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La definisce senza giri di parole “la più pazza delle mie avventure professionali“. Laura Pausini si prepara a vivere un’esperienza che rappresenta insieme un ritorno alle origini e un territorio completamente nuovo: dal 24 al 28 febbraio 2026 affiancherà Carlo Conti alla conduzione del Festival di Sanremo, tornando sul palco dell’Ariston per la prima volta non come cantante ma come padrona di casa. Sono passati 33 anni da quel febbraio 1993 quando una diciottenne emiliana conquistò l’Italia con La solitudine, vincendo nella sezione Giovani. Quel palco è stato il suo battesimo nel mondo dello spettacolo, il trampolino che l’ha lanciata verso una carriera internazionale costellata di successi. Ora, dopo oltre tre decenni, Laura torna dove tutto è cominciato, ma con un ruolo radicalmente diverso che lei stessa racconta con un misto di eccitazione e consapevolezza.

Il festival della musica italiana è stato il mio battesimo a soli 18 anni e quest’anno tornerò lì per la prima volta come conduttrice grazie alla generosità di Carlo Conti, alla Rai, alle parole di Pippo Baudo lo scorso marzo e un po’ anche alla fiducia in me stessa dopo 33 anni che imparo questo meraviglioso e strano mestiere“, scrive la cantante in un lungo messaggio condiviso con i suoi fan. Non è un caso che Laura citi Pippo Baudo. Il maestro della conduzione televisiva italiana ha sempre avuto parole di stima per lei, e l’incoraggiamento ricevuto lo scorso marzo sembra aver giocato un ruolo fondamentale nella decisione di accettare questa sfida. Per un’artista che ha calcato i palcoscenici più importanti del mondo, dall’Academy Awards agli stadi sudamericani, mettersi in gioco come conduttrice del festival più seguito d’Italia rappresenta effettivamente qualcosa di diverso, forse più intimo e certamente più esposto al giudizio del pubblico italiano.

Il 2026 è un anno particolarmente intenso per Pausini. Oltre all’impegno sanremese, è attesa da un lungo tour e ha appena pubblicato Io Canto 2, un progetto dedicato interamente alla musica italiana che testimonia il suo desiderio di riconnettersi con le radici culturali del suo Paese. Questo ritorno a Sanremo si inserisce quindi in un percorso più ampio di riscoperta e celebrazione dell’italianità. Ma Laura non si illude sulla portata mediatica di quello che l’aspetta. Con una lucidità rara nel mondo dello spettacolo, mette le mani avanti rispetto all’esposizione che la conduzione comporta: “Conosco il Festival da quando sono nata, conosco tutte le canzoni, i presentatori, le scenografie… e so quante parole lo raccontano ogni volta, parole che anche io vedrò scritte accanto al mio nome: bella e brutta, simpatica e antipatica, capace e incapace, sarò troppo e troppo poco, sarò giusta e sbagliata, sarò anche tante cose buone e tante false“.

È una consapevolezza maturata in oltre tre decenni di carriera, vissuti sia prima che dopo l’esplosione dei social media. Pausini sa bene che l’esposizione mediatica amplifica tutto, specialmente le critiche negative che generano più click e quindi più visibilità. Ma conosce anche la forza del legame con il suo pubblico, un pubblico che la segue da generazioni. “So chi sono le persone che mi seguono, so quanto bene mi vogliono, so la fiducia che hanno in me, so che mi supportano anche se non stanno ore sui social e lo so perché li vedo ai miei concerti da più di 30 anni con gli occhi nei miei, la voce con la mia“, racconta con evidente emozione. È questo legame diretto, costruito concerto dopo concerto, disco dopo disco, che le dà la forza per affrontare una prova così esposta.

L’approccio di Laura a questa nuova sfida è caratterizzato da una preparazione meticolosa. “Ho studiato, mi sono preparata“, sottolinea. Non intende affidarsi solo al suo carisma naturale o all’esperienza sul palco. Sa che condurre è un mestiere diverso dal cantare, richiede competenze specifiche, tempi televisivi precisi, capacità di gestire imprevisti. E si è preparata di conseguenza. Ma c’è anche un altro elemento, forse ancora più importante: la maturità emotiva. “Anche se sono molto emotiva, so che sono pronta a perdonarmi anche gli errori. E ci è voluto molto per impararlo“, confessa. È una dichiarazione potente di autoconsapevolezza, il riconoscimento che la perfezione non esiste e che l’errore fa parte del processo. Dopo 33 anni di carriera, Laura ha imparato ad essere gentile con se stessa, una lezione che tanti artisti faticano a interiorizzare.

Per questo con molta umiltà spero di meritarmi questo ruolo e non permetterò a nessuno di rovinare questo momento unico della mia Vita“, dichiara con fermezza. È una promessa fatta prima di tutto a se stessa, la determinazione a proteggere questa esperienza dalle interferenze esterne, dal rumore di fondo della critica fine a se stessa, dalle polemiche sterili che spesso accompagnano il Festival. La sua filosofia di fondo è semplice e profonda: “Ciò che si fa con sincero amore non può essere mai rimpianto“. Laura affronta Sanremo 2026 con questa certezza, sapendo che metterà tutto il suo impegno, la sua preparazione e la sua passione in questa avventura. Il risultato, qualunque esso sia, non potrà essere un rimpianto se l’intenzione è sincera.

Il messaggio si conclude con un augurio collettivo: “Ci auguro un festival di emozioni e di divertimento ma soprattutto di tanta musica nuova che presto farà parte del nostro futuro. In bocca al lupo a tutti“. Perché alla fine, al di là delle polemiche e delle discussioni che inevitabilmente accompagnano ogni edizione del Festival, quello che conta è la musica. Quella musica italiana che ha lanciato Laura Pausini 33 anni fa e che ora lei contribuirà a presentare in una veste completamente nuova. Dal 24 al 28 febbraio 2026, l’Ariston avrà sul palco una delle voci più riconosciute della musica italiana nel mondo. Non per cantare, ma per raccontare, presentare, emozionarsi ed emozionare. Sarà interessante vedere come questa artista globale saprà interpretare il ruolo di ambasciatrice della musica italiana, portando sul palco più famoso d’Italia la stessa autenticità e passione che l’hanno resa amata in tutto il mondo.

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Diplomata alla Scuola Internazionale di Comics di Napoli - corso di sceneggiatura -, è impegnata in progetti di scrittura creativa e recensioni. Cresciuta con la consapevolezza che “All work and no play makes Jack a dull boy”. Paladina dello Sturm und Drang. Adepta del Lato Oscuro della Forza.