L’Unione Europea sta per stringere ulteriormente il controllo sui giganti tecnologici, e questa volta nel mirino finiscono i canali aperti di WhatsApp. Secondo quanto riportato da Bloomberg, la Commissione Europea si prepara a classificare questa funzione dell’app di messaggistica di Meta Platforms Inc. come “”piattaforma online di grandissime dimensioni”” ai sensi del Digital Services Act, la normativa che dal 2022 regola i servizi digitali nel Vecchio Continente.
Ma cosa significa concretamente per chi utilizza quotidianamente l’applicazione per seguire news, aggiornamenti di personaggi pubblici o contenuti di testate giornalistiche. La decisione comporterà l’obbligo per WhatsApp di implementare standard elevati di moderazione dei contenuti e garantire livelli di trasparenza finora riservati a piattaforme come Facebook e Instagram, anch’esse di proprietà di Meta.

I canali di WhatsApp, introdotti progressivamente negli ultimi anni, funzionano come feed di notizie aperti associati a organizzazioni mediatiche, figure pubbliche o aziende. A differenza delle chat private o dei gruppi tradizionali, questi canali permettono una diffusione unidirezionale di contenuti a un pubblico potenzialmente illimitato, rendendoli di fatto comparabili ai social media tradizionali. È proprio questa natura ibrida ad aver attirato l’attenzione dei regolatori europei.
Secondo fonti vicine alla questione, la Commissione Europea avrebbe già inviato una comunicazione formale a Meta per informarla della designazione imminente, sebbene non sia ancora stata fissata una data ufficiale per l’annuncio pubblico. WhatsApp ha dichiarato a febbraio che il numero medio di utenti dei canali nell’Unione Europea aveva raggiunto circa 46,8 milioni alla fine del 2024, superando così la soglia critica dei 45 milioni di utenti mensili prevista dal DSA per acquisire lo status di very large online platform.

Questa classificazione porta con sé una serie di obblighi stringenti. Le piattaforme che rientrano in questa categoria devono condurre valutazioni periodiche dei rischi legati alla diffusione di contenuti illegali o dannosi, sviluppare strategie concrete per mitigare tali rischi e rendere pubblici i dati sul numero di utenti ogni sei mesi. Quest’ultimo requisito, per fare un esempio concreto, ha già costretto Apple Inc. a divulgare informazioni sull’App Store europeo che l’azienda di Cupertino aveva sempre mantenuto riservate.
Va precisato un aspetto fondamentale che rassicurerà molti utenti: il Digital Services Act non si applica ai messaggi privati. Questo significa che la funzione principale di WhatsApp, quella di messaggistica crittografata tra singoli utenti o all’interno di gruppi chiusi, non sarà interessata dalle nuove regole. La privacy delle conversazioni personali resta quindi intatta, con la regolamentazione che si concentra esclusivamente sui contenuti distribuiti pubblicamente attraverso i canali aperti.
Le conseguenze per chi non rispetta le norme sono tutt’altro che simboliche. Il Digital Services Act prevede sanzioni che possono arrivare fino al 6% del fatturato annuale globale di un’azienda. Considerando le dimensioni economiche di Meta, parliamo potenzialmente di miliardi di euro. Una cifra che spiega perché queste decisioni vengano seguite con tanta attenzione non solo dalle aziende tecnologiche, ma anche dai mercati finanziari. Mentre si attende l’annuncio ufficiale, una cosa appare chiara: l’era in cui le piattaforme digitali potevano operare in una zona grigia normativa sta definitivamente tramontando, almeno nel Vecchio Continente. E WhatsApp, con i suoi miliardi di utenti globali, ne è l’ennesima dimostrazione.



