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Negli ultimi mesi il tanuki è diventato virale sul web: molti utenti rimangono sorpresi quando scoprono che quell’animale dall’aspetto buffo, simile a un procione, in realtà è un membro della famiglia dei cani. Questa curiosità ha riacceso l’interesse per una delle creature più particolari della fauna giapponese e della sua tradizione culturale. Precisiamo immediatamente che il suo nome scientifico indica il cosiddetto “cane procione giapponese”, un piccolo canide originario del Giappone che combina caratteristiche fisiche insolite con un ruolo molto importante nel folklore del Paese.

Dal punto di vista biologico, il tanuki è un animale estremamente adattabile. Può vivere in ambienti naturali molto diversi, come foreste e praterie, ma riesce a sopravvivere anche vicino agli insediamenti umani, nelle zone rurali e perfino nei pressi delle città. La sua attività è prevalentemente notturna: durante la notte sfrutta un olfatto e un udito molto sviluppati per cercare cibo. La dieta è onnivora e varia molto a seconda dell’ambiente: insetti, frutta, piccoli animali e piante fanno tutti parte della sua alimentazione.

Una caratteristica che lo distingue dalla maggior parte degli altri canidi è la capacità di entrare in uno stato simile al letargo durante l’inverno. Nei mesi più freddi il metabolismo rallenta e l’animale riduce drasticamente la propria attività. Il corpo rotondo e la pelliccia molto folta aiutano a conservare energia e a resistere alle temperature rigide.


Ma come abbiamo accennato ad inizio articolo, oltre al suo interesse biologico, il tanuki ha un ruolo enorme nella cultura giapponese. Quando si parla di folklore nipponico, spesso si pensa agli yōkai, una vasta categoria di spiriti, creature soprannaturali e animali leggendari che popolano l’immaginario tradizionale. Molti di questi esseri sono associati a storie inquietanti o a fenomeni misteriosi, ma il tanuki rappresenta un’eccezione: nella tradizione è considerato uno spirito giocoso, curioso e spesso bonario.

Secondo le leggende, il tanuki possiede poteri magici e la capacità di cambiare forma. Può trasformarsi in esseri umani per confondere le persone o imitare i loro comportamenti. In alcune storie assume l’aspetto di monaci itineranti e riesce perfino a imitare i canti rituali dei funerali. In altre narrazioni può trasformarsi in una donna seducente per attirare gli uomini nei boschi.


La presenza del tanuki nella cultura giapponese ha radici molto antiche. Le prime testimonianze scritte compaiono in importanti testi storici e religiosi come il Nihon Shoki, completato nel 720 d.C., e il Nihon Ryōiki, datato tra l’VIII e il IX secolo. In questi racconti le creature mutaforma compaiono spesso nelle storie popolari e sono descritte come esseri misteriosi capaci di interagire con il mondo umano.

La figura del tanuki però non è rimasta sempre uguale nel corso dei secoli. In origine era considerato uno spirito inquietante o addirittura maligno, capace di perseguitare gli uomini o impossessarsi dei loro corpi. Con il passare del tempo e con l’influenza del Buddhismo la sua immagine è cambiata radicalmente. Tra il XVIII e il XIX secolo, nel tardo periodo Edo, il tanuki ha iniziato a essere rappresentato in modo più comico e amichevole.


Nella versione moderna del folklore appare come una creatura antropomorfa con una grande pancia, un sorriso furbo e spesso un cappello di paglia. Molte statue lo raffigurano con un fiasco di sake chiamato tokkuri, simbolo di convivialità e fortuna. Non è raro vedere queste statue davanti a ristoranti, locande tradizionali o negozi, dove il tanuki è considerato un portafortuna capace di attirare prosperità economica.

Uno degli elementi più curiosi del mito riguarda il cosiddetto “scroto magico” del tanuki, un dettaglio presente in molte raffigurazioni tradizionali. Questa particolarità è legata a un’antica spiegazione storica: nella prefettura di Kanazawa gli artigiani che producevano foglia d’oro usavano pelle di tanuki per avvolgere piccole sfere di metallo prezioso prima di martellarle e assottigliarle. Si diceva che l’oro potesse espandersi enormemente durante il processo, e questa idea ha dato origine al simbolismo della ricchezza e della prosperità associato all’animale.

Un gioco di parole della lingua giapponese ha poi rafforzato questa leggenda. L’espressione kin no tama, che significa “sfera d’oro”, ricorda il termine colloquiale kintama, usato per indicare i testicoli. Da qui nasce l’associazione simbolica con l’enorme scroto del tanuki nelle statue tradizionali, interpretato come segno di fortuna e abbondanza.

Oggi il tanuki continua a essere una figura molto presente nella cultura popolare. Un esempio famoso è il film animato Pom Poko dello Studio Ghibli e con la regia di Isao Takhata, in cui queste creature cercano di difendere il loro habitat naturale dall’espansione urbana di Tokyo. Il film ha contribuito a diffondere in Occidente l’immagine del tanuki come animale divertente, impulsivo e un po’ goffo.


La popolarità online dimostra quanto questa creatura riesca ancora a sorprendere. Molti utenti scoprono per la prima volta che l’animale apparentemente simile a un procione è in realtà un parente dei cani, mentre altri rimangono affascinati dal suo ruolo nella mitologia giapponese. Tra biologia, folklore e cultura pop, il tanuki rappresenta quindi uno degli esempi più interessanti di come natura e tradizione possano intrecciarsi in una singola figura simbolica.

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