Negli ultimi mesi il mondo dell’intelligenza artificiale è stato scosso da un accordo che ha sorpreso molti osservatori. Apple e Google, storici rivali, hanno deciso di collaborare sull’AI, con conseguenze dirette sul futuro di Siri. Secondo diverse ricostruzioni, questa scelta non sarebbe stata casuale. Al centro della vicenda compare anche OpenAI, che potrebbe aver indirettamente favorito l’intesa. La domanda che emerge è chiara: perché Apple ha scelto Google proprio ora? Secondo fonti del Financial Times, l’accordo tra Apple e Google sarebbe stato facilitato dal rifiuto di OpenAI di accettare una nuova proposta di Cupertino. Apple avrebbe chiesto a OpenAI, già partner per l’integrazione di ChatGPT in Siri, di sviluppare un modello personalizzato per potenziare il suo assistente vocale.
OpenAI avrebbe però respinto l’offerta nell’autunno del 2025, spiegando di non voler “aiutare” un possibile futuro concorrente e di voler utilizzare i propri modelli soprattutto per dispositivi hardware proprietari. In questo scenario, OpenAI potrebbe infatti diventare un competitor diretto di Apple. Di fronte a questo rifiuto, Apple ha scelto di rivolgersi a Google. Le due aziende hanno siglato un accordo pluriennale che prevede l’utilizzo dei modelli di intelligenza artificiale Gemini e delle tecnologie cloud di Google all’interno dei prodotti Apple. In particolare, Siri sarà potenziata da una versione di Gemini sviluppata appositamente per l’assistente vocale, con un aggiornamento atteso nei prossimi mesi. L’accordo non è stato annunciato pubblicamente, ma la notizia è emersa grazie al giornalista statunitense Jim Cramer, che ha ottenuto una copia del comunicato preparato dalle due aziende. Nel comunicato congiunto si legge che i futuri modelli di intelligenza artificiale di Apple saranno basati su versioni personalizzate di Gemini e sull’infrastruttura cloud di Google.

L’intesa sarebbe stata strutturata come un contratto di cloud computing e garantirebbe a Google circa un miliardo di dollari all’anno per cinque anni. Apple ha motivato la scelta affermando di aver selezionato le tecnologie AI “migliori disponibili sul mercato” dopo un’attenta valutazione. Il giornalista di Bloomberg Mark Gurman ha aggiunto ulteriori dettagli, spiegando che Gemini è stato preferito anche perché Google ha ridotto il divario tecnologico con Anthropic, altro candidato preso in considerazione, e perché l’offerta di Google risulta più conveniente sul piano economico. Non è invece noto quando scadrà l’accordo attuale tra Apple e OpenAI per l’integrazione di ChatGPT in Siri, ma le informazioni disponibili indicano che Gemini avrà la precedenza nelle future funzionalità di Apple Intelligence. La situazione evidenzia un aspetto cruciale: Apple, almeno per ora, non è riuscita o non ha voluto sviluppare internamente un proprio sistema di intelligenza artificiale avanzato, scegliendo invece di acquistare tecnologie da altre grandi aziende.
La coesistenza di ChatGPT e Gemini all’interno dell’ecosistema Apple solleva interrogativi su come verranno gestite le due collaborazioni e su quale ruolo avranno nei diversi contesti d’uso. Sull’accordo è intervenuto anche Elon Musk, secondo il quale questa intesa rafforzerà ulteriormente il potere dominante di Google nel settore tecnologico. Non sorprende invece che Apple non abbia preso in considerazione Grok, l’AI sviluppata da xAI, viste le controversie e i problemi che hanno accompagnato il progetto. Nel complesso, l’accordo Apple-Google, reso possibile anche dalle scelte strategiche di OpenAI, rappresenta un passaggio chiave nella competizione globale sull’intelligenza artificiale.



