita al team di ScreenWorld in qualità di Capo Redattrice Anime e Manga: la chiusura di un cerchio e il coronamento di un sogno.