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La redazione di RaiSport ha alzato le barricate. Non è una metafora: dal 9 febbraio alle ore 17, i giornalisti della testata sportiva della Rai hanno ufficialmente ritirato le firme da servizi, collegamenti e telecronache. Una protesta senza precedenti nel pieno dei Giochi Olimpici invernali di Milano-Cortina 2026, che proseguirà con un pacchetto di sciopero programmato subito dopo la chiusura dell’evento. Al centro della bufera c’è Paolo Petrecca, direttore di RaiSport già sfiduciato due volte dalla stessa redazione che ora gli volta definitivamente le spalle.

La nota del Comitato di Redazione e del fiduciario di RaiSport non lascia spazio a interpretazioni: “Da oggi e fino alla fine dei Giochi ritiriamo la nostra firma in attesa che l’azienda prenda finalmente coscienza del danno che il direttore di RaiSport ha recato nell’ordine: ai telespettatori che pagano il canone, alla Rai come azienda e a tutta la redazione di RaiSport che sta lavorando come sempre con passione in questo grande evento“. Parole che pesano come macigni, pronunciate mentre l’Italia intera guarda le Olimpiadi sul servizio pubblico.

Ma cosa ha scatenato questa rivolta senza precedenti? Il punto di non ritorno è stata la telecronaca della cerimonia inaugurale dei Giochi, tenutasi il 6 febbraio allo stadio San Siro di Milano. Una serata che avrebbe dovuto rappresentare un momento di eccellenza per la televisione pubblica italiana si è trasformata in una sequenza di errori gravi e imbarazzanti. Petrecca, che si era autoassegnato il ruolo di telecronista nonostante le precedenti sfiducie, ha aperto con una gaffe che è già entrata nella storia della tv italiana: “Buonasera dallo Stadio Olimpico“. Un lapsus che suona come un simbolo: confondere San Siro con l’Olimpico di Roma mentre si inaugura un’Olimpiade è qualcosa di più di un semplice errore.

Da lì, una cascata di strafalcioni. L’attrice bolognese Matilda De Angelis confusa con Mariah Carey, tanto che la stessa De Angelis ha commentato con ironia sui social: “Pronta a dividermi i diritti“. La figlia del presidente della Repubblica Sergio Mattarella scambiata per la presidente del Cio. Le campionesse mondiali della nazionale italiana di pallavolo femminile, compresa Paola Egonu, praticamente ignorate o non riconosciute durante la sfilata delle delegazioni. E poi la sequela di stereotipi: i brasiliani “con la musica nel sangue“, gli spagnoli sempre “calienti“, gli africani associati ai riti “voodoo“, gli arabi con “vestiti del genere a cui ci hanno abituato“.

Una narrazione inadeguata che ha danneggiato l’immagine del servizio pubblico davanti a milioni di telespettatori, in Italia e all’estero. Non a caso, il giorno dopo l’inaugurazione, Usigrai e il Comitato di Redazione di RaiSport hanno tentato di pubblicare un comunicato sindacale per prendere le distanze dalla performance del direttore. Tentativo che, secondo le fonti sindacali, sarebbe stato negato dai vertici aziendali.

La pressione è cresciuta ora dopo ora. Su change.org è apparsa una petizione che chiede la rimozione di Petrecca dalla sua posizione. Nel giro di poche ore, le firme hanno raggiunto quota 12mila, per poi superare le 14mila entro la sera del 10 febbraio. “L’obiettivo dichiarato è tutelare il servizio pubblico, il lavoro dei professionisti Rai e il diritto dei cittadini a un’informazione autorevole e di qualità“, si legge nel testo della raccolta di firme promossa da Samantha Costa. La petizione sottolinea come il servizio pubblico radiotelevisivo sia finanziato dai cittadini e abbia quindi “il dovere di garantire qualità, credibilità, autorevolezza e rispetto del pubblico“.

La vicenda ha assunto rapidamente una dimensione politica. Le opposizioni in Parlamento hanno chiesto formalmente la rimozione di Petrecca, parlando di “sciatteria in tv” e di danno all’immagine del Paese. Il caso è diventato un tema di dibattito sulla lottizzazione della Rai e sui criteri con cui vengono assegnati gli incarichi dirigenziali nel servizio pubblico. Non è un dettaglio secondario il fatto che Petrecca sia stato fotografato in passato a eventi di Fratelli d’Italia, il partito di maggioranza relativa del governo Meloni.

Il 9 febbraio, Petrecca è stato convocato a Roma per un incontro con l’amministratore delegato della Rai, Giampaolo Rossi. Mentre le indiscrezioni su una sua possibile rimozione si rincorrevano, fonti interne all’azienda hanno fatto trapelare che, per ragioni tecnico-organizzative legate allo svolgimento delle Olimpiadi, appare improbabile un licenziamento o dimissioni immediate. Prevale invece l’ipotesi che a Petrecca venga sottratta la telecronaca della cerimonia di chiusura dei Giochi, un modo per limitare i danni senza creare un terremoto istituzionale in pieno evento olimpico.

Ma la redazione non sembra intenzionata a fare sconti. Il ritiro delle firme durante le Olimpiadi è un gesto clamoroso, che sacrifica la visibilità professionale dei singoli giornalisti sull’altare della protesta collettiva. Il pacchetto di sciopero programmato per dopo la chiusura dei Giochi indica una strategia di lungo periodo: attendere la fine dell’evento per non danneggiare ulteriormente l’immagine del Paese, ma poi fare pressione massima sui vertici aziendali per ottenere un cambio al vertice di RaiSport.

La questione di fondo è chiara: come può un dirigente già sfiduciato due volte dalla propria redazione continuare a ricoprire il ruolo di direttore? E con quale criterio si assegnano incarichi così delicati, soprattutto quando si tratta di rappresentare l’Italia in eventi internazionali seguiti da centinaia di milioni di persone? La vicenda Petrecca solleva interrogativi che vanno oltre la singola persona, toccando il tema della governance del servizio pubblico, del rapporto tra politica e informazione, della qualità che i cittadini hanno il diritto di pretendere da un’azienda finanziata con il canone.

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Diplomata alla Scuola Internazionale di Comics di Napoli - corso di sceneggiatura -, è impegnata in progetti di scrittura creativa e recensioni. Cresciuta con la consapevolezza che “All work and no play makes Jack a dull boy”. Paladina dello Sturm und Drang. Adepta del Lato Oscuro della Forza.