X

Lo vedremo scendere dal motoscafo, sorridente come sempre, pronto a illuminare il red carpet del Lido. George Clooney torna alla Mostra del Cinema di Venezia, e questa volta lo fa da protagonista assoluto: l’attore, regista e produttore statunitense riceverà il Leone d’oro alla carriera nell’83esima edizione del festival, che prenderà il via il prossimo 2 settembre 2026.

Un riconoscimento che corona una delle carriere più luminose e versatili di Hollywood, ma che Clooney accoglie con la sua proverbiale autoironia. “Ho vissuto tantissimi momenti straordinari a Venezia. La Mostra è senza dubbio il mio festival preferito”, ha commentato nell’accettare il premio. “Ricevere il Leone d’oro è un onore immenso. Probabilmente significa anche che sto invecchiando, ma va bene così“.

Quel “va bene così” racchiude tutta l’eleganza di un uomo che ha attraversato oltre trent’anni di cinema senza mai perdere il contatto con la realtà, senza mai lasciarsi sopraffare dal divismo. Perché George Clooney è uno degli ultimi volti classici hollywoodiani, di quelli che appena entrano in una stanza ne cambiano l’atmosfera. Elegante, solido, seduttivo ma con garbo: senza voler scomodare le leggende del passato, qualcosa di Cary Grant ce l’ha davvero.

La storia con il cinema inizia negli anni Novanta, quando appare tra i protagonisti di ER – Medici in prima linea, la serie che lo consacra al grande pubblico. Da quel momento in poi, Clooney costruisce mattone dopo mattone una carriera che è anche un modello comportamentale. Seduttivo senza mai strafare, capace di portare il suo fascino come si indossa una buona giacca, ma sempre con sobrietà. Certo, a volte ha gigioneggiato un po’, soprattutto con l’amico Brad Pitt nella trilogia di Ocean’s Eleven. Ma più spesso ha cercato personaggi solidi, profondi, sfaccettati nei quali immergersi con naturalezza e umanità.

Il suo lungo primo piano alla fine di Michael Clayton resta una delle inquadrature più eloquenti ed emozionanti della storia del cinema. Tre minuti di volto senza una singola parola, solo lui a sostenere il peso dello sguardo dello spettatore fino allo scorrere dei titoli di coda. Una prova di presenza scenica che pochi attori contemporanei saprebbero reggere.

Nel corso della sua carriera, Clooney ha vinto due Oscar: come miglior attore non protagonista per Syriana e come produttore per Argo, diretto dall’amico Ben Affleck. Ha collezionato quattro Golden Globes, incluso il Cecil B. DeMille Award, quattro SAG Awards (i premi del sindacato degli attori), un Emmy e un’infinità di altri riconoscimenti. Gli mancava proprio un Leone d’oro, e ora ne arriva uno che celebra l’intera sua parabola artistica.

Ma la versatilità di George Clooney non si ferma alla recitazione. Dai ruoli in film di guerra come Syriana ai thriller come Michael Clayton, dalle commedie sofisticate come Ocean’s Eleven e Fratello dove sei alla fantascienza con Gravity, dalle commedie agrodolci come Tra le nuvole ai progetti più ambiziosi da regista: Confessioni di una mente pericolosa, Good Night and Good Luck, Monuments Men. Senza dimenticare l’impegno come produttore di film e serie come la recente The Agency o Catch 22.

Dichiarazione

“George Clooney è un artista completo e carismatico, appassionato e originale. Un attore capace di abitare lo schermo con una naturalezza disarmante, conferendogli il dono di far sembrare i suoi personaggi non solo credibili ma desiderabili, vicini e umani, grazie anche ad un fascino innegabile. Ma il suo lato seduttivo non è mai stato solo estetico. È una perfetta combinazione di glamour da star d’altri tempi, grande professionalismo e sensibilità moderna. Ha attraversato i generi con versatilità preziosa.” – Alberto Barbera, direttore artistico della Mostra.

E poi c’è l’altra faccia di Clooney, quella che va oltre lo schermo. Ha usato parte dei suoi guadagni, e soprattutto ha messo in gioco la sua immagine, per sostenere i diritti umani, per risolvere il conflitto nel Darfur, per raccogliere fondi per il terremoto di Haiti del 2010, per aiutare le vittime dell’Undici settembre e dello tsunami del 2004. Non ha mai nascosto le sue posizioni politiche: convinto democratico, non ha mai celato la sua opposizione a Trump, al punto da prendere la cittadinanza francese insieme alla moglie Amal e ai figli Ella e Alexander.

Con Venezia, George Clooney ha un legame speciale che va oltre il cinema. È stato molte volte alla Mostra: da Out of Sight nel 1998 ad oggi, passando per Wolfs – Lupi solitari in coppia con Brad Pitt e lo scorso anno con Jay Kelly di Noah Baumbach. Il suo arrivo è sempre atteso, non solo per il lato glamour della passerella ma anche per i fan che lo adorano. E come dimenticare che proprio a Venezia, nel settembre 2014, ha sposato Amal Alamuddin in una cerimonia che ha trasformato la Serenissima nella capitale mondiale del gossip per qualche giorno.

Mentre si prepara a ricevere questo nuovo riconoscimento, George Clooney conferma di essere uno degli ultimi grandi volti di un’Hollywood che forse non esiste più. O forse esiste proprio grazie a figure come la sua, capaci di tenere insieme fascino da divo classico e sensibilità contemporanea, impegno sociale e leggerezza, professionalità rigorosa e autoironia. E se ricevere un Leone d’oro alla carriera significa invecchiare, lui ha ragione: va bene così. Perché pochi attori invecchiano con questa classe.

Condividi.

Figlia degli anni 2000. Amante del cinema fin da quando vide Pride & Prejudice per la prima volta. Laureata in Lettere Moderne, continua a scrivere di cinema sperando di farlo per sempre.