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Il faccia a faccia tra Giorgia Meloni e Donald Trump al G7 di Evian sembra aver segnato una svolta nei rapporti tra i due leader ed al termine della prima giornata di lavori, la presidente del Consiglio ha affidato ai suoi collaboratori un commento tanto breve quanto significativo: “Con Trump è andata bene”. Cinque parole che, secondo quanto emerso dal vertice, raccontano un clima molto diverso rispetto ai mesi scorsi, segnati da tensioni e incomprensioni tra Roma e Washington.

La premier non entra nei dettagli degli argomenti affrontati con Trump durante la prima riunione di lavoro, quella che si è svolta a cena insieme agli altri capi di Stato e di governo. Ma il messaggio filtrato al suo staff è inequivocabile: “lo scontro dei mesi scorsi è ormai acqua passata”, da entrambe le parti. Non ci sono dichiarazioni roboanti, nessun annuncio formale. Solo la consapevolezza che il rapporto tra Roma e Washington può tornare a funzionare su binari più fluidi.

I segnali distensivi si moltiplicano il giorno successivo, quando i due leader diventano protagonisti di un vero e proprio siparietto che le telecamere di Palazzo Chigi immortalano e che diventerà uno dei momenti più condivisi del vertice. Prima dell’inizio del pranzo di lavoro sull’Iran, Meloni si avvicina a Trump mentre questi sta già conversando con il cancelliere tedesco Merz. Al trio si aggiunge anche il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa. Ed è qui che il presidente americano lancia la battuta: “Sono stato abbandonato”. La risposta di Meloni arriva immediata, con quel mix di fermezza e leggerezza che caratterizza il suo stile: “Siamo sempre stati amici”.

Un momento che potrebbe sembrare marginale, una semplice cortesia diplomatica condita da ironia, ma che in realtà racconta di un rapporto che, nonostante le tensioni pubbliche e le divergenze su dossier cruciali, ha sempre mantenuto un filo diretto. L’arrivo di Meloni a Evian è stato preceduto da una strategia comunicativa precisa. Prima di atterrare a Ginevra per poi trasferirsi sul lago Lemano, la premier ha fatto precedere due dichiarazioni che delineano la posizione italiana sui temi caldi del vertice.

La prima è congiunta con Parigi, Berlino e Londra: tutti e quattro i leader sottoscrivono che la firma di un percorso di pace fra Washington e Iran “è un momento di opportunità per ristabilire la stabilità regionale e stabilizzare l’economia globale”. Non è retorica di circostanza. È un impegno concreto che prevede l’avvio nello stretto di Hormuz di una missione strettamente difensiva e indipendente per rassicurare il traffico commerciale e condurre operazioni di sminamento.

Un concetto che Meloni ribadisce anche prima di partire da Roma, definendo l’accordo Usa-Iran come “un’occasione di pace che va colta”. L’Italia, come già in passato, si dice pronta a sostenere il processo diplomatico verso un accordo complessivo. Ma la premier fissa anche due paletti che il governo considera invalicabili: l’Iran non può dotarsi dell’arma nucleare e la libertà di navigazione deve essere garantita. Da qui l’apertura a un coinvolgimento operativo: “Siamo pronti, insieme agli altri partner e ferma restando la necessaria autorizzazione parlamentare, a contribuire a una presenza navale internazionale”.

C’è anche un terzo punto, forse il più delicato sul piano politico: Roma si dichiara pronta a revocare le sanzioni all’Iranin risposta a passi chiari e verificabili sul programma nucleare”. Una posizione che allinea l’Italia agli altri grandi europei e che dimostra la volontà di non restare ai margini di un negoziato che ridefinirà gli equilibri mediorientali per gli anni a venire.

Il G7 di Giorgia Meloni si muove dunque su due dossier paralleli ma interconnessi. Da un lato, il sostegno europeo allo sforzo diplomatico americano per una stabilizzazione del Medio Oriente. Dall’altro, il tentativo di riportare Washington su un piano di maggiore impegno nei negoziati ucraini. Su questo secondo fronte la premier continua a lavorare perché gli Stati Uniti tornino a investire concretamente sulla pace fra Kiev e Mosca, e non è escluso che ne abbia avuto modo di parlare con Trump durante uno degli incontri bilaterali informali che caratterizzano sempre questi vertici.


L’accoglienza riservata a Meloni da Emmanuel Macron è stata tutt’altro che fredda, con il presidente francese, insieme alla first lady, che ha accolto la premier italiana al resort e ha poi postato il video del saluto sulle note di Felicità di Al Bano e Romina Power. Meloni era arrivata poco prima della premier giapponese, con cui aveva trascorso la mattina a Villa Doria Pamphilj a Roma, chiudendo così un fitto calendario di incontri bilaterali che ha preceduto il vertice.

Il G7 di Evian si è chiuso oggi, mercoledì, per la presidente del Consiglio, che farà rientro a Roma prima di ripartire per Bruxelles in occasione del Consiglio europeo. Ma il vertice francese lascia già in eredità un segnale politico importante: il dialogo tra Meloni e Trump sembra essere tornato su binari decisamente più distesi, dopo mesi di tensioni e rapporti complicati. Resta ora da capire se questo nuovo clima porterà conseguenze concrete anche sui principali dossier internazionali. Nel frattempo, il confronto politico in Italia resta accesissimo, come dimostra il recente botta e risposta tra Giorgia Meloni ed Elly Schlein, che continua ad alimentare il dibattito tra maggioranza e opposizione.

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