Centouno milioni di dollari. È questa la cifra astronomica che i contribuenti americani hanno sborsato per finanziare le partite a golf del presidente Donald Trump dal suo ritorno alla Casa Bianca nel 2025. Un conto salato che copre spese di viaggio, sicurezza e logistica per consentire al presidente di dedicarsi al suo sport preferito, spesso proprio nelle strutture di sua proprietà. Secondo quanto riportato da HuffPost, Trump ha trascorso ben 110 giorni sui campi da golf di sua proprietà, più di un quarto dell’intero periodo presidenziale. Una proporzione che ha sollevato non poche polemiche, soprattutto considerando che le stime proiettano un costo totale di 300 milioni di dollari entro la fine del secondo mandato alla Casa Bianca.
I viaggi più costosi sono quelli verso il celebre club di Mar-a-Lago in Florida, residenza privata del presidente che si è trasformata nel corso degli anni in una sorta di Casa Bianca alternativa. Ogni singola visita costa ai contribuenti la cifra vertiginosa di 3,4 milioni di dollari. Ma c’è di più: un viaggio in Scozia per l’inaugurazione di un nuovo campo presso il Trump International Golf Links ha fatto lievitare il conto di ulteriori 9,7 milioni di dollari di fondi pubblici. Cosa rende questi viaggi così dispendiosi? La risposta sta nella complessità logistica richiesta per spostare un presidente degli Stati Uniti. L’Air Force One, l’iconico aereo presidenziale, costa 273.063 dollari per ogni ora di volo. A questo si aggiungono i velivoli cargo C-17 necessari per trasportare i veicoli del corteo presidenziale, oltre alle pattuglie di sicurezza della Guardia Costiera e delle forze dell’ordine locali.
Le visite a Mar-a-Lago risultano particolarmente onerose perché la struttura richiede una doppia protezione: sia delle acque dell’Oceano Atlantico che dell’Intracoastal Waterway, il canale navigabile interno che corre parallelo alla costa orientale degli Stati Uniti. Un dispiegamento di forze che moltiplica i costi ogni volta che il presidente decide di concedersi un weekend di relax. Il traguardo dei 100 milioni di dollari arriva in un momento delicato per l’amministrazione Trump. Il presidente è sotto accusa per l’aumento dei prezzi della benzina, conseguenza diretta della sua guerra commerciale con l’Iran. Molti critici non hanno mancato di sottolineare il paradosso: mentre gli americani faticano a far fronte al caro carburante e al crescente costo della vita, il presidente continua a spendere milioni di dollari di denaro pubblico per giocare a golf nelle proprie proprietà.
L’organizzazione Citizens for Responsibility and Ethics in Washington, gruppo di controllo sull’etica governativa, ha denunciato come questi viaggi sottraggano fondi che potrebbero essere destinati ad aiutare gli americani in difficoltà nel mezzo di quella che molti definiscono una vera e propria crisi dell’accessibilità economica. Le stime utilizzate per calcolare questi costi si basano sulla metodologia del Government Accountability Office del 2019. Tuttavia, come sottolinea HuffPost, i totali reali potrebbero essere significativamente più alti delle cifre non aggiustate per l’inflazione e l’aumento dei costi operativi degli ultimi anni.
La questione solleva interrogativi non solo sulla gestione del denaro pubblico, ma anche sul potenziale conflitto di interessi rappresentato da un presidente che sceglie sistematicamente di trascorrere il proprio tempo libero in strutture di cui è proprietario. Ogni visita presidenziale genera infatti pubblicità indiretta e prestigio per le proprietà Trump, oltre a eventuali entrate dirette per servizi forniti al personale di sicurezza e supporto. Mentre il dibattito infuria tra sostenitori e detrattori, i numeri parlano chiaro: con una media di spesa che supera il milione di dollari per ogni giornata trascorsa sui green, il costo del passatempo presidenziale preferito di Trump continua a crescere, alimentando una controversia destinata a segnare l’eredità del suo secondo mandato.



