L’Italia della musica e dello spettacolo si è fermata per piangere Peppe Vessicchio, il maestro dalla barba bianca e dagli occhiali tondi che ha accompagnato intere generazioni di italiani tra Festival di Sanremo, trasmissioni televisive e collaborazioni artistiche di ogni tipo. La sua scomparsa, avvenuta all’ospedale San Camillo Forlanini di Roma a seguito di una polmonite interstiziale precipitata rapidamente, ha lasciato un vuoto incolmabile nel panorama culturale del paese. Ma tra i tanti messaggi di cordoglio che si sono susseguiti nelle ore successive alla tragica notizia, uno ha colpito particolarmente per la sua sincerità e profondità emotiva, quello dei The Jackal.
Il gruppo comico campano, che negli ultimi anni aveva stretto con Vessicchio un legame che andava ben oltre il rapporto professionale, ha affidato a Instagram un omaggio che è riuscito a catturare l’essenza di un uomo che tutti chiamavano semplicemente il Maestro. Non solo per la sua indiscussa competenza musicale, ma per quella curiosità infantile che lo portava ad affrontare ogni progetto con lo stesso entusiasmo di un ragazzino alla sua prima avventura.
“Oggi non perdiamo solo un maestro. Oggi perdiamo un amico, un compagno di giochi, un artista incredibile“. Inizia così il post dei The Jackal, con parole che restituiscono immediatamente la dimensione personale di una perdita che per loro non è stata solo quella di un collaboratore. Vessicchio era diventato parte della loro famiglia artistica, quel tipo di presenza che arricchisce non solo professionalmente ma umanamente chi ha la fortuna di incontrarla.
La collaborazione tra il maestro e i The Jackal risale ai celebri sketch Dieci scuse per non vedere Sanremo, quei video-reazione al Festival che hanno conquistato milioni di visualizzazioni e sdoganato un modo nuovo di commentare la kermesse sanremese. Vessicchio sedeva sul loro iconico divano, quello stesso divano dove erano passati ospiti di ogni tipo, e con tono ironico e autoironico commentava i momenti più memorabili delle serate, mescolando umorismo, tecnicismo musicale e una leggerezza che nascondeva decenni di esperienza e sapienza.

Ma non si era fermato lì. L’ultima apparizione del maestro insieme al gruppo risale alla serie Pesci Piccoli 2, ulteriore testimonianza di come Vessicchio non si ponesse mai limiti, non considerasse mai un progetto troppo piccolo o troppo grande. Per lui contava la passione, la possibilità di imparare qualcosa di nuovo, di mettersi in gioco ancora una volta. “Peppe ci ha insegnato tanto con i suoi mille aneddoti, lui che più di tutti di imparare cose nuove non voleva mai smettere, con la stessa passione e rispetto di un ragazzino curioso che si lancia in nuove avventure. Ogni volta, come la prima volta“. In queste righe c’è forse il ritratto più autentico dell’uomo Vessicchio. Non il monumento vivente della musica italiana, ma l’eterno studente, quello che non smette mai di stupirsi, di approfondire, di scoprire. Una lezione preziosa in un’epoca dove spesso ci si accontenta della superficie, dove la competenza viene confusa con la supponenza.
I The Jackal hanno trovato in Vessicchio non solo un testimonial illustre da esibire nei loro video, ma un vero maestro di vita. Qualcuno che incarnava valori sempre più rari: l’umiltà di chi sa tanto da capire quanto ancora c’è da imparare, la disponibilità a mettersi in gioco anche in contesti apparentemente lontani dal proprio background, il rispetto per chi crea arte in qualsiasi forma, anche quella più leggera e popolare.



