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La diplomazia internazionale ha regalato uno dei suoi momenti più surreali e discussi degli ultimi mesi. Durante una cena di stato a Erevan, capitale dell’Armenia, il presidente francese Emmanuel Macron ha deciso di trasformare l’evento istituzionale in un’esibizione musicale che ha fatto rapidamente il giro del web, dividendo l’opinione pubblica tra chi apprezza il gesto e chi lo considera inappropriato.

Il capo dell’Eliseo, in visita ufficiale nel paese caucasico, ha preso il microfono per interpretare “La Bohème“, uno dei brani più iconici del repertorio di Charles Aznavour, l’artista che ha incarnato come nessun altro il ponte culturale tra Francia e Armenia. La scelta non è casuale: Aznavour, nato Shahnourh Varinag Aznavourian da genitori armeni emigrati in Francia, rappresenta un simbolo vivente dei legami profondi tra i due paesi.

Ma la vera sorpresa è stata la formazione della band improvvisata. Ad accompagnare Macron non c’erano musicisti professionisti, bensì le massime cariche dello stato armeno. Al pianoforte sedeva il presidente armeno Vahagn Khachaturian, mentre alla batteria si è cimentato il primo ministro Nikol Pashinyan. Un trio istituzionale decisamente inedito per una cena ufficiale.

L’esibizione non si è fermata a “La Bohème“. Il presidente armeno Khachaturian ha successivamente interpretato un altro grande classico della canzone francese: “Les Feuilles Mortes“, il testo poetico scritto da Jacques Prévert e reso immortale dalla voce di Yves Montand. Un omaggio alla tradizione chanson che avrebbe dovuto celebrare la vicinanza culturale tra le due nazioni.

Per Macron non si tratta della prima volta davanti al microfono con questo brano. Il presidente francese aveva già scelto “La Bohème” nell’ottobre 2023, durante una cena esclusiva organizzata al Palazzo dell’Eliseo con ospiti d’eccezione del mondo della moda come Pharrell Williams e Naomi Campbell. In quella occasione, l’esibizione era stata accolta con maggiore indulgenza, inserita com’era in un contesto più informale e mondano.

Questa volta, però, il contesto ufficiale e le prestazioni vocali e musicali hanno scatenato reazioni contrastanti. Molti osservatori hanno notato come l’esibizione non sia stata all’altezza delle aspettative, con una resa vocale e musicale che ha lasciato parecchio a desiderare. Il paragone con altri leader mondiali che si sono cimentati in performance pubbliche è stato inevitabile, e non sempre favorevole al presidente francese.

Il riferimento implicito è alla premier giapponese Sanae Takaichi, nota per le sue competenti esibizioni alla batteria durante eventi pubblici, che hanno sempre riscosso consensi per la loro genuinità e capacità tecnica. L’effetto Takaichi, insomma, non si è ripetuto sulle rive del fiume Hrazdan. Quello che doveva essere un gesto di vicinanza e simpatia verso il popolo armeno si è trasformato in un boomerang mediatico. Sui social network i video dell’esibizione sono diventati virali, ma non sempre con commenti positivi.

Molti hanno criticato quella che è stata percepita come un’operazione di immagine mal riuscita, un tentativo troppo studiato di apparire informale e vicino alla gente che ha finito per sortire l’effetto opposto. La visita di Macron in Armenia ha ovviamente anche contenuti politici sostanziali, legati al sostegno francese al paese caucasico in un momento di tensioni regionali con l’Azerbaigian. Ma è l’interludio musicale ad aver catturato l’attenzione mediatica internazionale, catalizzando il dibattito sulla linea sottile che separa l’autenticità dalla forzatura nelle relazioni diplomatiche moderne.

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Figlia degli anni 2000. Amante del cinema fin da quando vide Pride & Prejudice per la prima volta. Laureata in Lettere Moderne, continua a scrivere di cinema sperando di farlo per sempre.