Non è mai colpa tua. Quattro parole che racchiudono l’essenza di un fenomeno sempre più pervasivo e dolorosamente silenzioso: la sextortion, quella forma di estorsione digitale in cui la vittima viene minacciata di vedere diffuso materiale intimo, reale o artificialmente creato, se non fornisce ulteriori contenuti, prestazioni sessuali o denaro. Chi sono le vittime? Contrariamente all’immaginario collettivo che associa la violenza digitale prevalentemente alle donne, nella sextortion online la maggioranza delle vittime è costituita da uomini, con una percentuale che raggiunge l’80% dei casi. Le persone colpite hanno età comprese tra i 18 e i 75 anni, provengono da contesti sociali, culturali e geografici estremamente diversi, includendo italiani e stranieri, persone con differenti orientamenti sessuali e situazioni relazionali.
È proprio questa trasversalità a rendere il fenomeno così insidioso: chiunque può trovarsi nel mirino dei truffatori, che operano sia come singoli individui sia all’interno di gruppi criminali organizzati, capaci di sfruttare internet e i social media con metodologie sempre più raffinate. La sextortion segue un processo strutturato, con fasi predeterminate volte a manipolare psicologicamente la vittima. La prima fase consiste nella creazione del primo contatto, basata sulla costruzione di una relazione apparentemente genuina. Il truffatore pone domande iniziali focalizzate su aspetti personali generici, che apparentemente servono a conoscersi meglio, ma in realtà mirano a carpire informazioni sensibili dalla vittima.

Una volta stabilito il primo contatto e ottenute sufficienti informazioni personali, si passa alla seconda fase: l’evoluzione verso temi erotici. Il truffatore utilizza il calore emozionale di una conversazione apparentemente intima per condurre gradualmente il discorso verso la sessualizzazione. Questa transizione avviene in modo calibrato, sfruttando la fiducia costruita nelle interazioni precedenti. La terza e ultima fase è quella della registrazione e del ricatto. Quando la vittima è coinvolta in conversazioni di natura intima o ha condiviso materiale sensibile, questo viene registrato di nascosto e successivamente utilizzato per minacciare la diffusione. L’obiettivo finale è ottenere denaro, favori o ulteriori contenuti sessuali, intrappolando la vittima in un circolo vizioso di paura e vergogna.
Esistono però alcuni segnali che dovrebbero far scattare un campanello d’allarme. Tra le red flag più significative c’è il cambio di piattaforma: quando un contatto appena conosciuto propone rapidamente di spostare la conversazione da un social network a un’applicazione di messaggistica più privata, è un segnale che dovrebbe insospettire. Questo passaggio serve ai truffatori per operare in un ambiente meno controllato e più difficile da tracciare. Altri segnali includono richieste di informazioni personali insistenti già nelle prime fasi della conversazione, l’accelerazione repentina verso tematiche intime, profili social con poche foto o informazioni, e soprattutto la richiesta di materiale visivo compromettente presentata come prova di fiducia reciproca.
La prevenzione passa innanzitutto dalla consapevolezza. Comprendere le dinamiche della sextortion significa dotarsi di strumenti di autodifesa digitale essenziali. È fondamentale mantenere una sana dose di scetticismo nei confronti di contatti online troppo insistenti o che accelerano rapidamente verso l’intimità, verificare sempre l’autenticità dei profili attraverso ricerche incrociate, e soprattutto non cedere mai alla pressione di condividere materiale intimo con persone conosciute online. Nel caso ci si trovi vittime di sextortion, la prima regola è non pagare mai. Il pagamento non garantisce affatto la cancellazione del materiale e spesso incoraggia ulteriori richieste. È invece essenziale conservare tutte le prove delle comunicazioni, bloccare immediatamente il contatto, denunciare l’accaduto alle autorità competenti e rivolgersi ad associazioni specializzate come PermessoNegato per ricevere supporto legale e psicologico.
Le piattaforme social stanno implementando strumenti sempre più sofisticati per contrastare questo fenomeno, dalla rilevazione automatica di comportamenti sospetti a sistemi di segnalazione più immediati, fino a partnership con organizzazioni specializzate nella tutela delle vittime. Tuttavia, la tecnologia da sola non basta: serve un cambio culturale che elimini lo stigma associato alle vittime di sextortion e che promuova una maggiore educazione digitale.



