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Come lacrime nella pioggia, direbbe qualcuno. Una pioggia per cui non esistono ombrelli, perché sfuggire è quasi impossibile. Video brevi da scrollare, mente il dito indice impara movimenti nuovi. Non va più da destra verso sinistra, ma dall’alto in basso. E lo fa in modo sempre più automatico, sempre più frenetico.

Eccolo lì, il tempo della lentezza che si allontana, mentre la pazienza non ci appartiene più e la nostra soglia dell’attenzione è ai minimi storici. Il mondo va di corsa, lo sappiamo, e la cultura pop non è immune a questa trasformazione culturale che ha alterato tempi, gusti e dinamiche sociali. Nel video di oggi, però, ci siamo fatto una domanda: non è la cultura pop avrebbe bisogno di rallentare?

Meno uscite, meno caos in streaming, più tempo per gustarci meglio le storie. E soprattutto voglia di liberarci dalla cultura tossica dell’hype, che si alimenta solo di promesse vacue e di aspettative che pretendiamo vengano rispettate. Ci abbiamo riflettuto su durante l’ultima Lucca Collezionando 2026, uno degli ultimi balurdi del collezionismo sano e paziente. Ecco cosa è emerso dalla nostra (abbastanza amara) riflessione.

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Nato a Bari nel 1985, ha lavorato come ricercatore per l'Università Carlo Bo di Urbino e subito dopo come autore televisivo per Antenna Sud, Rete Economy e Pop Economy. Dal 2013 lavora come critico cinematografico, scrivendo prima per MyMovies.it e poi per Movieplayer.it. Nel 2021 approda a ScreenWorld, dove diventa responsabile dell'area video, gestendo i canali YouTube e Twitch. Nel 2022 ricopre lo stesso ruolo anche per il sito CinemaSerieTv.it. Nel corso della sua carriera ha pubblicato vari saggi sul cinema, scritto fumetti e lavorato come speaker e doppiatore.