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Il 5 ottobre 2000 in America arrivava una nuova serie destinata a diventare un cult, anche in Italia. Una perla di assoluto comfort per i fan, la scelta migliore per i rewatch perpetui – dall’inizio alla fine, e poi di nuovo da capo. Non è esagerato definire Gilmore Girls come qualcosa di più di una serie tv: è davvero uno stato mentale. È una stagione preferita (l’autunno, o meglio la cozy season), decine di tazze di caffè in una cittadina che sembra uscita da un carillon. Dopo venticinque anni e innumerevoli rewatch, Gilmore Girls porta addosso il peso del tempo: si notano le lacune nella trama, alcune assurdità che saltano all’occhio, eppure continuiamo ad amare Lorelai, Rory e tutti gli abitanti di Stars Hollow.

Anche quando la loro relazione madre-figlia appare troppo positiva, al punto da sfiorare la simbiosi (il titolo italiano, Una mamma per amica, voleva proprio sottolineare il legame speciale tra Lorelai, ragazza madre a 16 anni, e sua figlia). Lorelai e Rory sono personaggi amatissimi e brillanti, ma dietro il parlare a raffica e il fascino da girl next door si nascondono difetti molto umani. È uno dei punti forti della scrittura: gli sceneggiatori hanno saputo costruire due caratteri credibili, capaci di evolversi nel tempo. Non a caso il discusso revival del 2016 – quattro episodi speciali di un’ora e mezza ciascuno – ha mostrato quanto le due fossero cresciute e cambiate.

Rivedendo la serie con in mente il revival, emerge un dettaglio interessante: un ribaltamento dei ruoli. Nella serie originale Rory appariva la più matura e centrata, mentre Lorelai era quella scapestrata, soprattutto in campo sentimentale. Nel revival, invece, le posizioni si invertono. La chiusura della serie madre era chiara: Rory si laureava e partiva per seguire la campagna di Barack Obama, pronta a conquistare il mondo del giornalismo. Lorelai, dopo il definitivo addio a Christopher (padre di Rory), tornava da Luke, in una scena che ha sciolto anche i cuori di ghiaccio con la frase: «Mi piace vederti felice». E sì, sorvoliamo pure sulla settima stagione – un incubo per molti fan – con il matrimonio lampo tra Lorelai e Christopher e il troppo spazio dedicato ad April, la figlia di Luke, che nessuno aveva chiesto.

La vita precaria di Rory

Lorelai e Rory Gilmore (Lauren Graham e Alexis Blidel), stagione 2, fonte: Warner Bros. Television

Un aspetto però è passato inosservato a molti: Rory, nelle ultime stagioni e ancor più nel revival, diventa il ritratto perfetto della precarietà millennial. A 32 anni – la stessa età che Lorelai aveva all’inizio della serie – si ritrova a fare i conti con un mondo del lavoro che non perdona. «Come ci sono arrivata a questo punto?» è la domanda che la Rory adulta sembra porsi continuamente nei quattro mini film.

La vediamo inseguire collaborazioni con riviste, tentare di scrivere la biografia di una femminista londinese e bussare alle porte di Condé Nast. Ma cosa è successo alla studentessa brillante, sempre sicura della sua strada?
Semplice: si è scontrata con il mondo vero. E mentre tutti intorno a lei continuano a ripeterle che è “perfetta” e “talentuosa”, i fatti raccontano un’altra storia. Rory rimbalza da una casa all’altra, senza un vero tetto: un po’ da Paris, un po’ dalla nonna e sempre più spesso a Stars Hollow, disseminando le sue cose ovunque. La verità è che i segnali c’erano da tempo. Se non dalla sesta stagione, di certo dalla settima.

Rory Gilmore, l’eterna studentessa modello, quella che non sbagliava mai un colpo e che a Yale sembrava destinata a diventare la nuova Christiane Amanpour, nel tempo ha collezionato una serie di scelte discutibili. Non parliamo solo delle relazioni sentimentali – spesso altalenanti e poco risolte – ma soprattutto delle decisioni legate al suo percorso professionale. Rory ha inseguito opportunità senza mai afferrarne davvero nessuna, oscillando tra incarichi temporanei e grandi progetti lasciati a metà. Nonostante l’aura di perfezione che la circonda, la verità è che ha preso più di una strada sbagliata, o forse semplicemente troppo idealista, incapace di adattarsi a un mondo che non premia solo il talento ma anche resilienza e concretezza. In questo, Rory diventa un personaggio molto più realistico di quanto sembrasse all’inizio: un’ex “figlia prodigio” che scopre quanto sia facile smarrirsi una volta uscita dalla bolla protettrice di scuola e famiglia.

Gli errori (clamorosi o forse no) di Rory Gilmore

Rory Gilmore (Alexi Blidel), fonte: Warner Bros Television

In generale, Rory non si impegna mai davvero per costruire il proprio futuro. Se la confrontiamo con Paris Geller – l’amica “arrabbiata” – il paragone è impietoso: Paris lavora con dedizione (forse persino troppa) e nel revival la ritroviamo medico affermato, con una clinica specializzata in uteri in affitto. Ha anche costruito una famiglia e, pur essendo in procinto di divorziare da Doyle (il fidanzato del liceo), il suo percorso resta solido e in ascesa. Al contrario, Rory non ha mai mostrato di stimarla davvero, anzi spesso la derideva per le sue ossessioni.

Già al liceo Rory non si dedica ad attività extra-curricolari, se non quando viene spinta dalla stessa Paris. All’università la situazione non migliora: niente tirocini, poche esperienze giornalistiche (a parte quelle facilitate dalle conoscenze, come quando il padre di Logan le propone il tirocinio in un suo giornale). A proposito: nella quinta stagione Mitchum Huntzberger stronca i suoi sogni dicendole che non ha la stoffa per diventare giornalista. Forse crudele, ma col senno di poi non del tutto lontano dalla verità.

La settima stagione segna due errori clamorosi. Primo (e più grave): Rory rifiuta un posto sicuro al Providence Journal Bulletin, convinta di ottenere la prestigiosa borsa del New York Times – incoraggiata come sempre da parenti e amici pronti a incensarla. Spoiler: la borsa non arriva.
Secondo: rifiuta la proposta di matrimonio di Logan. Decisione su cui i fan sono ancora divisi, ma considerando il revival (dove i due si ritrovano come amanti), il dubbio resta legittimo.
Nel revival, invece di riscattarsi, Rory persevera: snobba l’offerta di lavoro di un magazine online che la corteggia quotidianamente. Non solo rifiuta, ma arriva al colloquio impreparata, collezionando l’ennesima pessima figura.

Infine, c’è il rapporto con Jess, forse il vero grande errore. La serie – e ancor più il revival – sottovaluta il loro legame, ma è evidente che Jess sia sempre stato il suo motore. È lui a sbloccarla facendola tornare a Yale, riuscendo dove nessuno era riuscito, e ancora lui a indirizzarla, anni dopo, suggerendole di scrivere il libro che darà senso al suo caos. Eppure Rory non sembra essere davvero cosciente di tutto ciò.

Il privilegio (sprecato) di Rory Gilmore

Rory Gilmore (Alexis Blidel) in Una mamma per amica. Di nuovo insieme, fonte: Netflix

Un altro nodo cruciale, spesso trascurato, riguarda il privilegio. Rory cresce in una posizione ambigua: da un lato è la figlia di una madre single che ha dovuto cavarsela da sola, dall’altro beneficia di tutti i vantaggi economici e sociali garantiti dai nonni Gilmore e, più avanti, dalla relazione con Logan. Borse di studio, appartamenti, contatti professionali: Rory ha sempre una rete pronta a sostenerla. Eppure, invece di capitalizzare queste opportunità, sembra darle per scontate, oscillando tra un’apparente indipendenza e un affidarsi continuo a chi le spiana la strada. È un contrasto che rende ancora più evidente la sua incapacità di prendere decisioni concrete: mentre Lorelai si è guadagnata ogni passo, Rory, pur avendo molto di più, sembra non sapere cosa farsene.

Alla fine, gli errori di Rory Gilmore non sono solo scelte sbagliate, ma veri e propri specchi di una generazione. La ragazza perfetta che doveva conquistare il mondo si ritrova adulta, precaria, confusa, con il peso di aspettative mai mantenute e per giunta in procinto di diventare madre. Forse è proprio questo a renderla oggi così interessante: non più l’eroina impeccabile, ma una figura imperfetta, fragile, specchio di tante trentenni e quarantenni che si sono trovate a chiedersi la stessa cosa: come ci sono arrivata a questo punto?

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