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L’83esima Mostra del Cinema di Venezia è stata palcoscenico di sfilate impeccabili, styling millimetrici e quella perfezione patinata che ci si aspetta da uno dei red carpet più prestigiosi al mondo. Eppure, in questo teatro di bellezza costruita, una cantautrice americana di 32 anni ha scelto di rompere le regole non dette del Lido. Phoebe Bridgers, alla sua prima prova come attrice nel film Primetime di Lance Oppenheim, ha camminato sul tappeto rosso con un elegante completo nero Gucci della collezione Autunno/Inverno 2026 disegnata da Demna. Giacca sartoriale, minigonna, décolleté Babette di Stuart Weitzman, occhiali da sole della maison fiorentina e un massiccio anello con sigillo in argento. Tutto perfetto, tutto studiato. Tranne un dettaglio che non è passato inosservato: le gambe non depilate.

I peli, visibili sotto l’orlo della gonna durante il photocall mattutino e poi nuovamente in trasparenza attraverso l’abito di pizzo Alexander McQueen indossato la sera, sono diventati immediatamente il centro dell’attenzione mediatica. Non perché fossero particolarmente evidenti o provocatori, ma semplicemente perché erano lì, al naturale, in un contesto che da decenni richiede alle donne di presentarsi secondo codici estetici rigidissimi. In un ambiente dove ogni centimetro di pelle viene scrutinato, analizzato e giudicato, Bridgers ha fatto una scelta precisa: mostrarsi esattamente com’è.

La reazione online è stata immediata e polarizzata, come prevedibile. Diversi profili Instagram di news, tra cui basicallyhollywood, hanno documentato il dibattito che si è scatenato sui social. Da una parte, molti utenti hanno celebrato il coraggio della musicista di non piegarsi all’ossessione per l’immagine ultra patinata che domina le apparizioni pubbliche delle celebrità. Dall’altra, critiche feroci per quella che alcuni hanno considerato una scelta di cattivo gusto, fuori luogo rispetto alla formalità dell’evento. Come se la presenza di peli su un corpo femminile fosse di per sé una provocazione, anziché semplicemente una caratteristica fisiologica.

La scelta di Bridgers si inserisce in un movimento più ampio che negli anni ha visto numerose star rivendicare una rappresentazione più realistica del corpo femminile. Il caso più celebre rimane quello di Julia Roberts, che nel 1999 alla première londinese di Notting Hill mostrò involontariamente i peli sotto le ascella mentre salutava il pubblico. Come raccontò lei stessa a Vogue, non si trattò di una dichiarazione femminista programmata, eppure divenne uno scandalo. Anche Rachel McAdams e Madonna hanno sfoggiato ascelle non depilate in contesti ultra glam, contribuendo a normalizzare una caratteristica del tutto naturale del corpo umano. Ma se per le ascelle la questione poteva sembrare più contenuta, le gambe rappresentano un territorio diverso: più esteso, più visibile, più difficile da ignorare.

E Bridgers non si è limitata alle gambe. In un post su Instagram, la vincitrice del Grammy ha condiviso alcuni scatti glamour che la ritraggono con l’abito vedo non vedo di Alexander McQueen, includendo un selfie che mostrava una macchia di sudore sul vestito dopo la première sul red carpet di Primetime. I fan hanno elogiato questa trasparenza radicale, apprezzando la normalizzazione non solo dei peli corporei ma anche di quella realtà fisica che il mondo patinato dello spettacolo tende sempre a cancellare. Perché se è vero che il red carpet è teatro e finzione, è altrettanto vero che dietro gli abiti da migliaia di euro ci sono corpi reali, che sudano, che hanno peli, che non corrispondono sempre alle immagini ritoccate che ci vengono propinate.

La particolarità della scelta di Bridgers sta soprattutto nel contrasto. Il completo Gucci è sartoriale, raffinato e dichiaratamente femminile, così come l’abito McQueen della sera giocava con pizzo floreale, tessuti impalpabili e un corpetto velato in stile whimsy-gothic. Non si tratta quindi di rinunciare alla femminilità o all’eleganza, ma di interpretarle senza accettare automaticamente tutte le regole che le accompagnano. Gambe non depilate, tatuaggi visibili e alta moda convivono nello stesso look, trasformando quello che potrebbe sembrare un dettaglio trascurabile in una precisa scelta estetica e politica.

@whoopsee.it Come prima volta, ci viene da dire, niente male. Per Phoebe Bridgers è un po’ un battesimo di fuoco. Perché di solito siamo abituati a vederla dietro un microfono o su un palco, mentre adesso è nel cast di “Primetime”, film in cui recita accanto a un certo Robert Pattinson. Insomma, un esordio mica da ridere. Soprattutto perché il film è in Concorso a Venezia 83, kermesse – e città – in cui l’artista americana è appena arrivata. Dopo aver conquistato per la prima volta la posizione #1 nell’album chart del Regno Unito con “Lost Weekend”, festeggiata da un letto d’ospedale per un improvviso attacco di appendicite, Phoebe ha recuperato in tempo, per fortuna, per sbarcare nella Serenissima, dove è stata vista prima della conferenza stampa di rito, mentre indossava un tailleur con pencil skirt e giacca sartoriale iper slim, con scarpe Mary Jane in vernice. #whoopsee #phoebebridgers #venezia83 ♬ original sound – æ

Tra i tatuaggi visibili sulle gambe di Bridgers c’è un disegno di rovi e foglie intrecciate e una casa in inchiostro nero legata all’album Punisher, elementi che contribuiscono a costruire un’immagine coerente con la sua identità artistica. La cantautrice non rinuncia dunque alla femminilità, ma sembra volerla interpretare senza filtri, senza quella pressione sociale che richiede alle donne di alzare continuamente l’asticella per quanto riguarda il proprio aspetto esteriore.

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Figlia degli anni 2000. Amante del cinema fin da quando vide Pride & Prejudice per la prima volta. Laureata in Lettere Moderne, continua a scrivere di cinema sperando di farlo per sempre.