X

Il red carpet del Festival di Venezia 2026 ha visto sfilare centinaia di look, ma pochi hanno avuto la capacità di fermare davvero lo sguardo come quello di Clara Soccini. La cantante e attrice, sbarcata al Lido nella serata del 7 settembre per ritirare un riconoscimento all’evento Forbes Unconventional Excellence, ha scelto una strada diversa dalla maggior parte delle celebrity: invece di puntare su un abito appena uscito dagli atelier, ha recuperato un pezzo di storia della moda italiana, trasformando l’archivio in una dichiarazione di stile contemporanea.

L’abito che Clara ha indossato proviene dalla collezione Trussardi del 1996, un autentico gioiello di sartoria che giaceva negli archivi storici della Maison del Levriero. A scovarlo e a intuirne il potenziale è stato Francesco Vavallo, lo stylist che da tempo accompagna l’evoluzione fashion dell’artista. La scelta non è casuale: recuperare un pezzo degli anni Novanta significa dialogare con un’epoca che oggi torna prepotentemente sulle passerelle e nella cultura pop, ma significa anche rendere omaggio a quel grande artigianato italiano che ha reso celebre il Made in Italy nel mondo.

Realizzato in pelle nera di altissima qualità, l’abito si distingue per una texture morbida, opaca e leggermente cangiante alla luce naturale della laguna veneziana. La silhouette è a sirena, costruita per avvolgere il corpo e accompagnarne ogni movimento con una precisione quasi scultorea. La linea segue il fisico slanciato di Clara dai fianchi fino ai piedi, creando quella verticalità che allunga la figura e le conferisce un’eleganza senza tempo.

Il vero colpo d’occhio arriva però quando lo sguardo sale verso il busto. Lo scollo a V è audace, vertiginoso: scende profondamente sul davanti fino a sfiorare il punto vita, in un gioco di equilibri che trasforma la sensualità in un elemento progettuale, non decorativo. A bilanciare questa apertura così importante ci pensa la linea halter, che lascia completamente scoperte le spalle e la schiena, regalando all’insieme una dose potente di modernità e attitudine rock. È un abito che non teme di mostrare, ma lo fa con una consapevolezza che trasforma l’audacia in raffinatezza.

Sopra lo scollo, a incorniciare il décolleté e il collo, si apre uno spettacolo a sé: una cascata di piume nere texturizzate, disposte in modo apparentemente irregolare, quasi spettinato, che fluttuano a ogni passo e creano un gioco di volumi tridimensionali. È qui che l’abito smette di essere semplicemente un vestito e diventa teatro. Le piume evocano immediatamente l’immagine del cigno nero, quella figura misteriosa e seducente che oscilla tra fascino e pericolo, tra eleganza e drammaticità. Un rimando che non è solo estetico, ma anche simbolico: Clara interpreta questo linguaggio con la stessa intensità con cui costruisce la sua immagine pubblica, fatta di contrasti, di sensualità senza compromessi, di una femminilità che non chiede permesso.

A completare il look, Clara ha scelto gioielli Damiani in oro bianco e diamanti, capaci di illuminare il nero dominante senza mai rubare la scena all’abito. Ai lobi spiccavano gli orecchini pendenti della collezione Notte di San Lorenzo, realizzati con una cascata verticale di diamanti che scendevano lungo il collo seguendo la linea dell’acconciatura. Della stessa linea anche un anello coordinato al dito. Al polso e su altre dita, invece, Clara ha sfoggiato pezzi della collezione Belle Époque Reel, caratterizzati da un design geometrico ispirato alla pellicola cinematografica: una scelta particolarmente azzeccata per un red carpet che celebra il cinema, e un modo elegante per inserire un richiamo alla settima arte senza cadere nel didascalico.

Il beauty look ha completato l’opera con una disciplina formale che esalta anziché contrastare la teatralità dell’abito. I capelli sono stati raccolti in uno chignon tiratissimo, ordinato ed elegante, con una riga centrale pulitissima che ha messo in risalto i lineamenti del viso e la linea degli orecchini. Il trucco ha puntato tutto sugli occhi, con uno smokey eye intenso nei toni del nero e del grigio fumo, perfettamente in sintonia con le tonalità dell’abito. Le labbra, al contrario, sono state lasciate su una tonalità nude e naturale, creando un equilibrio che evita l’eccesso e mantiene il focus sul contrasto tra pelle, piume e luce.

Quello che rende davvero interessante questo look non è solo l’abito in sé, ma il modo in cui Clara lo abita. La cantante ha costruito negli ultimi anni un’immagine sempre più riconoscibile, che passa dalla musica alla recitazione utilizzando la moda come estensione della propria identità artistica. Dalla partecipazione a Sanremo al ruolo di Crazy J in Mare Fuori, fino alle esibizioni sui palchi estivi e agli appuntamenti internazionali come quello veneziano, Clara ha dimostrato di saper leggere i codici della comunicazione visiva e di saperli piegare alla propria narrazione.

@thatsfabofficial #Clara arriva all’Hotel Excelsior Lido per il #FestivaldiVenezia! #venezia83 #venicefilmfestival #soccins ♬ audio originale – Fab!

Non è nemmeno la prima volta che Clara calcava il red carpet della Mostra del Cinema di Venezia. Nel 2024 era stata scelta per esibirsi durante la cerimonia di apertura dell’81esima edizione, nella Sala Grande del Palazzo del Cinema, e in quell’occasione aveva conquistato il tappeto rosso con un abito rosa Giorgio Armani Privé caratterizzato da plissé, corpetto semitrasparente con ricami floreali e una gonna voluminosa. Due anni dopo, il ritorno al Lido segna un’evoluzione: l’immagine è più definita, più consapevole, più rock. Il rosa ha lasciato spazio al nero, il volume alla linea aderente, la leggerezza alla tensione.

La scelta di un abito d’archivio, inoltre, si inserisce in un movimento più ampio che sta interessando la moda contemporanea: il recupero del patrimonio storico dei brand italiani come forma di sostenibilità culturale ed economica. Invece di produrre continuamente nuovi capi, sempre più artisti e stylist guardano agli archivi come a miniere di bellezza da riscoprire, reinterpretare, riportare alla luce. In questo senso, Clara e Francesco Vavallo non hanno semplicemente scelto un bell’abito: hanno compiuto un’operazione di recupero della memoria, dimostrando che il passato può parlare al presente con una voce potente, a patto di saperlo ascoltare. Un altro abito è stato adocchiato sul red carpet di Venezia: Sydney Sweeney omaggia il suo abito del 2025.

Condividi.

Figlia degli anni 2000. Amante del cinema fin da quando vide Pride & Prejudice per la prima volta. Laureata in Lettere Moderne, continua a scrivere di cinema sperando di farlo per sempre.