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Quando il 24 novembre Ted Sarandos ha varcato la soglia dello Studio Ovale per un colloquio di oltre un’ora con Donald Trump, pochi sapevano che quella conversazione avrebbe potuto cambiare per sempre il volto dell’industria dell’intrattenimento. Dietro le porte chiuse della Casa Bianca si giocava una partita da 82,7 miliardi di dollari: l’acquisizione di Warner Bros. e HBO Max da parte di Netflix, un accordo che ridisegna completamente le gerarchie di Hollywood. Secondo fonti vicine all’incontro, l’agenda ufficiale prevedeva una discussione su temi ampi, inclusa la possibilità di incentivi fiscali federali per la produzione cinematografica. Ma la realtà è stata ben diversa. Gran parte del tempo è stata dedicata proprio alla maxi-operazione che avrebbe consegnato a Netflix uno degli studi storici di Hollywood, la casa di Batman, Harry Potter e di decenni di storia del cinema americano. Un portavoce di Netflix ha declinato ogni commento, ma i dettagli emersi dipingono il quadro di una strategia accuratamente orchestrata.

L’incontro tra Sarandos e Trump non è stato casuale né isolato. Bloomberg ha rivelato che il co-CEO di Netflix sarebbe uscito dalla Casa Bianca con l’impressione che lo streamer non avrebbe incontrato un’opposizione immediata dall’amministrazione presidenziale. Un’indicazione fondamentale in un momento in cui l’accordo deve ancora superare il vaglio delle autorità regolatorie e fronteggiare preoccupazioni antitrust già sollevate da figure politiche come la senatrice Elizabeth Warren. Ma come si è arrivati a questo punto? Ted Sarandos e sua moglie Nicole Avant, ex ambasciatrice statunitense alle Bahamas, hanno una lunga storia di sostegno al Partito Democratico, organizzando raccolte fondi per l’ex presidente Joe Biden. Eppure, negli ultimi mesi, Sarandos ha compiuto aperture significative verso il mondo di Trump. Già alla fine dello scorso anno, il capo di Netflix si era recato a Mar-a-Lago per una cena con il presidente prima della sua inaugurazione. Un gesto che ha segnato un cambio di rotta nelle relazioni tra il gigante dello streaming e la nuova amministrazione.

Durante un’apparizione ai Kennedy Center Honors intervistato dalla CNN, Trump stesso ha confermato di aver parlato recentemente con Sarandos, definendolo “una grande persona“. Il presidente ha inoltre dichiarato esplicitamente che sarà coinvolto nella decisione di approvare o bloccare l’accordo Netflix-Warner Bros., un’affermazione che sottolinea quanto la politica sia ormai intrecciata con le dinamiche di potere a Hollywood. Netflix ha bruciato sul tempo competitor di peso. Paramount-Skydance era data per favorita nell’acquisizione di Warner Bros., forte dei legami familiari di David Ellison con il presidente e della sua immensa ricchezza personale. Anche Comcast aveva presentato un’offerta competitiva. Invece, Netflix ha sorpreso tutti aggiudicandosi il deal. Tanto che Paramount-Skydance ha fatto sapere di stare valutando azioni legali, accusando Warner Bros. di aver condotto un processo di gara non equo.

Ma l’operazione non è priva di opposizioni. Se da un lato alcuni esponenti del settore vedono nell’accordo un’opportunità di consolidamento, dall’altro molti nella comunità creativa sollevano preoccupazioni serie. Registi premio Oscar come Sean Baker e Jane Fonda hanno già espresso dubbi pubblici. Dietro le quinte, diversi cineasti e produttori di primo piano stanno discutendo la possibilità di rilasciare una lettera aperta contro l’acquisizione. La loro paura? Che eliminando Warner Bros. come distributore cinematografico tradizionale, Netflix infligga un colpo fatale alle sale, già in difficoltà. Il dilemma per molti artisti è complesso: da una parte vorrebbero opporsi a un’operazione che minaccia il cinema come lo conosciamo, dall’altra temono ritorsioni dato che molti hanno progetti attivi con Netflix o contratti con la piattaforma. La speranza è raccogliere abbastanza firme da rendere la protesta abbastanza ampia da proteggere i singoli individui. Una questione di sicurezza nei numeri.

In un’intervista rilasciata a Variety nella primavera scorsa, Sarandos si era mostrato riservato riguardo all’incontro con Trump, definendolo un pasto privato. Quando gli era stato chiesto se Netflix avrebbe mai collaborato creativamente con i Trump, come ha fatto con Barack e Michelle Obama attraverso la loro società di produzione Higher Ground, Sarandos aveva glissato diplomaticamente: “Non so cosa faccia creativamente. Ha le mani piene“. Ora quelle mani, insieme a quelle di Sarandos, tengono in sospeso il futuro di uno dei più grandi studi di Hollywood. L’operazione deve ancora ricevere l’approvazione finale delle autorità regolatorie, un processo che potrebbe durare mesi e che vedrà inevitabilmente un intenso scrutinio pubblico. Le implicazioni vanno ben oltre i confini degli Stati Uniti: il modo in cui consumiamo film e serie, il ruolo delle sale cinematografiche, la concentrazione del potere mediatico sono questioni che riguardano il pubblico globale.

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Diplomata alla Scuola Internazionale di Comics di Napoli - corso di sceneggiatura -, è impegnata in progetti di scrittura creativa e recensioni. Cresciuta con la consapevolezza che “All work and no play makes Jack a dull boy”. Paladina dello Sturm und Drang. Adepta del Lato Oscuro della Forza.