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“Abbandoneremo i nostri paesi, lasceremo alle spalle la nostra madrepatria e diventeremo un tutt’uno con questa terra. Non abbiamo né nazione, né filosofia, né ideologia. Andiamo dove siamo necessari, combattendo non per un paese, non per un governo, ma per noi stessi. Non ci serve un motivo per combattere. Combattiamo perché siamo necessari. Saremo il deterrente per coloro che non hanno altra risorsa. Siamo soldati senza frontiere, il nostro scopo è definito dall’era in cui viviamo. A volte dovremo vendere noi stessi e i nostri servizi. Se i tempi lo richiederanno, saremo rivoluzionari, criminali, terroristi. E sì, forse andremo tutti all’inferno, ma quale posto migliore per noi di questo? È la nostra unica casa, il nostro paradiso e il nostro inferno. Questo è Outer Heaven.”

Hideo Kojima lo ha fatto di nuovo con l’uscita di Metal Gear Solid 3 – Snake Eater; dove il pubblico già scottato dalla delusione di non aver giocato il sequel che desideravano con Sons of Liberty, la possibilità di tornare a prendere i comandi di Snake con un eventuale terzo capitolo era l’unico sogno possibile da coltivare. Poi l’annuncio, la realizzazione e la parziale delusione: uno Snake ci sarebbe stato, ma la corda di Kojima avrebbe teso al passato, abbracciando la storia di origini, quelle di Big Boss.

Soldato leggendario intriso di una malinconia romantica che si espande a macchia d’olio rosso sul campo di battaglia bianco. Una purezza di intenti e ideali che incontra gli interessi altrui, i sotterfugi, tradimenti, l’essere una pedina al servizio di altri. E poi la guerra, la sua stessa idealizzazione e creazione di realtà personali. Inutile sottolineare l’ovvio nell’azzardare affermazioni forti riguardo la scrittura di questo personaggio: è il cuore pulsante dell’intera Metal Gear Saga, che attraversa periodi, scontri e contesti storici, inseguendo il suo sogno di nazioni libere, popoli liberi, uno sguardo dato da cicatrice nascoste.

Non vogliamo soffermarci sulla narrazione attorno Big Boss. Di materiale ne è presenta a sufficienza, però possiamo provare a rispondere ad una domanda lecita da chi guarda il franchise da fuori o apprezza i focus specifici su alcuni dettagli spesso ignorati: cosa rende Big Boss così speciale?

I geni di Big Boss

metal gear solid 3 snake
Art di Big Boss in Metal Gear Solid 3 – ©Konami

Dopo gli eventi di Metal Gear e Metal Gear 2 sappiamo che i resti di Big Boss sono al centro della richiesta dei terroristi di Metal Gear Solid. Naomi nelle tante e diverse conversazioni con Snake – uno dei due cloni assieme a suo fratello Liquid – afferma che in Big Boss ci siano geni soldato naturali. In un franchise che fa dell’eredità genetica – come fisica – un punto nevralgico della narrazione, è bene chiedersi cosa ci sia in questi geni definiti in via naturale tra i migliori esistenti al mondo, in una saga che ha visto tanta sperimentazione genetica, assieme alla manipolazione di poteri soprannaturali.

Potrebbe essere terribilmente banale dire che, in fin dei conti, Big Boss tra tutto il pantheon di personaggi presenti, è quello che non ha nulla di speciale. Fisicamente imponente, un genio per tattica, strategia e fiuto, ma è una persona semplicemente frutto di un addestramento preciso, come già sottolineato da The Boss, alimentato da ideali che divampano nel momento in cui gli stessi sembrano perdersi davanti l’avidità e la menzogna.

Ma nell’intero franchise ci sono diversi momenti che hanno destato sospetti sulla gestione ed equilibrio di questo particolare dettaglio. In Metal Gear Solid 3, Big Boss annienta The Boss, superandola in tutto. A posteriori ci adagiamo sulla convinzione che la stessa The Boss abbia lasciato la vittoria in mano al suo pupillo proprio per forgiarlo e diventare ancora più forte nella maturazione e creazione di ideali. In Metal Gear Solid 2 Raiden, che ci viene presentato come un soldato dal grande potenziale, ma privo di forti esperienze, spesso è al pari di Snake.

Fosse stato anche Raiden nel progetto Les enfants terribles avremo avuto una risposta facile e senza dubbi, ma tant’è, egli ne è fuori, ottenendo il potenziamento da ninja cyborg solo in futuro. Ciliegina finale, in Metal Gear Solid 5, il “nostro” Big Boss che acquisisce forza, ricordi e volontà tramite ipnosi. Di fatto, un uomo normale che diventa un super soldato, giacché si convince di essere proprio Big Boss.

La fragilità dell’essere normali

Art di Big Boss in Meatl Gear Solid Peace Walker – ©Konami

E alla fine la storia si ripete anche in Metal Gear Solid 3 nel modo in cui il personaggio ci viene presentato e al relativo fallimento iniziale della missione. Snake fallisce, cade, deve rialzarsi e ricucirsi, mimetizzarsi nel mondo circostante, diventare tutt’uno con esso per poi emergere dall’ombra. Dove il muscolo non può arrivare, la mente può elaborare.

È quasi romantico pensare che tutta l’avventura di Metal Gear Solid 3 sia una modellazione totale del personaggio di Big Boss, quello che – tra tutti – forse raggiunge una piena maturazione in Peace Walker, tanto nelle azioni che nella costruzione del suo sogno di un mondo senza frontiere.

Sogni, ideali, volontà. Ritornando al punto iniziale: cosa rende così speciale Big Boss? Nulla e il messaggio che sembra serpeggiare è quello della potenza del carisma. In un momento dove il franchise stava tessendo la sua tela dietro a poteri speciali, sperimentazione genetica e simili, Big Boss, il soldato perfetto, si armava dei suoi sogni e del suo carisma (e dei suoi geni naturali, ovviamente) per costruire la sua Outer Heaven. Il sogno elevato. Il sogno impossibile.

Solo un uomo

Venom Snake in Metal Gear Solid 5 – ©Konami

Ma è il carisma la chiave di tutto, come lo dimostrano anche eventi nel nostro quotidiano o, per rimanere in tema, la potenza drammaturgica e straziante della missione 43 di Metal Gear Solid 5. Se si vuole cercare l’unicità del personaggio di Big Boss potremmo trovarla tutta lì. Noi al suo posto cosa avremmo fatto?

La chiusura di Big Boss è lì, in quei momenti finali di Metal Gear Solid 4. In un cimitero, dove i serpenti muoiono e le leggende si concludono, lasciamo spazio ad un futuro che vedrà in quella tomba la storia di un patriota (la chiusura definitiva del cerchio con Metal Gear Solid 3 è magnifica) e un corpo che giace a terra. Un corpo. Un uomo. John.

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Classe 1989. Gabriele Barducci scrive di Cinema e serie tv. Dal 2022 è responsabile dell'area videogiochi di ScreenWorld. Comincia a scrivere di Cinema e serie tv nel 2012 accompagnando gli studi in Scienze della Comunicazione presso l'università di Roma La Sapienza. Nel 2016 entra nella redazione di The Games Machine occupandosi anche di videogiochi, mentre dal 2017 è nello staff della rivista di cinema Nocturno.