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Dopo una lunga attesa, villain  che sono passati da pilastri dell’era cosmica del Marvel Cinematic Universe a comparse frettolosamente dimenticate, finalmente è pronta per esordire sul grande scherno la First Family marveliana dell’MCU. Con Fantastici Quattro: L’inizio (Fantastic Four: First Steps), il supergruppo che ha dato i natali alla Marvel Fumettistica irrompe nel franchise, a pochi giorni dall’uscita dall’atteso, nuovo esordio di un altro caposaldo del fumetto, Superman.

Come per l’ultimo figlio di Krypton, anche nel caso della famiglia Richards si spera che la loro nuova avventura cinematografica possa incuriosire nuovi appassionati e appassionate, o ricordare ai veterani del mondo marveliano alcune delle storie più emblematiche dei Fantastici Quattro, passando dalla Silver Age sino alle loro più recenti imprese.

Quest’uomo, questo mostro (Fantastic Four #51)

'This Man...this monster!' metti Ben Grimm davanti a una scelta tremenda
‘This Man…this monster!’ metti Ben Grimm davanti a una scelta tremenda – © Marvel Comics

Dei Fantastici Quattro, Ben Grimm è il più tormentato, considerato come i raggi cosmici lo hanno reso un mostro, rispetto ai suoi compagni. Sin dalle prime storie si respira una certe tensione tra Ben e Reed, che pur sentendosi in colpa e ossessivamente in cerca di una soluzione per l’amico, viene visto da Ben come responsabile della sua condizione.

Quando uno scienziato inganna Ben Grimm facendogli credere di poter curare la sua condizione, la Cosa rimane affascinato dalla possibilità di potere tornare al suo vecchio aspetto. Tuttavia, si scopre come lo scienziato non sia un benefattore, bensì interessato a rubare l’aspetto di Ben per potersi infiltrare tra i Fantastici Quattro e distruggerli.

Nel momento in cui Ben scopre la verità, messo di fronte alla scelta di poter avere una vita normale e salvare l’amico Reed Richards, rinuncia alla propria occasione di felicità per affetto verso la sua famiglia.

Lee e Kirby spingono al massimo sul concetto di dualità uomo/mostro, confermando come il Marvel Universe dei primi anni ’60 fosse un laboratorio narrativo in cui la fascinazione dei poteri dei supereroi tipico della Golden Age lascia spazio a una visione più profonda, in cui i poteri cessano di essere una benedizione per divenire spesso una maledizione.

La storia della nostra vita

Fantastici Quattro - La storia della nostra vit
Fantastici Quattro – La storia della nostra vita – © Marvel Comics

Ripercorrere la storia dei Fantastici Quattro da una prospettiva completamente differente, calandoli in un universo narrativo più reale e concreto. Pur mantenendo il loro punto di origine, il viaggio nel cosmo che li ha dotati dei loro poteri, questi Fantastici Quattro violano quel tacito patto di eterna giovinezza che rende immortali i personaggi, mostrando come si sarebbe sviluppata altrimenti la loro vita.

In occasione del 60° anniversario della nascita dei Fantastici Quattro, l’esistenza dei quattro eroi newyorkesi viene rielaborata per essere uno specchio del mondo reale, dal 1961 a oggi. Sullo sfondo della Guerra Fredda e della Corsa allo Spazio, un terribile incidente dona grandi poteri a quattro aspiranti astronauti, lanciandoli in una girandola di eventi che li consacra rapidamente come eroi, ma altrettanto rapidamente li rende vittime della loro nuova vita.

Passando attraverso i momenti più iconici del mito dei Fantastici Quattro, Mark Russell mescola finzione e realtà, intreccia la dimensione eroica con le fatiche della quotidianità mostrando il lato oscuro del supereroe, dando corpo soprattutto alle debolezze di Reed Richards e alla sua ossessione del controllo.

Antitesi

I Fantastici Quattro e Silver Surfer in Antitesi
I Fantastici Quattro e Silver Surfer in Antitesi – © Marvel Comics

La grande nemesi dei Fantastici Quattro è sempre stata Galactus, il divoratore di mondi. Dalla sua prima apparizione, preceduto dal suo araldo Silver Surfer, Galactus è stato un nemico temibile per gli FQ, capace di ritagliarsi un ruolo centrale in grandi saghe del mondo marveliano. Ma cosa potrebbe accadere se questa forza cosmica dovesse morire?

E’ quanto accade in Antitesi, dove Silver Surfer arriva ad avvisare i Fantastici Quattro della morte di Galactus, l’unico essere della galassia che potrebbe fermare una minaccia tremenda per il nostro mondo, l’arrivo di Antitesi, un avversario che si appresta a lasciare la zona negativa per abbattersi sul nostro pianeta.

Scritta da Mark Waid e disegnato dalla leggenda Neil Adams, Antitesi scava profondamente nell’animo di Reed Richards, mettendo in evidenza il suo senso di responsabilità per il ruolo che sente di dovere interpretare nella comunità supereroica, spingendolo al punto di chiedersi quanto questa sua idea possa rivelarsi autodistruttiva.

Waid ricerca lo spirito originario dei Fantastici Quattro, rendendolo il fondamento della sua storia, realizzando una trama che sia al contempo superlativa sul piano narrativo quanto su quello visivo, tratto distintivo dell’arte di Adams. Il merito dell’autore è avere trovato una perfetta sintesi tra la sua visionarietà e la tradizione del disegno kirbyano, specialmente per la ricostruzione della componente tecnologica.

1234

Reed Richards in Fantastici Quattro: 1234
Reed Richards in Fantastici Quattro: 1234 – © Marvel Comics

L’accoppiata Jae Lee e Grant Morrison scrivono uno dei migliori capitoli della storia dei Fantastici Quattro, andando a sondare con particolare intensità non solo l’intimo della famiglia ma anche quella di uno dei loro nemici per eccellenza, Victor von Doom. L’incipit di 1234, per come è stato raccontato dallo stesso Morrison, nasce da un’intuizione piuttosto particolare:

Grant Morrison su 1234

“Ho elaborato tutta questa roba freudiana. La cosa dell’incesto nei Fantastici Quattro. Quello che hai è una famiglia. Ci sono Reed e Sue, la mamma e il papà. Johnny è il fratello maggiore e Ben è il piccolo pazzo neonato. Ma in questa situazione hai Johnny e Sue – fratello e sorella! Quindi c’è una cosa dell’incesto che i Fantastici Quattro nascondono. Ho guardato e ho detto, okay, Sue vuole effettivamente scopare Johnny e Johnny vuole scopare Sue. Quindi come fai? Creano Namor, il Sub-Mariner che è sempre stato legato a Johnny. La Torcia Umana e il Sub-Mariner sono sempre stati insieme dagli anni ’40. Namor è il lato oscuro, torbido, acquoso, sporco di tutto ciò. E Johnny è luminoso, volatile. Quindi non si scopa la sorella, ma Namor lo fa.”

Intuizione impossibile da realizzare in seno alla Marvel, ma l’idea di mettere in crisi i rapporti familiari dei Fantastici Quattro era decisamente promettente.

I Fantastici Quattro 1234 è una lettura eccezionale per diverse ragioni, non ultima delle quali è come Morrison e  Jee Lee siano riusciti a mettere a buon uso la volontà di Doom di distruggere la Fantastic Family. L’arte di Lee è una delle più distinte nel settore, uno stile a tratti volutamente grottesco che diventa eco perfetto per le tensioni narrative di Morrison. Il risultato è stupefacente; un ritratto vivido dei personaggi più iconici del pantheon Marvel che si trasforma in immagini da incubo ad ogni pagina

Il merito principale di Fantastici Quattro: 1234 è la cura con cui Morrison mettere i diversi personaggi davanti alle proprie questioni irrisolte, con particolare attenzione al più intricato dei membri del clan Richard, Ben Grimm.

I Fantastici Quattro di Jonathan Hickman

I Fantastici Quattro di Jonathan Hickman
I Fantastici Quattro di Jonathan Hickman – © Marvel Comics

La lunga vita editoriale dei Fantastici Quattro ha fatto sì che la formazione guidata da Mr Fantastic sia stata protagonista di grandi pagine della storia marveliana, ma che sia stata anche al centro di momenti meno brillanti. La natura spiccatamente sci-fi di questi eroi, infatti, era un’arma a doppio taglio, se affidata a autori che non padroneggiandone al meglio le peculiarità tendono a lasciarsi prendere la mano, creando situazioni sin troppo surreali.

La conseguenza è un progressivo allontanamento dei protagonisti dalla loro essenza, un rischio affrontato anche dai Fantastici Quattro, che hanno tuttavia beneficiato di uno dei narratori più apprezzati del presente marveliano: Jonathan Hickman. Hickman arriva su FQ dopo Dark Reign, maxi-evento discusso, e ha il difficile compito di riportare la Fantastic Family ai fasti di un tempo.

Hickman all’epoca era ancora un giovane autore, che si trova a dover gestire uno dei pilastri del Marvel Universe. Oggi siamo abituati a riconoscere a Hickman una narrazione particolarmente attenta alla costruzione del telaio narrativa, come dimostrato con la sua gestione di X-Men, ma nel momento in cui approda alla guida dei Fantastici Quattro ha di fronte la prima, grande sfida come autore. E sceglie di rivoluzionare l’approccio del racconto seriale tornando alle origini del concept stesso.

Le prime storie dei Fantastici Quattro di Hickman sembrano volersi isolare dalla continuity marveliana, sono fortemente centrati sui personaggi e hanno un respiro compresso, come fossero una serie di micro-racconti isolati. Scelta coraggiosa, che aiuta inconsciamente anche il lettore neofita a stabilire un contatto con questi personaggi, ritraendone le peculiarità individuali e mostrando le meccaniche di base della loro alchimia familiare.

Passaggio obbligato per poi dare una brusca sterzata verso una narrazione più corposa. Il talento di abile burattinaio di Hickman si manifesta tramite una costruzione narrativa che omaggi l’animo primigenio dei Fantastici Quattro, attingendo alla matrice fantascientifica dell’idea originale, rendendola fresca e appassionante, legandola soprattutto al concetto di famiglia tipico dei personaggi.

La ricorrente scena della colazione, momento quasi liturgico per la famiglia Richards, e il tono dei dialoghi nei momenti più intimi risulta la matrice più autentica della gestione Hickman, che nonostante ricordi l’essenza del mito dei Fantastici Quattro viene parzialmente penalizzata da una componente grafica non sempre all’altezza. Apprezzabile, ma non al livello della profondità di testi di Hickman, anche se va riconosciuto il merito di avere abbandonato l’abuso di splash page, rendendo questo elemento visivamente strepitoso più funzionale a trasmettere un sense of wonder quasi sbiadito nelle precedente gestioni.

Molecole instabili

Molecole Instabili
Molecole Instabili – © Marvel Comics

E se i Fantastici Quattro, in realtà, fossero quattro persone normali, alle prese con le difficoltà quotidiane dell’America degli anni ’60? Da questo interrogativo, James Sturm immagina un ritratto acido e greve della First Family, sontuosamente ritratta da Guy Davis. Un ribaltamento della concezione dei personaggi, in cui l’ispirazione positiva e a tratti ingenua di Lee e Kirby diventa ritratto di una società fortemente squilibrata, le cui pressioni esercitano un potere distruttivo su quattro persone comuni.

Prendendo come titolo l’invenzione di Richards che consente ai FQ di poter indossare divise che non blocchino i loro poteri ma anzi li esaltino, Molecole Instabili priva Reed Richards e compagni della loro dimensione supereroica per renderli figli di un’America in cui tensioni sociali, ansie politiche e crisi familiari sono la loro realtà.

Quei moti personali come scienza, emancipazione ed eroismo che hanno reso celebre il quartetto, lasciano spazio a una versione distorta dei loro tratti distintivi. Sturm stravolge l’essenza dei personaggi e li rendi sconcertantemente vivi, reali nella loro faticosa esistenza, macchiate da ombre più che da luci.

Questa vena di marcata riscrittura della Fist Family, rende Molecole Instabili: La Vera Storia dei Fantastici Quattro una lettura di grande fascino, capace di accontentare sia i cultori della famiglia Richards che coloro che si avvicinano per la prima volta al Baxter Building.

I Fantastici Quattro di John Byrne

I Fantastici Quattro di John Byrne: alleati del Dottor Destino?
I Fantastici Quattro di John Byrne: alleati del Dottor Destino? – © Marvel Comics

Con Ritorno alle origini (Back to the basics, Fantastic Four (1961) #232), Byrne vuole riportare la famiglia Richards alle sue origini, non tanto narrative quanto concettuali. Più indicativo il titolo originale, Back to the basics, dove basics, con un gioco di parole idiomatico, punta a quel carattere di avventura scientifica che in casa Marvel faticava a trovare spazio.

Byrne, quando nel 1981 prese le redini delle avventure dei Richards, decise di cambiare rotta. Una fantascienza che fosse meno spettacolare e pretenziosa e più legata alle particolarità dei personaggi, che fosse veicolo delle loro personalità e che, anzi, li mettesse a dura prova. Sin dalla sua prima storia, dallo scontro con Diablo, è evidente come l’attenzione di Byrne sia rivolta alla reazione emotiva, singolare e corale, del gruppo davanti alle avversità.

Ne risulta una narrazione articolata che ci consente di assistere ad esempio a un’affermazione importante del carattere di Susan Storm. In Fine dell’Infanzia, Susan resiste alla manipolazione di una giornalista che tenta di affermare il suo ruolo di damsel in distress all’interno del gruppo, manifestazione evidente di una propria centralità che pecca di ingenuità con la sensibilità odierna, ma è nel vivo dell’azione che il suo apporto e i suoi poteri si rivela spesso decisivi.

Un ritratto dei Fantastici Quattro che contempla il ritorno di personaggi storici del loro mito, come Galactus e Destino. In particolare. il dittatore di Latveria riveste un ruolo importante all’interno delle prime storie di Byrne, facendolo passare da nemico storico a necessario male per la Latveria (Questa terra è mia).

La presenza ricorrente di figure aliene, con una relazione sempre più stretta con gli Inumani, e le comparsate di eroi marveliani come Doctor Strange, Capitan America o Iron Man riaffermano la vocazione fantascientifica degli esploratori per eccellenza dell’universo fumettistico marveliano.

La dimostrazione di come Byrne non si sia limitato dare nuova linfa ai Fantastici Quattro, riprendendo anche il design tecnologico tipico di Kirby, ma ne abbia compreso i suoi caratteri essenziali, i basics cui fa riferimento quel titolo d’apertura, dando vita a una run storica che è stato spesso, non immeritatamente, giudicata come uno dei più grandi fumetti di sempre.

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Classe '81, da sempre appassionato di pop culture, con particolare passione per il mondo dei comics e la fantascienza. Dal 2015 condivide queste sue passioni collaborando con diverse testate, online e cartacee. Entra nella squadra di ScreenWorld come responsabile dell'area editoria con una precisa idea: raccontare il mondo del fumetto da una nuova prospettiva