Il colosso del fast fashion Shein si trova al centro di uno scandalo che ha scosso la Francia e riacceso i riflettori sulle pratiche commerciali delle piattaforme e-commerce cinesi. Sul marketplace dell’azienda, accessibile ai consumatori francesi, sono state scoperte in vendita bambole sessuali con sembianze infantili, un prodotto che ha provocato un’ondata di indignazione pubblica e una reazione immediata delle autorità.
Il ministro degli Esteri francese Jean-Noel Barrot non ha usato mezzi termini: “La Commissione europea deve agire“. In un’intervista all’emittente pubblica France Info, Barrot ha dichiarato che Shein è “evidentemente in violazione delle norme europee” e che Bruxelles, dopo aver avviato alcune indagini, deve ora accompagnarle con sanzioni concrete. La posizione francese è chiara: non si tratta solo di una questione commerciale, ma di protezione dei minori e rispetto di standard etici fondamentali. La vicenda ha preso una piega drammatica mercoledì scorso, quando il governo francese ha mosso i primi passi per sospendere l’intera piattaforma online di Shein fino a quando non dimostrerà di rispettare le normative francesi. Una decisione forte, arrivata lo stesso giorno in cui l’azienda inaugurava il suo primo negozio fisico a Parigi, nel cuore della capitale della moda mondiale.

L’apertura dello store parigino, lungi dal rappresentare un momento di festa, si è trasformata in un evento controverso. Centinaia di manifestanti si sono radunati per protestare contro le pratiche lavorative di Shein e il suo impatto ambientale devastante. Una petizione online che chiedeva di bloccare l’apertura del punto vendita ha raccolto oltre 120.000 firme, segnale di un malessere diffuso che va ben oltre la questione delle bambole.
La procura di Parigi ha aperto un’inchiesta formale, mentre le autorità doganali francesi hanno ricevuto l’ordine di ispezionare circa 200.000 pacchi provenienti da Shein. Un’operazione di controllo su vasta scala che testimonia la gravità con cui le istituzioni francesi stanno affrontando la questione. Sul fronte europeo, la responsabile digitale dell’UE Henna Virkkunen era attesa per incontri con i ministri francesi per discutere “i potenziali prossimi passi da parte europea“. Il portavoce digitale dell’UE Thomas Regnier ha definito “estremamente preoccupante” la vendita di bambole con fattezze infantili, aggiungendo: “Non vogliamo vedere questi prodotti offerti ai cittadini europei“.

Tuttavia, Bruxelles ha chiarito che al momento non prevede di bloccare l’accesso alla piattaforma di Shein nell’ambito del Digital Services Act, il quadro normativo europeo che regola i servizi online e protegge i diritti degli utenti. Regnier ha precisato che una mossa del genere rappresenterebbe l’ultima risorsa e che la decisione spetterebbe comunque all’Irlanda, paese che ospita la sede europea di Shein. La Commissione europea sta consultando la Francia per determinare se i rischi identificati siano sistemici. In tal caso, ha assicurato Regnier, “la Commissione non esiterà ad agire“. La questione assume rilevanza particolare perché Shein non è nuova alle attenzioni del regolatore europeo.
Mentre le vendite online di Shein rimangono sospese in Francia in attesa di verifiche sulla conformità alle leggi nazionali, resta da vedere se l’Unione europea seguirà la linea dura invocata da Parigi. La vicenda solleva interrogativi cruciali su come regolare piattaforme globali che operano attraverso marketplace aperti, dove migliaia di venditori terzi possono listare prodotti senza controlli preventivi sufficientemente rigorosi.
Per Shein, che aveva pianificato un’espansione fisica in Europa proprio partendo da Parigi, lo scandalo arriva nel momento peggiore. L’azienda, che stava valutando anche una quotazione in borsa a Londra, si trova ora a dover ricostruire la propria credibilità non solo presso i consumatori, ma soprattutto presso i regolatori europei che hanno dimostrato di essere pronti a usare il pugno duro quando si tratta di proteggere i cittadini, e in particolare i minori, da prodotti pericolosi o eticamente inaccettabili.
