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Palermo si è svegliata sotto assedio. Non per una minaccia esterna, ma per un matrimonio. Quello tra la popstar internazionale Dua Lipa e l’attore Callum Turner, evento da 1,5 milioni di euro che ha trasformato il centro storico del capoluogo siciliano in una fortezza blindata, inaccessibile ai suoi stessi abitanti. E la rabbia dei palermitani è esplosa nella notte, materializzandosi in decine di manifesti tappezzati sui muri di vicolo dei Corrieri e piazza Croce dei Vespri.

“Palermo is not for rent”, “La nostra piazza non è il tuo salotto”, “Libertà di movimento”, “Palermo non è per i ricchi”. Gli slogan, scritti in italiano e inglese, sono il grido di protesta dell’assemblea permanente Apro Palermo, movimento attivo contro l’overtourism che da tempo denuncia la privatizzazione degli spazi pubblici cittadini. I volantini, appesi anche ai balconi del centro storico su invito social dell’assemblea, sono stati prontamente rimossi dal personale di sicurezza della coppia. Ma il messaggio era ormai lanciato: c’è un limite a quanto una città sia disposta a cedere la propria dignità in cambio di visibilità internazionale.

Le misure di sicurezza imposte per i festeggiamenti hanno infatti superato ogni immaginazione, trasformando intere porzioni di Palermo e Bagheria in zone off-limits per chi ci vive e lavora. Un’ordinanza comunale ha stabilito la chiusura totale al traffico pedonale e veicolare di piazza Sant’Anna e piazza Croce dei Vespri, sbarrate con transenne e teli neri per garantire la privacy assoluta agli sposi e ai loro ospiti vip. La Galleria d’Arte Moderna ha interrotto l’accesso al pubblico generale dalle ore 14, riservando le sale esclusivamente agli invitati della coppia per visite private e un buffet ad hoc.

Ma è ciò che è stato chiesto ai residenti a far traboccare il vaso. Agli abitanti delle zone limitrofe è stato richiesto di firmare un Non Disclosure Agreement, il classico patto di riservatezza legale utilizzato nel mondo dello spettacolo e della finanza, che vieta severamente la pubblicazione di foto o video sui social network ripresi dalle proprie abitazioni. Come se non bastasse, i cittadini sono stati obbligati a comunicare preventivamente alle autorità il numero esatto di persone presenti nelle proprie case durante l’evento. Un vero e proprio censimento domestico che ha fatto sentire molti palermitani estranei a casa propria, sorvegliati speciali in nome di un party privato.

Le restrizioni hanno raggiunto l’apice a Bagheria, località scelta per il ricevimento nuziale. La polizia municipale ha imposto divieti di sosta e transito in arterie nevralgiche come corso Umberto, via Sturzo, viale Valguarnera e ampie porzioni di via De Spuches e via Gramsci. I blocchi, scattati dalle ore 8 di giovedì 4 giugno, resteranno in vigore ininterrottamente fino alle 20 di lunedì 8 giugno: cinque giorni consecutivi che paralizzano la città, rendendo impossibile la vita quotidiana a migliaia di persone.

Le reazioni della cittadinanza si dividono nettamente. Il sindaco Roberto Lagalla ha difeso l’iniziativa definendola “un ritorno pubblicitario eccezionale per Palermo“, sottolineando il valore promozionale internazionale dell’evento. Anche tra i commercianti le opinioni sono contrastanti. Francesco Costanzo, proprietario del locale Rosalia, ha evidenziato le difficoltà immediate causate dal blocco totale della circolazione pedonale, pur riconoscendo potenziali benefici turistici nel lungo periodo. Nessun impatto particolare invece per Francesca di Carlo, titolare del Bar Timi, che ha registrato un’affluenza invariata.

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Figlia degli anni 2000. Amante del cinema fin da quando vide Pride & Prejudice per la prima volta. Laureata in Lettere Moderne, continua a scrivere di cinema sperando di farlo per sempre.