La propaganda digitale iraniana ha raggiunto un nuovo picco di provocazione con un video generato dall’intelligenza artificiale che mostra Gesù Cristo mentre scaraventa Donald Trump all’inferno. Il filmato, pubblicato dall’ambasciata iraniana in Tagikistan sui social media, rappresenta una risposta tagliente alle recenti dichiarazioni e ai contenuti pubblicati dal presidente degli Stati Uniti, che si era raffigurato in un’immagine che richiamava esplicitamente iconografia cristiana.
La vicenda affonda le radici in un post condiviso da Trump stesso su Truth Social lunedì scorso. Nell’immagine, generata anch’essa tramite intelligenza artificiale, il presidente americano appariva vestito con una tunica bianca, circondato da un’aura luminosa, mentre guariva un uomo in uno stile che richiamava le rappresentazioni pittoriche religiose tradizionali. Un’immagine che ha scatenato immediate polemiche, tanto da spingere Trump a cancellarla dopo poche ore, giustificandosi con una spiegazione che ha convinto pochi: “Era intesa come un dottore che rende le persone migliori. E io rendo le persone migliori. Le rendo molto migliori“.
Ma l’Iran ha colto l’occasione al volo per rispondere con la stessa moneta, solo con toni decisamente più aggressivi. Nel video dell’ambasciata iraniana, la scena parte proprio dall’immagine originale di Trump nelle vesti messianiche. La folla che lo circonda lo guarda con ammirazione, ma l’atmosfera cambia radicalmente quando Gesù in persona appare alle spalle del presidente americano. Il messia, in questa narrazione visiva costruita dall’intelligenza artificiale, si avvicina a Trump e con un singolo, devastante colpo al volto lo getta a terra insanguinato. Il terreno sotto i suoi piedi si apre rivelando un abisso infuocato nel quale il presidente precipita, mentre i volti della folla passano dall’adorazione allo shock più totale.
Il video, successivamente cancellato ma già ampiamente diffuso e ripubblicato, si inserisce in un momento di escalation verbale tra Trump e il Vaticano. Il presidente americano ha definito Papa Leone “debole sulla criminalità“, invitandolo a “concentrarsi sull’essere un grande Papa, non un politico“. La tensione è esplosa dopo un messaggio pasquale del pontefice in cui criticava apertamente la guerra, esortando “coloro che hanno armi” a “deporle“. Trump ha interpretato quelle parole come un attacco diretto alle sue operazioni militari contro l’Iran, innescando una serie di botta e risposta che ha coinvolto anche il vicepresidente JD Vance.
Vance, cattolico praticante, ha persino ammonito il Papa a “stare attento” quando parla di “questioni teologiche“, richiamando la “tradizione millenaria della teoria della guerra giusta” per giustificare determinati conflitti. Papa Leo, dal canto suo, ha risposto con fermezza dichiarando di non avere paura dell’amministrazione Trump e di voler continuare a “alzarsi in piedi e dire che c’è una via migliore“.
Trump, quando gli è stato chiesto del video iraniano, non ha commentato direttamente. Ha invece cercato di minimizzare la controversia dell’immagine originale sostenendo di averla cancellata perché “la gente era confusa” sulla sua interpretazione. Una spiegazione che suona quantomeno fragile, considerando la chiarezza dei simboli religiosi utilizzati nell’immagine.

L’uso dell’intelligenza artificiale per creare contenuti di propaganda non è certo una novità, ma la sfrontatezza con cui l’ambasciata iraniana ha utilizzato simboli sacri cristiani (dopo che Trump l’ha fatto nei giorni scorsi) per colpire un leader occidentale rappresenta un salto qualitativo nelle guerre mediatiche internazionali. Il fatto che Trump stesso avesse aperto la strada utilizzando immaginario religioso per autopromuoversi rende la situazione ancora più paradossale: è difficile lamentarsi di essere colpiti con le proprie stesse armi.
La vicenda solleva interrogativi più ampi sull’uso della religione nella comunicazione politica contemporanea. In un’epoca in cui i deepfake e i contenuti generati dall’AI possono essere creati in pochi minuti e diffusi a milioni di persone in pochi secondi, il confine tra satira, propaganda e blasfemia diventa sempre più sfumato. Ciò che per alcuni rappresenta una legittima critica satirica, per altri costituisce un’offesa intollerabile.
L’ambasciata iraniana in Tagikistan, pubblicando il video, ha dimostrato di saper sfruttare gli stessi strumenti di comunicazione digitale che l’Occidente usa quotidianamente, restituendo colpo su colpo in una battaglia fatta di immagini, simboli e narrazioni che viaggiano alla velocità della luce attraverso i social media. Il messaggio è chiaro: se Trump vuole giocare con i simboli sacri per alimentare il proprio culto della personalità, dovrà aspettarsi che altri giochino la stessa partita, ma con regole ancora più dure.
La questione resta aperta: fino a dove possono spingersi i governi nell’utilizzo di contenuti generati dall’intelligenza artificiale per scopi propagandistici. E soprattutto, quale sarà la prossima mossa in questa escalation di immagini sempre più provocatorie che attraversano il confine sottile tra comunicazione politica e guerra psicologica.
