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Durante una festa natalizia alla Casa Bianca, Donald Trump ha svelato uno dei progetti più ambiziosi e controversi della sua presidenza: la costruzione di un arco di trionfo monumentale a Washington DC. Un’opera che, secondo le parole del presidente, non solo rivaleggerà con il celebre Arco di Trionfo parigino, ma “lo surclasserà in ogni aspetto“. L’annuncio è arrivato in un momento delicato per milioni di americani che si trovano a fare i conti con l’aumento vertiginoso del costo della vita. Mentre oltre 20 milioni di cittadini si preparano a fronteggiare aumenti drastici dei premi dell’assicurazione sanitaria, il presidente ha scelto di dedicare parte del suo discorso a illustrare quella che definisce una priorità della politica interna: un monumento che celebri la grandezza americana.

Stiamo costruendo un arco, come l’Arco di Trionfo“, ha dichiarato Trump mescolando inglese e francese davanti agli ospiti della Casa Bianca. “Lo stiamo costruendo vicino al ponte di Arlington, al cimitero di Arlington, di fronte al Lincoln Memorial… ed è qualcosa di davvero speciale. Sarà come quello di Parigi, ma onestamente lo supererà in ogni aspetto. L’unica cosa che hanno i francesi è la storia“. Il progetto è stato affidato a Vince Haley, ex speechwriter del presidente e collaboratore di lunga data di Newt Gingrich, che ora dirige il Consiglio per la politica interna della Casa Bianca. “Vince è incredibile in materia di politica e abbiamo un progetto che sarà incredibile“, ha sottolineato Trump, aggiungendo che l’arco rappresenterà “qualcosa di davvero speciale” per gli Stati Uniti.

Il riferimento all’Arco di Trionfo di Parigi non è casuale. Il monumento francese, costruito tra il 1806 e il 1836 sugli Champs-Élysées per volontà di Napoleone Bonaparte, onora coloro che morirono combattendo per la Francia durante le guerre rivoluzionarie e napoleoniche. È uno dei simboli più iconici della capitale francese e rappresenta un traguardo architettonico che ha attraversato i secoli. Trump, tuttavia, non sembra intimidito dal confronto con un’opera così carica di storia e significato. Il presidente ha garantito che il nuovo arco americano non si limiterà a eguagliare quello parigino, ma lo surclasserà completamente. La location scelta è di per sé simbolica: situato vicino al ponte di Arlington e di fronte al Lincoln Memorial, l’arco si inserirà in uno degli scenari più evocativi della capitale americana, a pochi passi dal cimitero nazionale di Arlington dove riposano migliaia di veterani.

L’iniziativa è pensata anche come celebrazione del 250° anniversario dell’indipendenza degli Stati Uniti, che cadrà nel 2026. Un momento storico che Trump intende marcare con un simbolo tangibile della potenza americana, un monumento che possa competere con le grandi opere europee e affermare la supremazia architettonica e culturale degli Stati Uniti. Tuttavia, il tempismo dell’annuncio ha sollevato più di una perplessità. In un momento in cui la popolazione americana affronta difficoltà economiche concrete, destinare risorse e attenzione politica a un progetto monumentale di questa portata appare a molti osservatori come una scelta quanto meno discutibile. La logica di questa iniziativa, insieme ad altri progetti come la nuova sala da ballo alla Casa Bianca, rischia di risultare difficile da comprendere per chi fatica ad arrivare a fine mese.

Non sono stati ancora resi noti i dettagli tecnici del progetto, né i costi previsti per la realizzazione. Restano aperti interrogativi sulla progettazione architettonica, sui tempi di costruzione e sulle modalità di finanziamento. Ciò che è certo è che Trump ha già messo in moto la macchina organizzativa, affidando la supervisione del progetto a uno dei suoi collaboratori più fidati. L’arco di trionfo rappresenta storicamente un simbolo di vittoria militare e di grandezza nazionale. Dalla Roma antica, dove questi monumenti celebravano i trionfi degli imperatori, fino alle capitali europee moderne, gli archi sono sempre stati espressioni di potere e ambizione. Trump sembra voler inserirsi in questa tradizione millenaria, rivendicando per l’America un posto di primo piano nel pantheon dei grandi monumenti mondiali.

La sfida lanciata a Parigi non è solo architettonica ma anche simbolica. In un’epoca in cui i rapporti tra Stati Uniti ed Europa attraversano fasi alterne, l’idea di superare uno dei simboli più rappresentativi della cultura europea suona come una dichiarazione di indipendenza culturale, oltre che come un’affermazione di orgoglio nazionale. Resta da vedere se il progetto troverà il sostegno necessario per essere realizzato nei tempi previsti e se riuscirà davvero a surclassare il modello francese, come promesso dal presidente. Nel frattempo, l’annuncio ha già acceso il dibattito pubblico, dividendo tra chi vede nell’arco un’opportunità per celebrare la grandezza americana e chi lo considera un progetto faraonico fuori luogo in un momento di difficoltà per milioni di cittadini.

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Diplomata alla Scuola Internazionale di Comics di Napoli - corso di sceneggiatura -, è impegnata in progetti di scrittura creativa e recensioni. Cresciuta con la consapevolezza che “All work and no play makes Jack a dull boy”. Paladina dello Sturm und Drang. Adepta del Lato Oscuro della Forza.