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Una cena insieme, una passeggiata, un pomeriggio al cinema o perfino qualcuno da portare a un matrimonio di famiglia. In Giappone da anni è possibile “noleggiare” una fidanzata per qualche ora, pagando una professionista perché interpreti il ruolo di una compagna durante un appuntamento. E quello che per molti può sembrare il soggetto di una commedia romantica è diventato un vero servizio, tanto da attirare sempre più attenzione anche fuori dal Paese.

Il funzionamento, almeno sulla carta, è piuttosto semplice. Il cliente consulta i profili disponibili sul sito di un’agenzia, sceglie la persona con cui vorrebbe trascorrere del tempo e prenota un incontro della durata stabilita. Da quel momento può organizzare una normale uscita: un caffè, una cena, una passeggiata, il cinema, un concerto oppure la partecipazione a un evento. In alcuni casi il servizio viene utilizzato perfino per presentarsi accompagnati a feste, matrimoni o occasioni familiari. Ma dietro la definizione di “fidanzata a noleggio” ci sono limiti molto precisi.

Non si tratta infatti di un servizio di escort e le principali agenzie vietano esplicitamente rapporti intimi, baci e altre forme di intimità. In molti casi sono proibiti anche gli incontri in hotel, abitazioni private o altri luoghi isolati, così come lo scambio di contatti personali tra cliente e professionista. Se le regole vengono violate, l’appuntamento può essere interrotto immediatamente. Anche un gesto apparentemente banale come tenersi per mano può dipendere dall’agenzia scelta e, in alcuni servizi, rappresentare persino un’opzione aggiuntiva. Uno dei portali giapponesi raccontati dalla stampa internazionale proponeva, per esempio, appuntamenti con una durata minima di due ore e una serie di extra che potevano essere aggiunti alla prenotazione.

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E poi naturalmente c’è il prezzo. Alla tariffa richiesta per il tempo trascorso insieme possono infatti aggiungersi le spese dell’intero appuntamento: ristorante, biglietti, trasporti e attività vengono generalmente pagati dal cliente. È proprio questo dettaglio ad aver sorpreso il content creator australiano Jorden Tually quando ha deciso di provare personalmente il servizio durante un viaggio in Giappone. Tually ha raccontato di aver dovuto superare diverse procedure prima di riuscire a organizzare l’esperienza, soprattutto perché voleva anche filmarla.

Alla fine ha trascorso del tempo con due “fidanzate a noleggio” e il conto complessivo ha superato i 447 dollari, considerando non soltanto la prenotazione ma anche le spese sostenute durante l’incontro. Però superato l’imbarazzo iniziale, il creator ha individuato anche un possibile lato meno bizzarro di quanto sembri a prima vista. Secondo Tually, un’esperienza del genere può togliere parte della pressione legata a un vero appuntamento e diventare, per alcune persone particolarmente timide, un’occasione per esercitarsi a parlare e acquistare maggiore sicurezza nelle interazioni sociali. Ed è proprio qui che la storia smette di essere soltanto una curiosità proveniente dal Giappone.

Dietro questi servizi c’è infatti anche un tema molto più ampio: la solitudine e la difficoltà crescente di costruire rapporti reali. Il fenomeno ha cominciato a suscitare interesse anche in Australia e Nuova Zelanda, dove sono nate esperienze simili basate soprattutto sulla compagnia e sul sostegno emotivo. Tra chi svolge questo lavoro c’è stata anche Kay Manuel, attiva sulla Gold Coast, che ha raccontato come la clientela possa essere molto eterogenea: uomini single di età differenti che non cercano necessariamente qualcosa di fisico, ma semplicemente qualcuno con cui parlare, uscire o condividere un’occasione nella quale non vogliono presentarsi da soli.

Il possibile beneficio, tuttavia, è anche ciò che divide maggiormente gli esperti. Se per qualcuno questi appuntamenti possono rappresentare un modo temporaneo per rompere l’isolamento o acquistare fiducia, altri sottolineano un limite difficile da ignorare: alla fine dell’incontro il rapporto termina perché era basato su una transazione economica.

La relationship expert Samantha Jayne ha messo in guardia proprio da questo rischio, osservando che la consapevolezza di essere in compagnia di qualcuno soltanto perché lo si sta pagando potrebbe perfino aumentare il senso di solitudine una volta terminato l’appuntamento. La consulente Susie Kim ha invece suggerito di considerare servizi simili eventualmente come un supporto, ma mai come un sostituto delle relazioni autentiche o di un percorso terapeutico quando necessario.

Il successo delle “fidanzate a noleggio”, insomma, racconta qualcosa che va ben oltre la stranezza del servizio. Si paga per alcune ore di quella normalità che solitamente dovrebbe nascere spontaneamente: una passeggiata insieme, qualcuno seduto di fronte durante una cena, una persona con cui parlare senza il timore di essere rifiutati. Ed è forse proprio questo, più del meccanismo del noleggio in sé, l’aspetto che rende il fenomeno così curioso e allo stesso tempo così profondamente legato al modo in cui stanno cambiando le relazioni.

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Classe 1991, scrive sul web da oltre dieci anni, trasformando la passione per i videogiochi e la cultura pop in una professione. Nel corso della sua carriera ha collaborato con alcuni dei principali siti italiani dedicati al mondo videoludico, trovando in Game-eXperience la sua casa per molti anni. Nel 2021 ha perfezionato il proprio percorso frequentando un corso di giornalismo online, consolidando l'esperienza maturata sul campo. Dal 2023 fa parte del gruppo editoriale Digital Dreams e, dall'inizio del 2026, scrive per CastleRock, ScreenWorld e BadTaste, occupandosi di videogiochi, cinema, serie TV e attualità legata al mondo dell'intrattenimento.