Negli ultimi mesi, l’industria dell’intrattenimento ha assistito a un braccio di ferro silenzioso ma cruciale: da una parte le big tech che cercano di acquisire le voci degli attori di Hollywood per alimentare i loro sistemi di intelligenza artificiale, dall’altra gli interpreti che resistono, temendo di perdere il controllo sulla propria identità vocale. Meta aveva provato con offerte milionarie, trovando porte chiuse e diffidenza. Eppure qualcosa è cambiato, e il primo a rompere le file è stato proprio un premio Oscar. Matthew McConaughey ha infatti stretto una collaborazione con ElevenLabs, azienda specializzata in tecnologie vocali basate sull’intelligenza artificiale. L’obiettivo è ambizioso quanto controverso: creare una versione in spagnolo della sua newsletter audio “Lyrics of Livin” utilizzando una replica digitale della sua voce. Il particolare che rende tutto ancora più singolare è che McConaughey non parla spagnolo. La sua voce verrà clonata digitalmente, mantenendo intatti timbro, intonazione e quella cadenza texana che lo ha reso iconico sullo schermo.

La tecnologia di ElevenLabs è in grado di analizzare ore di registrazioni vocali per costruire un modello digitale completo della voce di una persona. Non si tratta di un semplice deepfake audio: l’intelligenza artificiale impara le sfumature, le pause, le inflessioni emotive che rendono unica una voce umana. Il risultato è una sintesi vocale che può parlare in lingue che l’originale non conosce, mantenendo però l’essenza sonora dell’interprete. Per McConaughey, la scelta non rappresenta una minaccia ma un’opportunità. Nel comunicato ufficiale, l’attore di Dallas Buyers Club si è detto “colpito dal team di ElevenLabs sin dalla nostra prima conversazione. È incredibile come la società sia riuscita a trasformare la magia della tecnologia di base in strumenti che creatori, imprese e narratori utilizzano ogni giorno”. Ha aggiunto che lanciando “Lyrics of Livin” voleva condividere storie e idee con la sua voce, e ora, grazie a questa tecnologia, può farlo anche in spagnolo, raggiungendo un pubblico molto più ampio.

Matthew McConaughey prima di partire in Interstellar
Matthew McConaughey prima di partire in Interstellar – ©Warner Bros.

La fiducia dell’attore non si è limitata a una semplice collaborazione: McConaughey è diventato anche investitore di ElevenLabs, segnalando una convinzione profonda nelle potenzialità commerciali e creative di questa tecnologia. Una mossa che trasforma l’attore da semplice fornitore di contenuti vocali a stakeholder di un’azienda che sta ridefinendo i confini tra voce umana e sintesi artificiale. Ma McConaughey non è solo. ElevenLabs ha lanciato l’Iconic Voice Marketplace, una piattaforma che permette a terze parti di richiedere l’autorizzazione per utilizzare voci di celebrità riprodotte tramite intelligenza artificiale. Al debutto, il catalogo conta 28 voci, tutte ottenute con consenso diretto da parte degli artisti o dei loro eredi legali. Tra i nomi figurano leggende del cinema come Michael Caine, Judy Garland, John Wayne, Liza Minnelli e Laurence Olivier, ma anche icone culturali come Maya Angelou, figure sportive come Babe Ruth, e persino personalità storiche come Thomas Edison e Mark Twain.

La questione del consenso è fondamentale in questo contesto. A differenza dei casi controversi di deepfake non autorizzati che hanno creato scandali e battaglie legali, ElevenLabs ha costruito il proprio modello di business sulla trasparenza e sull’autorizzazione esplicita. Ogni voce disponibile sulla piattaforma è stata acquisita attraverso accordi formali, garantendo che gli artisti o i loro rappresentanti mantengano il controllo su come e dove la loro voce viene utilizzata. Eppure le implicazioni etiche rimangono complesse. Cosa significa per un attore cedere la propria voce a un sistema che può farla parlare all’infinito, in qualsiasi lingua, su qualsiasi argomento, potenzialmente anche dopo la sua morte? La voce è parte integrante dell’identità di un interprete, forse anche più del volto in certi contesti. Clonare una voce significa in qualche modo frammentare l’unicità di un essere umano, trasformandola in un asset digitale replicabile.

Non aprite quella porta 4
Matthew McConaughey in una scena del film
Fonte: Columbia TriStar Pictures

Il caso di McConaughey solleva anche interrogativi sul futuro del doppiaggio e della localizzazione dei contenuti. Se un attore può “parlare” spagnolo, cinese o giapponese senza mai imparare quelle lingue, che ne sarà dei doppiatori professionisti? L’industria della localizzazione, che vale miliardi e impiega migliaia di professionisti in tutto il mondo, potrebbe trovarsi di fronte a una disruption tecnologica senza precedenti. D’altra parte, la tecnologia offre possibilità creative finora impensabili. Autori e podcaster possono raggiungere mercati globali mantenendo l’autenticità della propria voce. Personaggi storici possono “tornare a parlare” per scopi educativi. Attori scomparsi possono prestare la loro voce a progetti che celebrano la loro eredità, con il benestare delle famiglie. Le applicazioni potenziali spaziano dall’intrattenimento all’istruzione, dalla conservazione culturale alla comunicazione aziendale.

La mossa di McConaughey potrebbe rappresentare un punto di svolta nel rapporto tra Hollywood e l’intelligenza artificiale. Fino a ieri, l’industria dello spettacolo vedeva nell’IA soprattutto una minaccia: alla creatività, ai posti di lavoro, all’unicità dell’arte umana. Gli scioperi degli sceneggiatori e degli attori del 2023 avevano proprio nella regolamentazione dell’uso dell’IA uno dei punti centrali delle rivendicazioni. Oggi, con un premio Oscar che sceglie volontariamente di abbracciare questa tecnologia, il paradigma inizia a cambiare. Non si tratta più solo di resistere o accettare passivamente l’avanzata tecnologica, ma di negoziare i termini, mantenere il controllo e trasformare l’IA da minaccia in strumento. ElevenLabs, con il suo approccio basato sul consenso e sulla partnership diretta con gli artisti, sta tentando di costruire un modello che rispetti i diritti dei creatori mentre esplora le frontiere del possibile.

Condividi.

Diplomata alla Scuola Internazionale di Comics di Napoli - corso di sceneggiatura -, è impegnata in progetti di scrittura creativa e recensioni. Cresciuta con la consapevolezza che “All work and no play makes Jack a dull boy”. Paladina dello Sturm und Drang. Adepta del Lato Oscuro della Forza.