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Il diavolo veste Prada 2 è tra i film più attesi del momento, è inutile negarlo, eppure in Asia è già scoppiato un caso: nel mirino c’è il personaggio di Jin Chao, interpretato da Helen J. Shen, accusato di essere uno stereotipo offensivo delle persone di origine asiatica.

È bastato che lo scorso 16 aprile, l’account ufficiale di 20th Century Studios pubblicasse su X una breve clip promozionale dal film per presentare la nuova assistente di Andy Sachs (Anne Hathaway) che subito sono arrivate centinaia di critiche. Nel video di 38 secondi, Jin Chao presenta con un pizzico di impaccio e di comprensibile timore reverenziale le sue credenziali accademiche, snocciolando voti altissimi e capacità artistiche e accademiche fuori dalla norma. Il video è diventato in breve tempo virale con oltre 25 milioni di visualizzazioni, scatenando un dibattito fiume tra gli utenti di Cina, Giappone, Corea del Sud, Hong Kong e altri paesi dell’Est.

A non andare giù sono stati diversi elementi del personaggio; per esempio Jin Chao è piuttosto sobria e fuori contesto rispetto all’ambiente dell’alta moda in cui si muove, questo in qualche modo perpetrerebbe lo stereotipo della ragazza orientale goffa, socialmente impacciata, studiosa e nerd. Qualcuno è andato oltre, sottolineando come il nome di Jin Chao somigli in maniera pericolosa all’appellativo razzista Ching Chong, termine dispregiativo utilizzato per deridere le persone di origine asiatica.

Un utente giapponese, in un tweet visualizzato 16 milioni di volte, ha scritto: “La promozione fino a qui era stata davvero fantastica, ma a un passo dall’uscita, ecco che ci sbattono in faccia all’improvviso un razzismo anti-asiatico che ribalta tutto“.

Un altro post di un utente nipponico, ampiamente condiviso, dopo aver elencato tutti problemi del personaggio, ha lanciato l’hashtag #BoycottTheDevilWearsPrada2.

Insomma, una vera e propria valanga di commenti negativi che, con la complicità involontaria del traduttore automatico di X, hanno avuto un’eco internazionale molto ampia. Così tanto ampia da meritare approfondimenti su importanti testate giornalistiche asiatiche e finire in prima pagina dappertutto. Insomma, la classica buccia di banana in un ingranaggio quasi perfetto.

La parola adesso passerà al pubblico: il film è atteso nelle sale cinesi il 30 aprile, esattamente il giorno successivo all’uscita italiana, mentre il 1° maggio uscirà negli Stati Uniti e nel Regno Unito. Resta da vedere se le polemiche influenzeranno i risultati al botteghino in Asia, un mercato fondamentale per le produzioni hollywoodiane. Il diavolo vestirà anche Prada, ma se ci mette la coda, le conseguenze possono essere spiacevoli.

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Giornalista professionista, podcaster e voice talent, si laurea nel 2000 in Storia e Critica del Cinema con una tesi su Full Metal Jacket di Stanley Kubrick. Per 10 anni lavora in radio dove si occupa prevalentemente di spettacoli e cultura, prima di approdare al web, nel 2010, dove continua a scrivere e parlare di cinema e televisione per diverse testate e webradio. Dal 2018 produce e realizza podcast di approfondimento su cinema, serie TV, cultura e lifestyle, dedicandosi anche all'insegnamento del podcasting.