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La voce è ferma, il tono asciutto come suo solito. Papa Leone XIV si affaccia dalla finestra del Palazzo Apostolico Vaticano e congela Piazza San Pietro con un annuncio che nessuno si aspettava: ha un nodulo al polmone e dovrà operarsi nei prossimi giorni. Niente drammi, niente enfasi. Solo la trasparenza di chi ha scelto di condividere la propria fragilità con il mondo, evitando quella cortina fumogena di diagnosi vaghe e comunicati evasivi che troppo spesso hanno accompagnato i ricoveri dei Pontefici.

Durante l’Angelus di domenica, Robert Francis Prevost – questo il nome secolare di Leone XIV – ha spiegato ai fedeli riuniti in piazza che durante alcuni controlli medici recenti i medici hanno individuato un nodulo circoscritto al polmone. La scoperta è avvenuta quasi per caso, durante accertamenti per quella che inizialmente sembrava una semplice infiammazione. Ma gli esami hanno rivelato qualcosa di diverso: una piccola area di tessuto anomala, ben definita, localizzata in una fase molto iniziale.

Il nodulo polmonare circoscritto è essenzialmente una formazione tondeggiante che emerge all’interno del tessuto polmonare durante esami radiologici come la TAC o la radiografia. La parola “circoscritto” è tutt’altro che casuale: significa che i contorni sono ben delineati, distinguibili dal tessuto sano circostante. Una condizione che, quando individuata precocemente come in questo caso, offre margini di intervento decisamente più favorevoli.

Seguendo il consiglio dei medici, il Papa ha deciso di non temporeggiare. L’intervento è già programmato per i primi giorni della prossima settimana, con il ricovero atteso già da lunedì. Il portavoce vaticano Matteo Bruni ha precisato che il tempo previsto per la degenza post operatoria è di circa una settimana. La struttura che ospiterà Prevost sarà il Policlinico Gemelli, quel “Vaticano Terzo” come lo aveva ribattezzato con ironia Giovanni Paolo II, ormai diventato la seconda casa dei Pontefici nelle emergenze sanitarie.

C’è una differenza sostanziale, però, rispetto ai ricoveri che hanno scandito gli ultimi anni del pontificato di Francesco. Questa volta il clima è più sereno, meno carico di quella ansia che accompagnava ogni bollettino medico. Merito della comunicazione diretta di Leone XIV, certo, ma anche delle sue condizioni fisiche di partenza: a 71 anni appena compiuti, Prevost ha il fisico di un sessantenne in forma. Pratica abitualmente sport, frequenta la palestra, gioca a tennis. Un paziente ideale, insomma, per affrontare un intervento di questo tipo e recuperare in tempi ragionevoli.

Ed è proprio il fattore tempo a giocare un ruolo cruciale. Dal 6 al 17 novembre il Papa ha in programma un viaggio in America Latina particolarmente importante per lui: Uruguay, Argentina e soprattutto Perù, il Paese dove ha vissuto vent’anni come missionario e poi vescovo. A Chiclayo, la piccola diocesi nel nord del Perù, lo attendono ancora come “padre Roberto“. Un tour serrato e impegnativo, con una ventina di trasferimenti tra aerei ed elicotteri. Leone XIV non ha intenzione di rinunciarvi e proprio per questo ha scelto di operarsi immediatamente, in modo da concludere la convalescenza e rimettersi in forze per quello che sarà il suo sesto viaggio internazionale.

Durante l’Angelus, rivolgendosi a un gruppo di fedeli peruviani presenti in piazza, il Pontefice ha ringraziato per “la vostra preghiera per la visita pastorale che compirò in Perù“. Un messaggio di speranza e determinazione che ha il sapore di una promessa. Nel frattempo, però, bisogna navigare a vista sugli impegni più immediati. La Santa Sede non ha ancora annullato il programma della settimana: stamattina è prevista un’udienza al Circolo San Pietro, mentre martedì la giornata era già libera, dedicata come d’abitudine al riposo in riva al lago Albano, a Castel Gandolfo.

Mercoledì dovrebbe concludersi con una messa l’incontro con i capi delle Chiese orientali e i presidenti delle conferenze episcopali di tutto il mondo, convocati in Vaticano per continuare ad affrontare il tema della famiglia a dieci anni dall’esortazione “Amoris laetitia” di Francesco. Resta poi da vedere se il Papa riuscirà a recuperare in tempo per andare ad Assisi il 27 ottobre e partecipare alle celebrazioni dei quarant’anni dal primo storico incontro interreligioso per la pace voluto nel 1986 da Giovanni Paolo II.

Le reazioni all’annuncio non si sono fatte attendere. La premier Giorgia Meloni ha espresso “la vicinanza mia e del governo italiano per la prova che è chiamato ad affrontare nei prossimi giorni”, sottolineando come “la serenità e la tranquillità con cui ne ha parlato nell’Angelus di oggi ci rincuorano”. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha inviato un messaggio al Pontefice assicurandogli che “il popolo italiano Le è vicino e Le esprime i suoi sentimenti di affetto”, aggiungendo che “Ella potrà contare, oltre che sulle preghiere dei fedeli cattolici, sul partecipe pensiero di innumerevoli persone, in Italia come da ogni parte del Mondo, siano essi credenti o non credenti”.

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Figlia degli anni 2000. Amante del cinema fin da quando vide Pride & Prejudice per la prima volta. Laureata in Lettere Moderne, continua a scrivere di cinema sperando di farlo per sempre.