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Quando pensiamo alle star di Hollywood, l’immagine che ci viene in mente raramente coincide con quella di qualcuno che vende le proprie case per finanziare un torneo di calcio per senzatetto. Eppure Michael Sheen, l’attore britannico noto per ruoli intensi in film come Frost/Nixon e nella serie Prodigal Son, ha fatto esattamente questo. E non si è fermato qui: ha annunciato di aver trasformato la sua intera carriera in quella che lui stesso definisce “un’impresa sociale, un attore no profit“.

La decisione di Sheen non è frutto di un capriccio momentaneo o di una mossa pubblicitaria. È il risultato di un percorso di consapevolezza maturato negli anni, costellato da esperienze che hanno cambiato radicalmente il suo rapporto con il successo e il denaro. In un’intervista rilasciata al magazine britannico The Big Issue, l’attore ha raccontato i momenti che hanno segnato questa trasformazione, rivelando una filosofia di vita che sfida le convenzioni del mondo dello spettacolo. Il punto di svolta è arrivato nel 2011, quando Sheen partecipò alla produzione di The Passion, uno spettacolo del National Theatre messo in scena nella sua città natale di Port Talbot, in Galles. Quel progetto coinvolgeva l’intera comunità e, per la prima volta, l’attore entrò in contatto diretto con le piccole organizzazioni di volontariato locali che operavano nell’ombra, spesso con budget risibili ma con un impatto concreto sulla vita delle persone più fragili.

Ho potuto conoscere persone e organizzazioni della mia città che neanche sapevo esistessero“, ha spiegato Sheen. “Piccoli gruppi che magari hanno giusto quei pochi fondi che possono fare la differenza nella vita di un ragazzino, permettendogli di uscire e andare al bowling o di guardare un film, insomma di essere un ragazzino“. Quella scoperta fu rivelatrice: mentre lui guadagnava cifre considerevoli recitando, a pochi chilometri da dove era cresciuto c’erano bambini la cui qualità di vita dipendeva da poche centinaia di sterline. Quando, tre o quattro mesi dopo quella produzione, Sheen tornò a Port Talbot, scoprì che una delle organizzazioni che aveva conosciuto non esisteva più. I fondi erano finiti e, con essi, le opportunità per decine di ragazzi in difficoltà. “Quella roba non faceva notizia, ma faceva una gran differenza nella vita di quei bambini“, ha raccontato con amarezza. “Ho scoperto che la differenza tra una vita un po’ migliore o un po’ peggiore per un bambino consisteva in una piccola somma di denaro“.

Da quel momento, qualcosa scattò nella mente dell’attore. Non voleva più essere semplicemente un portavoce o un nome famoso da associare a una causa. Voleva agire concretamente, mettere sul piatto i suoi soldi, il suo tempo, la sua energia. “Non volevo essere solo uno sponsor o una voce a sostegno del progetto, volevo fare qualcosa di più. Ed è in quel momento che ho pensato: devo tornare e vivere di nuovo in Galles“. La seconda grande prova arrivò nel 2019, quando Sheen si impegnò nell’organizzazione della Homeless World Cup a Cardiff, un torneo di calcio internazionale dedicato ai senzatetto. A poche settimane dall’inizio dell’evento, i fondi si esaurirono e il rischio di cancellazione divenne concreto. Di fronte a questa prospettiva, l’attore non ebbe esitazioni: vendette entrambe le sue case, quella in Galles e quella in America, per garantire che l’evento si svolgesse.

Potevo andarmene, distaccarmene, e non l’avrebbero più fatta“, ha spiegato. “E tutte quelle persone che, da tutto il mondo, sarebbero venute per vivere quell’esperienza straordinaria, forse un’esperienza che ti cambia la vita, non avrebbero potuto farlo. E allora ho pensato: non lascerò che succeda. Ci metto tutti i miei soldi e faccio in modo che vada avanti“. La scelta fu spaventosa e incredibilmente stressante, come ha ammesso lui stesso. Ma una volta superato il momento critico, Sheen ha scoperto qualcosa di inaspettato: un senso di libertà. “Quando sono riuscito a raggiungere il mio obiettivo mi sono reso conto che potevo fare questo tipo di cose e se posso continuare a guadagnare dei soldi, non andrò in rovina. C’è stato qualcosa di liberatorio nel pensare: ok, metterò una bella quantità di soldi qui o lì, perché tanto sarò in grado di guadagnarli di nuovo“.

Questa nuova prospettiva ha trasformato radicalmente il modo in cui Sheen vive la sua professione. Oggi, la maggior parte dei compensi che riceve per i suoi ruoli viene destinata a organizzazioni benefiche e progetti comunitari. Recentemente ha donato 66.000 dollari per istituire una borsa di studio destinata agli studenti gallesi che frequentano l’università di Oxford, contribuendo a garantire opportunità educative a giovani che altrimenti non potrebbero permettersele. “In pratica mi sono trasformato in un’impresa sociale, un attore no profit“, ha dichiarato con una certa soddisfazione. Non si tratta di un gesto isolato, ma di una strategia di vita consapevole e strutturata. Sheen ha capito che la sua notorietà e la sua capacità di guadagno possono diventare strumenti di cambiamento sociale, se utilizzati in modo strategico e coerente.

La filosofia che guida le sue scelte è semplice ma potente: “Negli ultimi anni ho realizzato che voglio essere una di quelle persone che aiutano gli altri, nello stesso modo in cui tante persone hanno aiutato me. Non voglio essere qualcuno che semplicemente si gode i frutti di quello che gli altri hanno fatto, chiude la porta, se ne va e tanti saluti“. Per Sheen, il successo non ha senso se non viene condiviso, se non diventa leva per sollevare chi parte da posizioni più svantaggiate. L’attore è consapevole di trovarsi in un momento privilegiato della sua carriera, uno spazio di opportunità che probabilmente non si ripeterà. “Posso radunare delle persone in una stanza, posso aprire delle porte. Non voglio guardarmi indietro, in futuro, e pensare: con quello che avevo, coi soldi che avevo, avrei potuto fare qualcosa“. Questa consapevolezza dell’urgenza del presente, della responsabilità che deriva dalla fortuna, è ciò che lo spinge ad agire senza esitazioni.

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Diplomata alla Scuola Internazionale di Comics di Napoli - corso di sceneggiatura -, è impegnata in progetti di scrittura creativa e recensioni. Cresciuta con la consapevolezza che “All work and no play makes Jack a dull boy”. Paladina dello Sturm und Drang. Adepta del Lato Oscuro della Forza.