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Incredibilmente cruento e, allo stesso tempo, sottilmente struggente, Pino del sensei Murakami è un’opera che colpisce per i suoi contrasti. La dolcezza di un robot dall’aspetto infantile e socievole si intreccia alle scene crude di morte e smembramento degli animali del laboratorio, così come alla drammatica fuga, alle retrovie di quartieri abbandonati a loro stessi, generando nel lettore un senso di straniamento che permane a lungo. Eppure, raramente ho incontrato opere in grado di toccare con tanta delicatezza temi così profondi e attuali, mantenendo al contempo una forte densità emotiva e una preponderante componente filosofica.

Dopo Il Cane che Guarda le Stelle e Kota – Il cane che vive con noi, Murakami torna a parlare di vita, dolore ed empatia attraverso un protagonista molto diverso dal solito: non un animale fedele come un cane, ma un piccolo robot dalle fattezze di un bambino. E stavolta le tematiche esulano dal chiedersi come o cosa provino i nostri amici a quattro zampe, poiché la riflessione che propone il sensei si sofferma su cosa significhi “sentire”, provare emozioni: può una IA avere un cuore?

E se le nostre certezze circa la non-empatia dei robot si rivelassero fallaci? E se, di contro, ci ritrovassimo a dover venire a patti con la consapevolezza che i prodotti derivati da intelligenza artificiale siano effettivamente provvisti di intelligenza emotiva?

Le IA possono provare sentimenti?

Pino, Murakami © amazon x j-pop manga
Pino, Murakami © amazon x j-pop manga

E’ il 2058. In un centro di ricerca isolato, la scienziata Hana Takimoto supervisiona esperimenti sugli animali con un triste destino. Il robottino Pino è programmato per accudirli fino al momento della loro eliminazione: una routine semplice quanto crudele. Ma quando la sperimentazione animale viene bandita nel mondo e il laboratorio destinato alla distruzione, il robot reagisce e manifesta un qualcosa di apparentemente impensabile: sentimenti. In un atto di ribellione altruistica, in conflitto con la sua programmazione, Pino salva alcune creature indifese, mettendo a rischio la sua “vita” e accendendo interrogativi profondi sulla natura dell’intelligenza artificiale.

Le IA possono, dunque, provare sentimenti?

Anni dopo, l’investigatore Iwata riapre il “caso Pino”, mosso dal desiderio di capire come un robot abbia potuto agire con tale empatia, se di empatia possiamo parlare. La sua indagine lo porta a incontrare diversi modelli di unità Pino prodotti dopo (o prima di) quell’episodio. Tra le storie più toccanti c’è sicuramente quella del robot che assiste una donna anziana, segnata dalla perdita del figlio in un incidente provocato da un’auto a guida automatica, orgoglio di tecnologia. Iwata, così facendo, entra a contatto con piccoli mondi che rivelano come queste macchine finiscano inevitabilmente per trasformare le vite di chi le circonda. Come novelli Pinocchio, i robottini protagonisti in Pino sono bambini di legno in grado di rivelare caratteristiche squisitamente umane.

Sono, dunque, simili agli esseri umani? E, se sì, come convivere col senso di colpa per aver schiavizzato degli innocenti?

Dopotutto, non sono altro che bambini di latta.

2025, l’anno delle IA

Pino, Murakami © amazon x j-pop manga
Pino, Murakami © amazon x j-pop manga

Murakami non è nuovo nel trattare tematiche ostiche e, spesso, tormentate, soprattutto in merito alle responsabilità degli esseri umani nei confronti dei più “deboli”: cani, gatti, robot. E non è nemmeno il primo a sviscerare l’argomento: anche la maestra Ebine, nel suo Come noi tra di voi, esorta il lettore a riflettere in merito, presentandoci una società in cui esseri umani e androidi si ritrovano a condividere il medesimo spazio. Gli ultimi, tuttavia, sempre al servizio dei primi, vittime privilegiate di un sistema atto ad affidarsi completamente alla tecnologia, che crea migliaia di nuove macchine per poi, se ritenute obsolete, distruggerle.

A quest’ottica condivisa vanno poi aggiunti altri argomenti caldi e attuali, quali la responsabilità negli incidenti causati da sistemi automatizzati: se un’auto con guida automatica uccide un passante, chi ne paga le conseguenze? La ditta? Il proprietario? Il programmatore? Nel frattempo, una vita è stata spezzata, una famiglia distrutta, una donna abbandonata dalle autorità a causa di una burocrazia non ancora pronta ad affrontare tali problematiche. Ed eccolo lì, il genio: estremizzare un rapporto di causa-effetto che – volenti o nolenti – prima o poi colpirà anche noi, in un futuro nemmeno troppo remoto.

D’altronde, il 2025 è stato l’anno di Chat GPT, di Gemini. L’anno in cui le intelligenze artificiali hanno prima convissuto, poi sbaragliato la concorrenza umana e – infine – preso il posto di migliaia di lavoratori. E il crescente affidamento nelle intelligenze artificiali ha già fatto luce su quel fragile confine oltre il quale la tecnologia, invece di aiutare, rischia di sostituirci: di rimpiazzare anche l’empatia, caratteristica squisitamente umana.

Oltretutto, il sensei Murakami ci tiene a sottolineare un problema alla base della discussione circa la necessità del progresso ad ogni costo, ovvero di come l’incedere di quest’ultimo non porti alla cancellazione delle disuguaglianze sociali. Anche in un futuro avanzato esistono Paesi poveri, quartieri che vivono nel putridume, persone vulnerabili e dolori cui nessun algoritmo può realmente sopperire. La ricchezza va dove stanno i ricchi, come sempre.

Chiaro, semplice, vero

Pino, Murakami © amazon x j-pop manga
Pino, Murakami © amazon x j-pop manga

Uno stile chiaro, oseremmo dire “semplice”, e una scrittura essenziale accompagnano il lettore dentro un mondo fantascientifico a noi così vicino e riconoscibile. A rafforzare questa sensazione contribuisce l’impianto visivo del maestro che si arma di linee morbide, facendosi portavoce di un’estetica quasi rassicurante che entra in conflitto con la brutalità delle esperienze vissute dal robottino (e i robottini) protagonista. Il contrasto tra l’aspetto ingenuo di Pino e la durezza del suo destino diventa uno degli strumenti narrativi più potenti dell’opera.

Non sorprende, dunque, che molti abbiano visto in Pino un dialogo ideale con la grande tradizione filosofica del genere, da Asimov fino a Blade Runner. In tal senso, la vicenda ambientata nel laboratorio, con il primo Pino e il suo gesto atto a salvare gli animali destinati alla sperimentazione, lascia un segno profondo nel lettore, proprio poiché è il nostro primo incontro con la realtà dei fatti: un robot, privo di “empatia” per antonomasia, mostra più umanità degli umani stessi.

Uscito nel 2025 ed edito J-POP manga, Pino appare dunque un’opera incredibilmente attuale. La domanda che il sensei pone al lettore, però, in realtà non ha a che fare con i mirabolanti sentimenti che potrebbe provare una macchina, quanto con la lenta abrasione delle umane emozioni: se persino un robot può ribellarsi a un ordine amorale, perché noi non riusciamo a fare altrettanto? Se così stanno le cose, allora, il futuro è delle macchine?

Chissà.

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Napoletana, classe 92, nerd before it was cool: da sempre, da prima che fosse socialmente accettato. Dopo il diploma al Liceo Classico, una breve ma significativa tappa all'Accademia di Belle Arti mi ha aperto gli occhi sul futuro: letteratura, arte e manga, compagni di una vita ed elementi salvifici. Iscritta a Lettere Moderne, ho studiato e lavorato per poi approdare su CPOP.IT e scoprire il dietro-le-quinte del mondo dell'editoria. Dal 2025 scrivo per LaTestata e mi sono unita al team di ScreenWorld in qualità di Capo Redattrice Anime e Manga: la chiusura di un cerchio e il coronamento di un sogno.