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Ci sono momenti nella storia in cui la cultura pop e la solennità istituzionale si scontrano in modi così improbabili da sembrare sceneggiature di una commedia satirica. Mercoledì scorso, al Pentagono, durante un servizio religioso, il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha offerto uno di questi momenti destinati a entrare negli annali delle gaffe più memorabili della storia politica americana. Hegseth intendeva invocare le sacre scritture per commemorare una missione di salvataggio di un pilota americano bloccato in Iran. Invece, ha recitato quasi parola per parola il falso versetto biblico che Samuel L. Jackson pronuncia nel ruolo di Jules Winnfield in Pulp Fiction di Quentin Tarantino, poco prima di sparare a un uomo.

La scena del film è iconica. Jackson, vestito di nero, con i capelli afro e un’espressione tra il mistico e il vendicativo, recita quello che presenta come Ezechiele 25:17 prima di giustiziare un malcapitato. È uno dei momenti più citati del cinema degli anni Novanta, ma di biblico ha ben poco: Tarantino aveva infatti preso spunto da un film di arti marziali giapponese del 1973, “Bodyguard Kiba”, sostituendo semplicemente “il Signore” a “Chiba il bodyguard”. Durante il servizio al Pentagono, Hegseth ha spiegato all’assemblea che la preghiera era stata recitata dalla missione Combat Search and Rescue denominata “Sandy 1” in Iran. “La chiamano CSAR 25:17, che penso sia un riferimento a Ezechiele 25:17“, ha detto il segretario, invitando tutti a pregare con lui.

Poi ha letto: “Il sentiero dell’aviatore abbattuto è disseminato da ogni parte dalle iniquità degli egoisti e dalla tirannia degli uomini malvagi. Benedetto colui che nel nome del cameratismo e del dovere conduce gli smarriti attraverso la valle delle tenebre, perché egli è veramente il custode di suo fratello e il ritrovatore dei figli perduti. E io mi abbatterò su di te con grande vendetta e ira furiosa su coloro che tentano di catturare e distruggere mio fratello, e tu conoscerai il mio nominativo quando sfogherò la mia vendetta su di te. Amen“. Confrontando le parole con il monologo originale di Jules Winnfield, le differenze sono minime. La struttura, il ritmo, persino la cadenza drammatica sono identici.

La gaffe è stata individuata per prima dal blog religioso e politico A Public Witness, scatenando immediate reazioni tra studiosi biblici, cinefili e commentatori politici. Perché in effetti, il vero Ezechiele 25:17 della Bibbia di Re Giacomo è molto più conciso e meno cinematografico: “Ed eseguirò su di loro grande vendetta con furiosi rimproveri; e sapranno che io sono il Signore, quando eseguirò la mia vendetta su di loro“. Niente sentieri, niente valli delle tenebre, niente custodi di fratelli. La questione diventa ancora più curiosa quando si considera la genealogia di questo falso versetto. Tarantino non lo aveva inventato di sana pianta: lo aveva scoperto in “Bodyguard Kiba”, un film di arti marziali giapponese in cui il protagonista recitava un testo simile, erroneamente attribuito già allora a Ezechiele. Il regista aveva semplicemente adattato il testo al suo stile, creando uno dei momenti più memorabili della sua filmografia.

Hegseth, ex conduttore di Fox News nominato da Donald Trump a capo del Dipartimento della Difesa dopo la rielezione del tycoon, ha giurato il 25 gennaio 2025. È entrato in carica come “29esimo segretario alla Difesa prima che il nome del dipartimento venisse cambiato il 5 settembre 2025” in Dipartimento della Guerra degli Stati Uniti, secondo la biografia ufficiale del Pentagono. Ma l’episodio della preghiera non è stato l’unico momento in cui Hegseth ha mescolato riferimenti religiosi e retorica controversa. Durante una conferenza stampa il giorno successivo, giovedì mattina, il segretario ha nuovamente invocato la Bibbia, questa volta paragonando i giornalisti ai farisei, le figure del Nuovo Testamento che si opponevano a Gesù.

Accusando i media di negatività costante riguardo all’attacco americano in Iran, Hegseth ha dichiarato: “Vedete, i farisei, le cosiddette élite autoproclamate del loro tempo, erano lì per assistere, per scrivere tutto, per riferire. Ma i loro cuori erano induriti. Anche se hanno assistito a un letterale miracolo, non importava. Erano lì solo per spiegare via la bontà in nome della loro agenda“. Il paragone implicito tra Trump e Gesù non è passato inosservato, scatenando ulteriori polemiche sulla retorica sempre più messianica utilizzata da alcuni membri dell’amministrazione. L’analogia tra i giornalisti scettici e i farisei ciechi davanti ai “miracoli” ha suscitato reazioni indignate da parte delle associazioni di stampa.

L’intera vicenda solleva questioni che vanno oltre la semplice gaffe culturale. In un’epoca in cui le linee tra intrattenimento, politica e religione diventano sempre più sfumate, l’episodio di Hegseth rappresenta un caso di studio perfetto. Come può un alto funzionario governativo confondere un monologo cinematografico con un testo sacro durante un servizio religioso ufficiale? E cosa dice questo sulla preparazione, sulla cultura o semplicemente sulla consapevolezza di chi ricopre posizioni di tale responsabilità? C’è anche un elemento di ironia quasi tarantiniana nella vicenda stessa. Il regista, noto per il suo amore per i riferimenti meta-cinematografici e per il gioco tra finzione e realtà, probabilmente non avrebbe potuto scrivere un epilogo più perfetto per quella scena di Pulp Fiction. Il falso versetto biblico, nato in un film di arti marziali giapponese, reinventato in un cult movie americano, è ora entrato nel linguaggio ufficiale del Pentagono attraverso la voce del segretario alla Difesa.

Il Dipartimento della Difesa non ha rilasciato commenti ufficiali sulla gaffe, limitandosi a pubblicare il video integrale del servizio religioso. Intanto, sui social media, l’hashtag con il nominativo “Sandy 1” è diventato virale, con migliaia di utenti che citano scene di Pulp Fiction mescolate a parodie di comunicati militari. Resta da vedere se Hegseth affronterà pubblicamente l’errore o se l’episodio verrà semplicemente lasciato affondare nel ciclo infinito delle notizie. Una cosa è certa: la prossima volta che qualcuno citerà Ezechiele 25:17, molti si chiederanno se stia parlando della Bibbia o se stia semplicemente rendendo omaggio a uno dei film più influenti degli ultimi trent’anni.

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Diplomata alla Scuola Internazionale di Comics di Napoli - corso di sceneggiatura -, è impegnata in progetti di scrittura creativa e recensioni. Cresciuta con la consapevolezza che “All work and no play makes Jack a dull boy”. Paladina dello Sturm und Drang. Adepta del Lato Oscuro della Forza.