Sulle rive del Lago di Como, a Villa Erba di Cernobbio, si è svolta la nuova edizione del Lake Como Comic Art Festival, l’evento che dal 2018 ha ritagliato per sé uno spazio del tutto singolare nel panorama internazionale del fumetto. Nessun cosplay, nessun merchandise di contorno o eventi con creator: solo tavole originali, pezzi unici e alcuni tra i più grandi disegnatori del mondo in un contesto di accesso volutamente limitato. Mille biglietti in tutto, per garantire quella prossimità tra artisti e pubblico che le grandi fiere hanno ormai reso impossibile.
Nato dalla visione di Steve Morger, produttore americano di convention, collezionista appassionato e conoscitore del Lago di Como, e di Arnaud Lapeyre, fumettista e libraio francese co-fondatore del Paris Comics Expo, il LCCAF si è confermato anche quest’anno come un appuntamento senza equivalenti: più simile a un ritiro che a una convention, più vicino a una mostra d’arte che a una fiera.
Lake Como Comic Art Festival: fumettisti sul lago di Como

Il parterre 2026 ha riunito nomi che coprono cinquant’anni di storia del fumetto occidentale, dalla scuola franco-belga alla Marvel e DC dei decenni d’oro, fino alle voci più recenti del panorama creator-owned. Tra i presenti di maggiore richiamo di quest’anno non possiamo non citare Bill Sienkiewicz, la cui carriera ha ridefinito il concetto stesso di stile nel fumetto mainstream; Alex Maleev, il bulgaro che con Bendis ha reinventato Daredevil agli inizi degli anni Duemila; Pepe Larraz, attualmente al lavoro sulla run cosmica di Amazing Spider-Man con Joe Kelly; Dustin N’guyen, il cui approccio all’acquerello ha conquistato due Eisner Award; Gabriele Dell’Otto, tra i pochi illustratori italiani ad aver raggiunto un rilievo globale nel fumetto americano. E tanti altri, da Esad Ribic al creatore di Spider-Man 2099 Rick Leonardi. Da Sara Pichelli ed Emanuela Lumachino a Carmen Carnero, il creatore di Echo, David Mack, Gary Frank, Frank Cho e tanti altri.
Quello che colpisce chi arriva a Villa Erba per la prima volta però non è solo la lista degli ospiti, ma l’atmosfera che li circonda. Un’atmosfera che gli stessi artisti faticano a trovare altrove, che il contesto molto intimo come detto, aiuta a costruire.
Gabriele Dell’Otto, che al festival torna ogni anno, non ha dubbi:
Mi sento un privilegiato, come immagino anche le persone che sono qua. Non è una comic convention, è un festival, è qualcosa di diverso. È qualcosa che naturalmente devi vivere, almeno una volta devi provare, perché c’è una qualità, sia del tempo trascorso, sia delle persone che si incontrano. C’è modo di parlare, di interfacciarsi in maniera molto diversa che non in una fiera qualunque
È alla sua seconda partecipazione Pepe Larraz, e il giudizio è altrettanto netto:
È un festival molto speciale. È abbastanza grande da poter vedere alcuni dei nomi più importanti dell’industria, e allo stesso tempo abbastanza piccolo da poterli vedere lavorare. Tutti disegnano, tutti condividono quello che stanno facendo ed è molto ispirante. Non stiamo cercando di vendere libri, stiamo cercando di vendere arte. E questo fa tutta la differenza

Più misurato, ma ugualmente colpito, Dustin Nguyen:
Finora ho avuto modo di parlare con più artisti di tecnica e di processo di quanto non faccia di solito. È tutto molto rilassato. Mi piace avere un buon mix di esperienze, fare un evento come questo e poi tornare al caos del San Diego Comic-Con
Come ogni anno, il festival ha proposto inoltre il Portfolio Fine Art in edizione limitata, con stampe di altissima qualità firmate da una selezione di artisti. Per l’edizione 2026 figurano, tra gli altri: Enrique Breccia, Scott Hampton, attualmente impegnato nell’adattamento grafico di Wicked, i già menzionati tra gli ospiti Rick Leonardi, Carmen Carnero, Dustin Nguyen ed Elsa Charretier, nota per November con Matt Fraction e per l’adattamento di Windhaven di George R.R. Martin.
Contatto ravvicinato con gli autori
Come descritto da Larraz, la possibilità di vedere da vicino gli artisti lavorare, di parlare con loro del loro processo, delle loro influenze, del futuro del medium, è certamente uno dei privilegi di una manifestazione come questa. Chi vi scrive ha trascorso qualche minuto con l’artista spagnolo toccando argomenti che vanno dall’impatto dell’AI sul fumetto alla didattica. Larraz ripete spesso ai suoi studenti di Madrid di darsi il tempo di sbagliare, di fare le cose male prima di farle bene.

È chiaro che il Lake Como Comic Art Festival, per sua natura, non è rivolto alle grandi masse. I biglietti hanno un costo significativo, la capienza è volutamente limitata, e l’esperienza che offre resta accessibile a una fascia ristretta di appassionati e collezionisti. Ma proprio per questo vale la pena chiedersi cosa ci si porta a casa da una giornata in questo contesto.
Non si tratta di replicare il modello, ma di recuperarne lo spirito: creare momenti di dialogo vero tra artisti e pubblico, che vadano oltre la logica della firma veloce, spesso ridotta a pochi secondi. Il fumetto è un medium che vive di passione, e quella passione merita qualcosa di più di un autografo strappato in corsa. Merita conversazioni, scambi, la possibilità di capire come nascono le storie e i disegni che hanno cambiato il modo in cui guardiamo questi personaggi.
