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Parlare di fumetto in Italia senza citare Gianni Bono è semplicemente impossibile. Giornalista, storico dell’editoria e instancabile divulgatore, Bono è tra le figure che maggiormente hanno contribuito a restituire dignità culturale alla nona arte in un Paese dove leggere “giornaletti” è tuttora relegato a hobby infantile. Con un impegno costante, iniziato nei primi anni Settanta, ha saputo ribaltare questo pregiudizio, trasformandosi in un punto di riferimento per studiosi, autori, collezionisti e appassionati.

Nato a Genova e milanese d’adozione, Bono entra giovanissimo nel mondo dei fumetti come redattore e collabora nel tempo con case editrici fondamentali quali Corno, Cenisio, Dardo, Bonelli, Mondadori e Disney, contribuendo in modo decisivo alla diffusione e alla conservazione della memoria storica del fumetto italiano. Sua è la monumentale Guida al Fumetto Italiano, opera enciclopedica – oggi anche in versione digitale – considerata una vera pietra miliare del settore. Se parlate di fumetto, dovete per forza averla sfogliata.

Ha curato Le Tre Giornate del Fumetto (1971), la prima manifestazione popolare italiana dedicata al medium, e nel 1992 ha contribuito alla nascita di Cartoomics, storico appuntamento fieristico milanese. A Lucca, nel 2004, è tra i fondatori del Museo Italiano del Fumetto, ulteriore testimonianza della sua visione culturale e assieme civile del medium. Non solo storico, ma anche editore, Bono agli inizi degli anni Duemila dà vita alle If Edizioni, casa editrice inizialmente specializzata nel recupero e nella ristampa cronologica di classici come Blek, Capitan Miki, Il Piccolo Ranger, Comandante Mark, Mister No e Storia del West, preservando così un patrimonio narrativo che altrimenti rischiava l’oblio.

Tra i suoi saggi si ricordano Fumetti Made in Italy, Topolino: 80 anni insieme, Gli anni del Corriere dei Ragazzi, Tex, un eroe per amico, Fumetto! 150 anni di storie italiane, I Bonelli e G.L. Bonelli, Tex sono Io!. Tutti titoli che testimoniano una conoscenza profonda, appassionata e mai puramente accademica, capace di raccontare il fumetto non solo come specchio sociale, ma anche – e soprattutto – come linguaggio popolare e memoria culturale di un intero paese.

Donne fuori, non solo dentro

Gianni Bono, Donne Fuori © CS If Edizioni
Gianni Bono, Donne Fuori © CS If Edizioni

Nella primavera del 1974 gli italiani sono chiamati a decidere se abrogare la legge sul divorzio. A Milano, tre donne sono impegnate in prima linea per promuovere la parità di genere: una è Giulia Mandelli, impiegata alla Rizzoli, la seconda è Maria Grazia Perini, redattrice della Corno e la terza è Angela Giussani, creatrice di Diabolik e già simbolo dell’emancipazione femminile. Giulia, Maria Grazia e Angela scoprono che attorno alla proprietà del Corriere della Sera si sta per attuare un gesto oltraggioso che intende cancellare la memoria storica di un patrimonio culturale di immenso valore. Con tenacia e coraggio le tre amiche tentano di far naufragare il piano mettendo in salvo gran parte dei preziosi reperti storici.

Questo l’incipit di Donne Fuori, ultima fatica di Gianni Bono e Raffaele Mangano, “due uomini che parlano di diritti delle donne“, due autori, storici e letterati impegnati nella lotta per la parità del famigerato “sesso debole”. Ebbene, a Lucca Comics & Games 2025, abbiamo incontrato non solo un esperto del settore, ma un vero e proprio custode della storia del fumetto italiano e internazionale. Con Gianni Bono abbiamo parlato (o per lo più ascoltato) di archivi e di memoria, ma soprattutto del valore delle lotte femministe, di come tutto cambi se osiamo dire “NO”… oppure un fermo “Sì”.

“Una delle caratteristiche della collana “Nuvole di Carta” è di avere in fondo un inserto a colori intitolato Tracce in cui abbiamo voluto illustrare alcuni momenti protagonisti dei romanzi che scriviamo, una documentazione che a noi è servita per scrivere la storia. Un conto è parlare di una donna, un altro è vederla in faccia. Un conto è parlare degli anni 70, un altro è vedere gli inserti di giornale inerenti al periodo.

Il libro è ambientato nel 1974 quando in Italia si tentava di cancellare la legge sul divorzio attraverso un referendum. La Democrazia Cristiana – che era al governo da un po’ – aveva realizzato una legge nel 1970, volta al rispetto della donna sul lavoro e in famiglia. Peccato che poi, a causa di accordi politici, la DC aveva ritrattato tale legge, perdendo addirittura il voto di tutta l’area cattolica. La partecipazione delle donne al voto è stata molto alta e – di conseguenza – abbiamo vinto, e uso il verbo al plurale perché si è trattata di una vittoria sociale: il divorzio non si cancellerà mai più”

Nel 1974, però, la situazione era molto critica, e non era “sicuro” avremmo vinto, poiché alle donne veniva rubato tutto, in particolar modo la loro libertà.

“Dunque, in questo libro raccontiamo un fatto reale con protagoniste persone che abbiamo realmente conosciuto: Angela Giussani, creatrice di Diabolik; Maria Grazia Perini, giornalista del Corriere della Sera; un archivista, Giulia, che per sua scelta ha deciso di restare nell’ombra. Queste donne – dai caratteri e temperamenti completamente diversi, di età diverse – si incontrano e decidono di fare qualcosa. Ed ecco che alla Giussani viene un’idea: realizzare un opuscolo, intitolato Donne Fuori, di cui vengono stampate più di 1 milione di copie. Questi opuscoli vengono inserite nei pacchi assieme a Diabolik, giungendo in edicola.”

Donne dimenticate, messe da parte, invisibili

Gianni Bono, Donne Fuori © CS If Edizioni
Gianni Bono, Donne Fuori © CS If Edizioni

Oltre all’opuscolo, avete trovato anche altro di rilevante?

“Con il materiale che Giulia trova negli archivi del Corriere della Sera vengono fuori un sacco di cose: foto, documenti, informazioni sulla condizione della donna. Un esempio è Paola Lombroso, creatrice del Corriere dei piccoli. Le donne nel 1908 non potevano sedersi insieme agli uomini in redazione, quindi le fu detto di “accomodarsi fuori”. Le venne scippato il suo progetto, tant’è che la direzione del Corriere dei Piccoli venne affidata a un uomo. Una notizia di cui siamo venuti a conoscenza solo oggi.

Poi troviamo la storia di Zedda Saire: nessuno sapeva chi fosse Zedda, oggi sappiamo che è stata la moglie di Fitzgerald, che il marito stesso fece rinchiudere in manicomio.

Poi c’è Ersilia Bronzini, fondatrice del l’asilo Mariuccia. Perché si chiamasse asilo Mariuccia ben pochi lo sanno: seguendo le ultime volontà della figlia tredicenne Maria, Ersilia decise di difendere i figli delle prostitute creando un asilo appositamente per loro.”

Nel romanzo dunque parlate di donne moderne, non di accadimenti risalenti a 200 anni fa… donne dimenticate volontariamente e ingiustamente.

“Parliamo di donne che hanno subito dimenticanze, che hanno subito violenza. E questo opuscolo – copia unica estremamente rara – è servito a creare questa fortissima immagine di donne che, nonostante tutto il dolore, spezzano le catene col sorriso.”

Suppongo sia rimasto poco o niente del materiale dell’epoca.

“Certo, il materiale è andato quasi tutto perduto, quindi la nostra missione è stata mettere a disposizione del lettore una documentazione ricca, iconica, che gli permetta di tuffarsi in qualcosa che è successo cinquant’anni fa. ”

Grazie a nome di tutte le donne: non se ne parla mai abbastanza di queste storie, spesso veniamo dimenticate, spesso veniamo messe da parte e secondo me è un libro perfetto da regalare agli uomini, soprattutto qualche uomo un po’ più indottrinato.

“E ti dirò di più, questo libro ha una particolarità ulteriore: è scritto da due uomini che parlano di donne!”

E se la storia incontrasse il grande (o piccolo) schermo?

donne fuori, gianni bono, if edizioni © amazon.it
donne fuori, gianni bono, if edizioni © amazon.it

Secondo il mio punto di vista, funzionerebbe benissimo come film. Se un giorno volesse adattarlo a mo’ di fumetto o a mo’ di film, a chi si affiderebbe?

“Per deformazione professionale sono molto legato ai Manetti Bros, che – a mio parere – hanno fatto un lavoro non totalmente apprezzato con Diabolik. Portando al cinema in tre film l’ingenuità di quegli anni, un’ingenuità scenica, si nota l’attenzione che hanno posto nei confronti della realizzazione.

E poiché le nostre sono sempre storie che coinvolgono molto le donne, situazioni di cui noi abbiamo una documentazione smisurata, sono certo che potremmo risultare molto credibili. D’altronde, questo è il secondo romanzo della Collana, e ne abbiamo in cantiere altri tre! Pertanto, vedo molto più adatta una serie tv. Dopotutto, con Fuma di china “andiamo oltre il fumetto” , in tal caso potremmo andare “oltre la carta”.”

Sì, anche secondo me una serie TV potrebbe essere più adatta, sia per la tipologia di documentazione sia per quanto riguarda la gestione delle storie all’interno. Magari dei mini episodi da 30-35 minuti ciascuno che permettano di parlarne in maniera più ampia, poiché un film tende sempre a “stringere”.

“Sì, difatti tutte queste nostre storie partono dal mondo del fumetto, dell’editoria popolare, di cui siamo tutori, conoscitori e raccoglitori. Tant’è vero che capita spesso di trovare alcuni personaggi di una specifica storia in un altro romanzo: qui tornano Attilio Brissolari, lo storico del fumetto, ma anche la stessa Giussani. ”

Questo perché sono fermamente convinto di una cosa: a me la fantasia non manca, ma – come dico sempre – mi piace che ci si basi anche sulla realtà. Perché il romanzo è finzione, ma una finzione reale, non inventata.

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Napoletana, classe 92, nerd before it was cool: da sempre, da prima che fosse socialmente accettato. Dopo il diploma al Liceo Classico, una breve ma significativa tappa all'Accademia di Belle Arti mi ha aperto gli occhi sul futuro: letteratura, arte e manga, compagni di una vita ed elementi salvifici. Iscritta a Lettere Moderne, ho studiato e lavorato per poi approdare su CPOP.IT e scoprire il dietro-le-quinte del mondo dell'editoria. Dal 2025 scrivo per LaTestata e mi sono unita al team di ScreenWorld in qualità di Capo Redattrice Anime e Manga: la chiusura di un cerchio e il coronamento di un sogno.