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Donald Trump non sarà presente al Super Bowl LX. L’annuncio è arrivato direttamente dal presidente degli Stati Uniti in un’intervista al New York Post, e la motivazione ufficiale è tanto semplice quanto poco convincente: “È troppo lontano“. La partita si giocherà l’8 febbraio al Levi’s Stadium di Santa Clara, in California, e secondo Trump il viaggio sarebbe eccessivo. “Ci andrei se fosse un po’ più vicino“, ha dichiarato il tycoon, cercando di liquidare la questione con una battuta sulla geografia. Ma dietro questa giustificazione logistica si nasconde una storia molto più complessa, fatta di polemiche artistiche, schieramenti politici e una guerra culturale che da mesi infiamma la community MAGA e l’ala conservatrice americana. La vera ragione dell’assenza presidenziale, secondo diverse indiscrezioni riportate dalla CNN, sarebbe infatti legata agli artisti scelti per l’Halftime Show, il celebre spettacolo dell’intervallo che ogni anno catalizza l’attenzione di milioni di spettatori in tutto il mondo.

Quest’anno sul palco del Super Bowl saliranno Bad Bunny e i Green Day, due nomi che rappresentano tutto ciò che l’amministrazione Trump ha cercato di combattere durante la campagna elettorale. Il cantante portoricano e la band punk rock californiana avevano infatti sostenuto apertamente Kamala Harris alle presidenziali, schierandosi senza mezzi termini contro il ritorno di Trump alla Casa Bianca. La posizione del presidente su questa scelta artistica non lascia spazio a interpretazioni. “Sono contrario, penso che sia una scelta terribile“, ha dichiarato Trump senza giri di parole. “Non fa altro che seminare odio“. Parole durissime, che rivelano quanto la decisione della NFL di affidare il palco più importante dello sport americano a questi artisti sia stata percepita come una provocazione politica.

Le tensioni tra Trump e Bad Bunny non sono una novità. Già a ottobre, quando fu annunciato l’artista portoricano come protagonista dell’Halftime Show, il presidente aveva liquidato la notizia con una dichiarazione sprezzante: “Non ho mai sentito parlare di lui. Non so chi sia“. Un’affermazione difficile da credere, considerando che Bad Bunny è uno degli artisti più ascoltati al mondo su Spotify e ha ripetutamente criticato le politiche trumpiane, soprattutto quelle riguardanti Porto Rico e la comunità latina negli Stati Uniti. “Non capisco perché lo stiano facendo, è assurdo“, aveva continuato Trump all’epoca, “e poi danno la colpa a un promotore che hanno assunto per occuparsi dell’intrattenimento. Penso che sia assolutamente ridicolo“. Un attacco frontale che già allora faceva presagire come l’evento dell’8 febbraio sarebbe diventato un terreno di scontro politico oltre che sportivo.

L’aggiunta dei Green Day come band d’apertura ha completato il quadro. Billie Joe Armstrong, frontman storico della band, non ha mai nascosto le sue posizioni progressiste e negli ultimi anni ha intensificato le critiche all’universo MAGA. “Non faccio parte di un programma di estrema destra. Non faccio parte del programma MAGA“, ha dichiarato di recente il cantante, in una presa di posizione netta che ha ulteriormente alimentato le polemiche. Armstrong aveva anche definito fascista il governo Trump, un’accusa pesante che non è passata inosservata tra i sostenitori del presidente. La CNN ha però individuato un’altra possibile ragione dietro l’assenza di Trump, forse più pragmatica ma ugualmente rivelatrice del suo modus operandi. Nella Bay Area, dove si trova Santa Clara, il presidente non possiede alcuna proprietà immobiliare. E Trump, quando viaggia per il Paese, raramente soggiorna in hotel che non siano affiliati alle sue proprietà. Un dettaglio che racconta molto sul personaggio e sul suo modo di intrecciare costantemente affari personali e ruolo istituzionale.

Il Super Bowl rappresenta tradizionalmente un momento di unità nazionale negli Stati Uniti, un evento capace di mettere da parte le divisioni politiche per qualche ora. La presenza del presidente a una partita così importante è sempre stata vista come un gesto simbolico, un modo per celebrare lo sport americano al di là degli schieramenti. L’assenza di Trump segna quindi una rottura con questa tradizione, trasformando anche il football in un altro campo di battaglia della polarizzazione politica che attraversa il Paese. La scelta della NFL di puntare su Bad Bunny e Green Day per l’Halftime Show non è casuale. Rappresenta un tentativo di parlare a un pubblico più giovane, più diversificato etnicamente, più aperto culturalmente rispetto alla base tradizionale dello sport. È una scelta che guarda al futuro demografico dell’America, consapevole che il pubblico del Super Bowl non può più essere identificato solo con il maschio bianco conservatore che ha costituito per decenni il cuore del football americano.

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Diplomata alla Scuola Internazionale di Comics di Napoli - corso di sceneggiatura -, è impegnata in progetti di scrittura creativa e recensioni. Cresciuta con la consapevolezza che “All work and no play makes Jack a dull boy”. Paladina dello Sturm und Drang. Adepta del Lato Oscuro della Forza.