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Se la generazione Millennial e, in primis, la generazione Z hanno cominciato ad amare Cartoon Network, sicuramente è merito di Genndy Tartakovsky. Un autore che, insieme a Rebecca Sugar e Danny Antonucci (i rispettivi creatori di Steven Universe e Ed, Edd & Eddy, per citare alcuni esempi), è il simbolo stesso della casa animata, avendo creato alcuni degli show più iconici del canale, opere che hanno segnato l’infanzia di intere generazioni.

Ma Genndy non si è fermato solamente alla televisione: al contrario, è passato anche per il cinema, i fumetti e perfino i videogiochi. La sua importanza è tale da aver lasciato un segno indelebile nell’industria, oltre che nel cuore di tutti coloro che hanno amato le sue opere. Per questo motivo è giusto dedicargli una retrospettiva, andando ad analizzare le sue ispirazioni, gli inizi e tutte le opere a cui ha preso parte.

Sfoderate la vostra fidata katana, cavalchiamo il nostro T-Rex e iniziamo!

Nascita, difficoltà ed esordi

Nel 1970, lo stesso anno in cui venne firmato il Trattato di Mosca, il 17 gennaio, nasce Genndy Tartakovsky.

La sua famiglia è di origine ebraica: il padre lavorava come dentista per i funzionari governativi dello Stato socialista, oltre che per la squadra nazionale di hockey su ghiaccio, mentre la madre era vicepreside scolastica. Genndy aveva anche un fratello, più grande di due anni. All’età di sette anni, Tartakovsky e la sua famiglia si trasferiscono negli Stati Uniti, preoccupati per il clima di antisemitismo che ancora si respirava nel Paese.

L’infanzia di Genndy si rivela molto difficile, poiché fatica ad abituarsi a un altro Stato e a una nuova cultura, sentendosi profondamente estraneo. Le difficoltà continuano anche durante l’adolescenza, quando si trova a dover provvedere a se stesso e alla propria famiglia dopo la morte del padre. In questo periodo comincia ad appassionarsi ai fumetti americani, in particolare quelli Marvel e DC, oltre a sviluppare un forte interesse per l’arte.

Dopo non essere riuscito a entrare al corso di pubblicità, a Tartakovsky viene assegnato un corso di animazione, che lo porterà a studiare cinema al Columbia College di Chicago, dove inizia a innamorarsi della materia. Successivamente si trasferisce a Los Angeles per studiare al California Institute of the Arts, dove fa amicizia con Rob Renzetti (creatore di un altro classico di Cartoon Network, Gli amici immaginari di casa Foster).

Dopo due anni di studi e dopo aver lavorato in Spagna alle animazioni della leggendaria serie Batman: The Animated Series (si, quella serie su Batman), viene assunto da Craig McCracken, il futuro creatore de Le Superchicche, per lavorare insieme a lui e a Renzetti alla nuova serie targata Hanna-Barbera 2 Cani stupidi. Questa collaborazione con la storica casa di animazione sarà fondamentale per Tartakovsky: nel giro di poco, gli verrà affidato il suo primo grande progetto, quello che lo farà conoscere al grande pubblico internazionale.

Il Laboratorio di Dexter

Il laboratorio di Dexter -©Cartoon Network
Il laboratorio di Dexter -©Cartoon Network

L’idea iniziale della serie nasce come progetto destinato al programma World Premiere Toons, un palinsesto di Cartoon Network in cui il pubblico poteva votare, tramite telefono o siti web, i migliori cortometraggi presentati, cosi da poter capire quale poteva diventare una serie. Tra questi, Il laboratorio di Dexter fu uno dei più amati e votati, e in poco tempo venne subito ordinata la produzione della serie.

La serie è una delle più iconiche del canale: un’opera divertentissima e memorabile, con un protagonista in cui era facile immedesimarsi, un genio incompreso da tutti e spesso “sabotato” dalla sorellina Dee Dee, una furia anarchica impossibile da non adorare. Il tutto è arricchito da personaggi secondari altrettanto iconici, come la scimmia assistente del protagonista, che spesso aveva delle puntate a lui dedicate.

Il successo fu strepitoso, tanto da portare alla vittoria di numerosi premi di settore e alla realizzazione di un vasto merchandising composto da fumetti, videogiochi e giocattoli. La serie originale si concluse dopo la seconda stagione (anche se verranno realizzate due stagioni), poiché Tartakovsky era già in procinto di cimentarsi con un nuovo progetto, ma non prima di tornare un’ultima volta sul personaggio nel 1999, con un film della durata di un’ora, in cui il protagonista affronta definitivamente il suo acerrimo nemico.

Le superchicche

Le superchicche -©Cartoon Network
Le superchicche -©Cartoon Network

Piccola parentesi su un altro classico intramontabile di Cartoon Network firmato da Craig McCracken, in cui Genndy Tartakovsky ricopre il ruolo di produttore esecutivo, oltre a dirigere alcuni episodi. Nata come cortometraggio per il già citato programma World Premiere Toons, la serie debutta sul canale nel 1998 e diventa immediatamente un enorme successo.

L’opera conquista tutti grazie al suo mood coloratissimo e ispirato, la sua combinazione perfetta tra cultura occidentale e orientale, oltre al grande carisma delle protagoniste e dei personaggi secondari. Il successo porta alla realizzazione di numerose stagioni, crossover, un reboot, una versione anime, un merchandising vastissimo e persino di un film cinematografico, al quale Tartakovsky prende parte.

Nonostante Le Superchicche non sia un’opera interamente sua, è innegabile che il tocco dell’autore russo abbia contribuito in maniera significativa al suo successo e al suo carisma.

Samurai Jack

Samurai Jack -©Cartoon Network
Samurai Jack -©Cartoon Network

Uno dei cartoni simbolo di Cartoon Network e una delle opere più belle dell’intero panorama dell’animazione. Il progetto nasce prendendo spunto da Ronin, il fumetto capolavoro di Frank Miller, dando vita a una grande avventura epica in cui Tartakovsky crea uno stile visivo unico, nato dalle sue ispirazioni dall’arte tradizionale giapponese, per proseguire con gli anime dello Studio Ghibli e di Mamoru Oshii, fino ai comics americani degli anni ’50 e ’60.

Oltre allo stile, quello che ha sempre colpito è il suo racconto: una storia ricca di tematiche importanti come la lealtà, l’onore, il tradimento, il rispetto, la sofferenza e la solitudine, il tutto accompagnato da scene d’azione intense, curate e spesso prive di dialoghi.

Un’opera d’arte visiva e narrativa che ha lasciato un segno profondo nel pubblico e nell’immaginario collettivo, tanto da generare videogiochi, fumetti e piccoli crossover con altri programmi di Cartoon Network. Nonostante ciò, la serie venne interrotta alla quarta stagione senza un finale ufficiale. I motivi principali furono il periodo di transizione che il canale stava attraversando, la mancanza di un finale chiaro per concludere degnamente la storia e il fatto che il team fosse già al lavoro su un altro progetto.

Nel 2009 si pensò di concludere la serie con un film per il cinema, dopo aver pensato alla realizzazione di un live-action: si fecero avanti la New Line Cinema e la Bad Robot Productions di J.J. Abrams (sì, lo stesso autore di Lost e della nuova e discussa trilogia di Star Wars), ma alla fine il progetto non vide mai la luce.

Star Wars: The clone wars

Star Wars: The clone wars -©Lucasfilm Ltd
Star Wars: The clone wars -©Lucasfilm Ltd

Sì, anche il buon Genndy ha preso parte alla saga creata da George Lucas. Ovviamente da non confondere con la serie omonima di Dave Filoni in computer grafica, la versione di Tartakovsky è stata la prima incarnazione animata ad approfondire la Guerra dei Cloni, collocandosi narrativamente tra L’Attacco dei Cloni (2002) e La Vendetta dei Sith (2005), con episodi dalla durata di circa cinque minuti.

La serie rappresenta il perfetto bilanciamento dell’epicità della saga di Star Wars, perfezionata dallo stile visivo e dall’azione costante e “silenziosa” tipica di Tartakovsky, dove la figura del Jedi viene portata a un altro livello: quella di un’aura mitica ed epica. Degna di nota è anche la rappresentazione del personaggio di Grievous, molto più terrificante rispetto ad altre versioni, come la sua entrata in scena in cui riesce a decimare un gruppo di Jedi senza battere ciglio.

Una grande perla dell’animazione televisiva che per anni è caduta nel dimenticatoio, sia per la presenza ingombrante della serie di Filoni, sia per la questione del “non appartenere al canone ufficiale”. Fortunatamente, con il tempo la serie è stata rivalutata ed è oggi visibile interamente, raccolta in due “film” che uniscono tutti gli episodi, su Disney+.

Sym-Biotic Titan

Sym-Bionic Titan -©Cartoon Network
Sym-Bionic Titan -©Cartoon Network

Questa è una serie ingiustamente dimenticata. Uscita nel 2010, in un periodo in cui Cartoon Network stava vivendo una forte fase di transizione, arrivando a produrre reality show e programmi comici come se fosse MTV, la serie raccontava una storia al tempo stesso epica e profondamente personale, affrontando temi come l’emigrazione, la solitudine e l’accettazione di una nuova vita, tematiche molto care allo stesso autore.

Inoltre, poteva contare su un immaginario e una lore estremamente affascinanti, oltre a momenti spettacolari che prendevano ispirazione dall’estetica nipponica dei “robottoni”. Lo show fu un successo di critica e il pubblico apprezzo, ma dopo la messa in onda di tutti gli episodi il network decise comunque di cancellarlo.

Per quale motivo? Come accennato in precedenza, il canale stava attraversando una fase di transizione, puntando sempre di più su un certo tipo di programmi e allontanandosi da serie di questo genere, che un tempo rappresentavano il suo punto di forza. A ciò si aggiungeva la mancanza di un merchandising forte e incisivo, elemento fondamentale per produzioni di questo tipo (si pensi a Ben 10). Il nostro consiglio è quello di recuperarla e riscoprirla, perché non merita di essere dimenticata.

La trilogia di Hotel Transylvania

Hotel Transylvania -©Sony Pictures
Hotel Transylvania -©Sony Pictures

Decisamente il progetto più conosciuto dell’intera carriera di Tartakovsky, tanto da aver incassato complessivamente quasi un miliardo di dollari al botteghino diventando uno dei franchise di maggior successo di Sony Pictures Animation. I primi tre film sono stati diretti da Genndy Tartakovsky (ad eccezione del quarto capitolo, uscito nel 2022 e diretto da Derek Drymon e Jennifer Kluska, distribuito direttamente su Prime Video) e rappresentano il suo esordio nel cinema, nonché il suo primo progetto interamente realizzato in computer grafica.

Nonostante ogni capitolo mostri un leggero calo qualitativo rispetto al precedente e non rappresenti il “culmine” della sua produzione artistica, i film rimangono opere estremamente divertenti. Lo stile di Tartakovsky si adatta sorprendentemente bene alle tre dimensioni, offrendo una reinterpretazione moderna e parodistica dei mostri classici della Universal e dell’immaginario horror in generale, arricchita dall’umorismo tipico dei film di Adam Sandler (doppiatore ufficiale di Dracula), affiancato dalla sua storica “crew”, composta da Kevin James (Frankenstein), Steve Buscemi (l’uomo lupo) e David Spade (l’uomo invisibile).

Il risultato è una trilogia animata solida e godibilissima, perfetta sia per i più piccoli sia per un pubblico adulto. Nota a margine: il quarto capitolo viene volutamente ignorato in quanto non coinvolge né Genndy Tartakovsky alla regia né Adam Sandler nel ruolo di Dracula, oltre a risultare un episodio piuttosto dimenticabile.

Popeye (Braccio di Ferro)

Popeye -Sony Pictures
Popeye -©Sony Pictures

Questa fa male, ma era necessario citarla, poiché rappresenta uno dei sogni spezzati per tutti gli amanti dell’animazione e uno degli esempi più evidenti di discutibili scelte aziendali degli ultimi anni.

Coinvolto nel progetto dal 2010, il film doveva essere prodotto da Sony Pictures Animation, che aveva concesso a Tartakovsky ampia libertà creativa. Il progetto si trovava in uno stato avanzatissimo di produzione fino a quando accadde l’impensabile: il famoso attacco hacker attribuito ad agenti nordcoreani, avvenuto in protesta per l’uscita del controverso The Interview.

A seguito di questo evento, il materiale del film venne trafugato e diffuso online (fattore che contribuì ulteriormente all’uscita in scena di Tartakovsky, che ha portato così alla cancellazione definitiva del progetto), con la conseguente eliminazione di tutto il lavoro svolto fino a quel momento. Quel poco rimasto del film è stato diffuso in una lunga clip ancora reperibile in rete in rete.

Progetti cancellati (che avremmo voluto vedere)

Iron man 2 -©Marvel
Iron man 2 -©Marvel

Il mancato film su Braccio di Ferro si inseriva nella lunga lista di opere cui Tartakovsky ha preso parte ma che sono state, tristemente, accantonate. In primis, nel 2006 venne scelto dalla Jim Henson Company per dirigere il sequel di The Dark Crystal, divenuto una serie su Netflix qualche anno dopo. Successivamente, fu coinvolto nella realizzazione di una serie animata per la Marvel, sulla falsa riga di quanto fatto con Star Wars: The clone wars, ma tutto si concluse in nulla di fatto: restano degli storyboard di Iron Man 2 e un fumetto che approfondiremo più avanti.

Can You Imagine? -©Sony Pictures
Can You Imagine? -©Sony Pictures

In seguito, Tartakovsky concepì anche una serie intitolata Korgoth of Barbaria, della quale fu prodotto un episodio ma che poi non proseguì. Infine, ideò diversi film che non videro mai il via libera: uno senza titolo di cui esistono solo degli schizzi mostrati sul profilo Instagram ufficiale di Genndy Tartakovsky (un’epica storia d’amore alla Romeo e Giulietta); un altro è un film intitolato Creatures, che avrebbe parlato di temi legati all’esistenza, e infine un adattamento del libro Orion e il buio, lo stesso che verrà realizzato nel 2024 dalla DreamWorks. A questi si aggiunge Can you Imagine?, un film completamente originale annunciato insieme a Hotel Transylvania 2 ma cancellato dalla stessa Sony alcuni anni più tardi, preferendo concentrarsi sul franchise di Drac e soci.

Parentesi Marvel: Cage

CAGE -©Marvel Comics
CAGE -©Marvel Comics

Un’altra parentesi importante nella carriera di Genndy Tartakovsky è quella legata al mondo dei fumetti. Appassionato fin da piccolo, Tartakovsky è cresciuto leggendo gli albi Marvel, in particolare Daredevil di Frank Miller, il ciclo dei Fantastici Quattro di John Byrne, oltre a titoli come Shang-Chi, Iron Fist e Luke Cage. Proprio da quest’ultimo nasce l’idea di proporre una sua versione del personaggio, molto più vicina allo spirito originale, ma al tempo stesso completamente reinventata attraverso uno stile più cartoonesco, in netto contrasto con le interpretazioni più recenti.

La sua prima opera a fumetti si rivela un’ottima prova d’esordio, conquistando per lo stile visivo inconfondibile e per una storia fortemente citazionista, che omaggia in modo efficace il genere blaxploitation, offrendo al contempo una lettura parodistica del personaggio. Un one-shot consigliato non solo agli amanti di Tartakovsky, ma anche ai fan di Luke Cage.

Samurai Jack: la stagione finale

Samurai Jack -©Adult Swim
Samurai Jack -©Adult Swim

Uno dei principali problemi di Samurai Jack durante la sua prima pubblicazione è sempre stato quello di non aver mai avuto un vero finale. Fortunatamente, nel 2015, Adult Swim, la sussidiaria di Cartoon Network dedicata ai contenuti più maturi, ha deciso di produrre una quinta e ultima stagione della serie.

Realizzata con un team più ristretto, ma con piena libertà creativa, la stagione finale esce nel 2017 e si rivela eccezionale. Questa volta la trama è lineare, priva di episodi filler come in passato, e presenta un tono decisamente più adulto, dove la violenza e il sangue sono molto più presenti. Il protagonista stesso è profondamente cambiato: Jack non è più l’eroe puro di un tempo, ma un personaggio più rude e disilluso, che ricorda per certi aspetti la versione di Wolverine in Logan – tra l’altro, entrambi i prodotti sono usciti lo stesso anno.

Ora è necessario parlare dell’elefante della stanza: il finale. Senza entrare nei dettagli per evitare spoiler, per alcuni è stato convincente, per altri meno. Molti ritenevano che il personaggio meritasse una conclusione felice dopo tutte le sofferenze patite nella serie, e in questo dà una sensazione di “inganno forzato”.

Esiste però un piccolo aneddoto: nel 2020 viene pubblicato Samurai Jack: Battle Through Time, un tie-in videoludico che ripercorre l’intera storia della serie. Completando il gioco al 100%, il giocatore ottiene un finale alternativo, molto più positivo, considerato canonico dallo stesso Tartakovsky. Purtroppo il gioco è stato rimosso dagli store digitali, ma fortunatamente il finale è ancora visibile in rete,

Primal

Primal -©Adult Swim
Primal -©Adult Swim

Vi ricordate Il viaggio di Arlo della Pixar? Avete amato il rapporto d’amicizia tra il protagonista dinosauro Arlo e il cavernicolo Spot, in un’avventura dolce e divertente? Bene, prendete tutto questo e trasportatelo in un mondo violento, crudo e sanguinoso: ciò che otterrete sarà Primal.

La serie è una delle più premiate e amate dell’intero panorama dell’animazione. Oltre a offrire un immaginario visivo unico e a regalarci momenti estremamente memorabili, degni di Samurai Jack, ciò che colpisce maggiormente è il racconto di un viaggio epico all’interno della natura della violenza, dove sono le immagini e le situazioni a narrare il tutto, spesso senza bisogno di dialoghi.

Una serie unica e iconica che, nonostante la degna conclusione della seconda stagione, si appresta a tornare con una terza, promettendo di farci rientrare nel suo mondo, ancora più violento e brutale.

Unicorn: Warriors Eternal

Unicorn: Warriors Eternal -©Adult Swim
Unicorn: Warriors Eternal -©Adult Swim

Uscita nel 2023, sempre per Adult Swim e dopo vent’anni di progettazione, Unicorn: Warriors Eternal è un’altra opera estremamente sottovalutata, oltre a rappresentare uno dei progetti più intriganti e particolari dell’autore russo.

Si tratta di una grande storia epica, intrisa di elementi spirituali e mistici, ambientata in un mondo a cavallo tra lo steampunk e il fantasy medievale, in cui tutte le influenze artistiche e letterarie di Tartakovsky esplodono in un’opera che ricorda un racconto del miglior Alan Moore, oltre a un’avventura corale degna di una sessione di Dungeons & Dragons. Un viaggio unico che, pur non essendo perfetto al 100%, rimane una serie che tutti gli amanti del genere , e non solo, dovrebbero recuperare.

Tuttavia c’è un fattore da considerare e che non piacerà a nessuno: la serie finisce con un cliffhanger sconvolgente ma che ancora oggi non si sa nulla su una probabile seconda stagione. Preghiamo che non faccia la fine di Sym-Biotic Titan.

Fixed

Fixed -©Netflix
Fixed -©Netflix

Partiamo col dire che Fixed non è un’opera perfetta – anzi, non è tra i lavori migliori di Tartakovsky, poiché eccede in una comicità spesso troppo scurrile. Tuttavia, rimane un progetto che vale comunque la pena vedere. Si tratta di un film che Tartakovsky aveva in mente da oltre dieci anni e che è riuscito a realizzare grazie al supporto di Sony Pictures Animation e Warner Bros, prima che quest’ultima decidesse di cambiare idea e cancellarne la distribuzione (come accaduto con il caso di Batgirl), venendo infine salvato all’ultimo momento da Netflix.

Il film è una commedia politicamente scorretta, con protagonisti dei cani che vivono una vita parallela a quella degli esseri umani. Più che l’aspetto puramente animato, ciò che colpisce maggiormente è il modo in cui il mondo a quattro zampe viene descritto come una caricatura del nostro, prendendo in giro sia la società umana sia le sue contraddizioni, con uno spirito che richiama i vecchi fasti del miglior Ralph Bakshi. Letteralmente il contrario di Pets della Illumination Studios.

Un’opera pensata per andare contro il perbenismo del pubblico e della nostra società – forse è anche per questo che la Warner Bros ha voluto “eliminarla”. Proprio per tale motivo è necessario sostenere, nel bene e nel male, questo tipo di opere, perché hanno la voglia e il coraggio di deridere ciò che il nostro presente è diventato.

I nuovi progetti all’orizzonte

Heist Safari -©Adult Swim
Heist Safari -©Adult Swim

Dopo la turbolenta gestione di Fixed e della sua distribuzione passata piuttosto in “sordina”, Genndy Tartakovsky ha ancora diversi progetti in cantiere. Tra questi spicca la già citata terza stagione di Primal, che, nonostante la degna conclusione della seconda, si presenta con un incipit ancora più folle e promette di coinvolgere anche i fan più dubbiosi.

A ciò si aggiunge una nuova serie originale, intitolata Heist Safari, con protagonisti tre fratelli rane rapinatori di banche. Il progetto è stato presentato lo scorso anno all’Annecy Film Festival (uno dei festival più importanti dedicati all’animazione) e verrà distribuito dalla sempre fedele Adult Swim.

The black knight -©Sony Pictures
The black knight -©Sony Pictures

C’è poi un progetto che ha fatto molto rumore di recente, poiché si tratterebbe di un’opera “cancellata”. Alla fine dello scorso anno, Tartakovsky ha condiviso sui suoi social un teaser di un film a cui stava lavorando per Sony Pictures Animation, intitolato Black Knight. Il progetto sarebbe stato un’avventura epica con protagonista un cavaliere dalla possente armatura, ambientata in un Medioevo trecentesco brutale e realistico. La clip, seppur di pochi secondi, mostra chiaramente tutte le potenzialità del film, lasciando il pubblico con il desiderio di vederlo completato.

Non è chiaro se il film verrà mai realizzato, né quale sarà il suo destino produttivo, ma ciò che possiamo fare è augurare il meglio a un autore che ha dato moltissimo all’industria dell’animazione e alle nostre vite, e al quale non possiamo che essere profondamente riconoscenti.

Grazie a lui abbiamo cominciato ad apprezzare l’animazione, assaporando ogni frame come se fosse un quadro di Kandinskij o di Giotto, e riuscendo a imparare più di un corso di arte a scuola. Senza di lui non avemmo avuto Pendleton Ward (Adventure Time) e i già citati Craig McCracken e Rebecca Sugar, che hanno contribuito a portare avanti il suo stile e la sua poetica nei successivi anni della programmazione del canale.

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Sono nato nel 1999, lo stesso anno di "Il gigante di ferro", "Tarzan", "Matrix", "Ghost Dog" e "Terror firmer". Grande appassionato di cinema, di storia, di videogiochi e di arti marziali. Laureato alla triennale di "Antropologia", amo analizzare i i film e il giochi tramite la loro importanza culturale, storica, sociologica e non solo.