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Jet che decollano all’alba, missili che sfrecciano nel cielo, esplosioni filmate al rallentatore sull’Iran. E sotto, la Macarena. Oppure il tormentone estivo Nothing beats a Jet2 Holiday remixato con Danza Kuduro. A prima vista sembra il trailer di una parodia, invece è la comunicazione ufficiale di Casa Bianca e Forze di difesa israeliane. Nel pieno di un’escalation militare tra Stati Uniti, Israele e Iran che ha portato alla morte della Guida Suprema Ali Khamenei, la guerra si è trasformata in contenuto virale, con tanto di colonna sonora da villaggio vacanze e montaggio da TikTok. E ovviamente non sono mancate le polemiche online.

Il 3 marzo 2026, sull’account ufficiale della Casa Bianca è comparso un video che documenta alcuni momenti dell’operazione militare battezzata “Epic Fury”. Nel filmato scorrono immagini di caccia F-35 che decollano dalle portaerei, bombe che cadono su obiettivi a Teheran, esplosioni notturne immortalate con inquadrature cinematografiche. Ma è la colonna sonora a lasciare senza parole: le prime note inconfondibili della Macarena, il tormentone del 1993 firmato Los del Río, accompagnano le immagini dei raid aerei. Una scelta che ha scatenato migliaia di reazioni online, tra incredulità e ironia amara. Nei commenti si legge: “Non posso credere che la Macarena sia diventata la colonna sonora della Terza Guerra Mondiale“.

Lo stesso account ufficiale ha pubblicato su X un secondo video che mescola grafica da videogioco e immagini reali. Il montaggio inizia con sequenze tratte da Call of Duty: coordinate geografiche, mirini digitali, interfacce militari simulate. Poi, senza soluzione di continuità, il filmato passa a riprese autentiche degli attacchi contro l’Iran effettuati in momenti diversi. Per ogni obiettivo distrutto appare la scritta “+100 punti”, esattamente come nei videogame sparatutto. Un’estetica che trasforma l’operazione militare in partita online, con tanto di punteggio finale.

Se Washington ha scelto la nostalgia anni Novanta e il linguaggio videoludico, l’esercito israeliano ha optato per un registro ancora più social-native. Sui profili ufficiali dell’Israel Defense Forces è comparso un video che celebra gli attacchi all’Iran sulle note di un tormentone virale su Instagram e TikTok: “Nothing beats a Jet2 Holiday”, riferimento ironico a una compagnia aerea low cost britannica. Nel montaggio scorrono le immagini dei caccia israeliani in azione, le esplosioni sul quartier generale di Khamenei e le fotografie della Guida Suprema iraniana e di altri leader con sovraimpressa la scritta “Eliminato”.

Sul finale del video, il motivetto si fonde con l’intro di Danza Kuduro, il brano reggaeton del 2010 reso celebre da Don Omar e Lucenzo, hit estiva tornata virale grazie a TikTok. A corredo, una frase che suona come slogan pubblicitario: “I nostri jet non vanno mai in vacanza“. Il riferimento alla compagnia di viaggi low cost viene ribaltato in chiave militare, trasformando un claim commerciale in messaggio propagandistico.

Ma l’operazione è tremendamente rischiosa. L’accostamento tra immagini di bombardamenti e musica da festa di paese, tra operazioni belliche e punteggi da videogame, rappresenta una banalizzazione intollerabile della guerra. Sotto i post ufficiali si sono moltiplicati decine di migliaia di commenti inorriditi.

Una delle reazioni più condivise recita: “Decine di studentesse iraniane sono state uccise perché la Casa Bianca potesse postare video di guerra con la Macarena“. Il riferimento è alle vittime civili documentate durante i raid, tra cui numerose ragazze colpite mentre si trovavano in edifici scolastici. La sensazione diffusa è quella di uno scarto sempre più netto tra la gravità degli eventi internazionali e il modo in cui vengono presentati online, confezionati per il consumo rapido tipico dei feed social.

Quando la colonna sonora di un bombardamento è la Macarena, quando le operazioni militari vengono raccontate con l’estetica di Call of Duty e i tormentoni di TikTok, stiamo assistendo a un cortocircuito culturale pericoloso. In un mondo in cui tutto può diventare contenuto scrollabile, anche la guerra rischia di essere consumata in pochi secondi, digerita tra un meme e l’altro, archiviata con un doppio tap e un hashtag in tendenza.

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Nato il 19 Dicembre 1992, ha capito subito che il cinema era la sua strada. Dopo essersi laureato in filosofia all'università di Palermo e aver seguito esami, laboratori e corsi sulla critica, la storia del cinema e la scrittura creativa, si è focalizzato sulle sue più grandi passioni: scrivere e la settima arte. Ha scritto per L'occhio del cineasta ed è stato redattore per Cinesblog fino alla sua chiusura. Ora si occupa di news e articoli per ScreenWorld.it, per CinemaSerieTv.it e CultWeb.it