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La guerra. La guerra non cambia mai. Con questa semplice frase, Fallout è diventato uno dei franchise più amati e conosciuti al mondo. Chiaramente c’è molto altro e non soltanto una bella e profonda citazione. C’è il delizioso e riconoscibile stile retrofuturistico, c’è quel piglio ironico e sagace grazie alle canzoni dei grandi cantanti anni’50 e alle battute taglienti dei personaggi. Ci sarebbero anche l’azione sfrenata e gli orrendi mostri mutanti che abitano le terre devastate del pianeta. E poi si torna lì. A quel sentimento, quell’idea che nonostante il divertimento, nonostante i toni scanzonati, la guerra è atroce e più il tempo passa, una cosa resterà sempre certa. Che la guerra non cambia mai. E in un contesto sociopolitico come quello del 2025, un simile monito può solo far bene.

Una cosa, però, è certa. Se i videogiochi e il franchise di Fallout sono diventati mainstream per il pubblico di tutto il mondo, lo dobbiamo principalmente alla serie tv di Amazon Prime Video, ideata da Geneva Robertson-Dworet e Graham Wagner e scritta da Jonathan Nolan e Lisa Joy. Con la prima stagione abbiamo ricevuto una delle trasposizioni videoludiche più belle e fedeli mai viste: nonostante la trama fosse originale, lo show ha catturato l’essenza di ciò che dovrebbe essere Fallout, come spiegato qui sopra. Ora ci troviamo davanti alla seconda stagione e ci si chiede se sarà in grado di reggere una pesante eredità. Perché questa stagione si pone come sequel ufficiale e canonico di Fallout: New Vegas, uno dei giochi più amati, profondi e sfaccettati dell’intero franchise. Una pietra miliare nella storia dei videogiochi, con una pesante eredità da raccogliere.

Retcon sì, retcon no?

Poster della seconda stagione di Fallout
Poster della seconda stagione di Fallout, fonte: Prime Video

Qual è uno dei principali problemi quando inizia la produzione di una qualsiasi trasposizione? Il classico dilemma: o ci si ispira fedelmente al materiale originale, accettando di affrontare numerosi problemi a causa della diversità dei medium, o si dà il via a una trama totalmente originale e canonica – il che porta con sé altrettanti problemi. Perché per intersecarsi con la lore e il worldbuilng dell’opera di partenza si corre il rischio di incappare in errori o retcon. Nonostante la prima stagione mantenga una sua indipendenza narrativa, questa seconda si lega a doppio filo con dettagli del canone di Fallout New Vegas. Ed ecco che abbiamo notato qualcosa di strano. Tranquilli, non vi anticipiamo niente, ma ci sono dei dettagli della storia che, almeno per il momento, sollevano tanti dubbi. Potrebbe trattarsi di un modo per fuorviare lo spettatore o di un retcon vero e proprio.

Ma cos’è un retcon, per chi non fosse avvezzo a questi termini tecnici? È un espediente narrativo dove alcuni dettagli di trama vengono modificati, spesso pesantemente e con modalità che non vengono ben accettate dagli spettatori. È questo il caso? Possiamo dirvi con assoluta certezza che, nel caso di errori o retcon, la scrittura di Nolan e Joy è talmente avvincente, delicata e sofisticata che glielo perdoniamo. Gli archi narrativi dei personaggi, nuovi e non, vengono ben gestiti e adeguatamente approfonditi, donando loro una profondità psicologica non indifferente. I colpi di scena non mancano, l’azione nemmeno e alcune sequenze hanno quel tocco di ironia e adrenalina che lascia un sorrisetto stampato sul viso. Narrativamente parlando, possiamo dire che ci sono ottime premesse. Staremo a vedere se verranno mantenute fino alla fine della stagione.

New Vegas, che passione

Poster di Fallout 2
Poster di Fallout 2, fonte: Prime Video

Uno degli aspetti che ci ha stupiti maggiormente è la componente puramente visiva, che in produzioni di questo tipo non è da sottovalutare. Nonostante si tratti di un deserto, il Mojave nel quale si svolgono le nuove avventure dei protagonisti è bellissimo. Sarà per la sapiente fotografia che ci viene regalata in ogni scena o per l’aggiunta di tanti dettagli che strizzano l’occhio ai fan del videogioco. Sono le location ispirate all’opera originale che riempiono ogni scena e ci immergono in una zona contaminata diversa da quella che siamo stati abituati a scoprire nella prima stagione. Un luogo più austero, ancora più brutale e stravagante. Le nuove fazioni in gioco, dalle più piccole alle più importanti, nascondono tanti segreti che non vediamo l’ora di scoprire, ma il modo con cui vengono presentate ci ha fatto storcere il naso.

Sempre per evitare spoiler, due grandi fazioni legate al videogioco arrivano su schermo con modalità troppo frettolose, quasi come se non fossero minimamente importanti per il prosieguo della trama. Per chi non ha mai giocato al videogioco, potrebbe essere spaesante vedere tutti questi nuovi personaggi e non ricevere molte spiegazioni sui loro propositi o sui loro ruoli negli equilibri di potere dell’area. Un passo falso che speriamo possa essere corretto con un approfondimento più adeguato nei prossimi episodi.

Di per sé, in ogni caso, funziona tutto molto bene, ma c’è un altro aspetto legato prevalentemente alla componente estetica, da menzionare: gli effetti visivi. Se nella prima stagione il livello era già alto, ora è diventato assolutamente perfetto. Le poche, ma potenti, scene più action in cui è necessario l’uso della CGI sono indistinguibili da una qualsiasi grande produzione cinematografica (e per alcuni casi moderni anche nettamente superiore). Tutto il resto è gestito con effetti prostetici e fisici, con costumi curati in ogni particolare. Purtroppo le uniche sequenze che risultano ancora troppo macchinose e insufficienti all’occhio sono quelle legate alle armature atomiche della confraternita d’acciaio.

La seconda stagione di Fallout, quindi, ci rivela che c’è ancora l’interesse per portare avanti un prodotto mainstream che non lesina sulla qualità narrativa e visiva. Tuttavia, l’eccessivo attaccamento al materiale originale, per rendere la trama a tutti i costi integrata e canonica con quella del videogioco, potrebbe portare a errori o espedienti narrativi forzati. La guerra non cambia mai, questo è certo. La serie tv di Fallout, invece, è cambiata e in meglio.

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Nato il 19 Dicembre 1992, ha capito subito che il cinema era la sua strada. Dopo essersi laureato in filosofia all'università di Palermo e aver seguito esami, laboratori e corsi sulla critica, la storia del cinema e la scrittura creativa, si è focalizzato sulle sue più grandi passioni: scrivere e la settima arte. Ha scritto per L'occhio del cineasta ed è stato redattore per Cinesblog fino alla sua chiusura. Ora si occupa di news e articoli per ScreenWorld.it, per CinemaSerieTv.it e CultWeb.it