Björn Andrésen si è spento il 27 Ottobre 2025 all’età di 70 anni. La notizia è stata confermata dai registi Kristian Petri e Kristina Lindström, autori del documentario del 2021 The Most Beautiful Boy in the World, un’opera che ha raccontato senza filtri il trauma vissuto dall’attore svedese durante e dopo la sua esperienza con Luchino Visconti. Le cause del decesso non sono state rese pubbliche, ma la sua scomparsa chiude il capitolo di una vita segnata dalla bellezza e dalla sofferenza, una vita che ha lasciato un’impronta indelebile nella cultura popolare giapponese e nell’estetica del manga moderno.
Luchino Visconti, il maestro del cinema italiano, era alla ricerca del ragazzo più bello del mondo per il suo nuovo film Morte a Venezia, adattamento del romanzo di Thomas Mann. Quando il quindicenne Björn Andrésen entrò nella stanza per il provino, con i suoi zigomi alti e il volto angelico, Visconti capì immediatamente di aver trovato il suo Tadzio. Il film uscì nel 1971 e alla prima londinese il regista incoronò pubblicamente Andrésen con quel titolo che sarebbe diventato una maledizione.

Ma fu in Giappone che la storia di Björn Andrésen prese una piega che nessuno avrebbe potuto prevedere. Il film scatenò un’ondata di adorazione senza precedenti. All’epoca vedere un occidentale in Giappone non era comune, quindi quando un adolescente bianco con il titolo ufficiale di ragazzo più bello del mondo apparve su cartelloni pubblicitari e schermi cinematografici, presentato come il nuovo standard di bellezza, il pubblico impazzì letteralmente. La prima visita di Andrésen in Giappone lo consacrò come uno dei primi idoli occidentali del paese.
Le immagini documentate di quel periodo mostrano scene surreali a causa di folle oceaniche che lo attendono all’aeroporto di Tokyo, conferenze stampa ininterrotte, sessioni in studio di registrazione per incidere canzoni, spot pubblicitari, videoclip musicali. E al centro di questo vortice, un ragazzo sedato con le pillole, senza alcun sistema di supporto, costretto a fare ciò che gli veniva ordinato. Il volto di Björn era ovunque: giornali, televisione, billboard. Era diventato un’icona, una merce, un ideale estetico incarnato.
Ed è proprio qui che si innesta il legame tra Andrésen e il mondo del manga. Nel momento cruciale dello sviluppo dello shoujo manga, il genere rivolto a un pubblico di giovani donne, il volto dei personaggi era l’elemento più vitale. Le caratteristiche delicate, quasi femminee di Andrésen divennero il modello ideale. Mangaka emergenti in tutto il Giappone iniziarono a studiare e replicare quella particolare bellezza androgina che il giovane svedese incarnava alla perfezione.
Tra le artiste influenzate dalla sua immagine spicca Riyoko Ikeda, leggendaria autrice di Le rose di Versailles. Ikeda è sempre stata trasparente riguardo al fatto che il volto di Andrésen fu il modello per Lady Oscar, la protagonista della sua serie cult. Ma non è l’unica. Personaggi come Johan Liebert di Monster o Griffith di Berserk discendono direttamente da quella genealogia visiva che ha origine nel volto di un adolescente svedese degli anni Settanta.
Dopo il film, senza una rete di protezione, vulnerabile e abbandonato a se stesso, Andrésen scivolò in una spirale di sfruttamento e solitudine. Non conobbe mai vera libertà. Si sposò ma divorziò poco dopo, perse un figlio, cadde in depressione, iniziò a bere. Per anni ha vissuto isolato in un piccolo appartamento, magro, lontano dal mondo. Ha continuato a recitare sporadicamente, apparendo in oltre trenta produzioni tra film e serie tv. Il suo ultimo ruolo degno di nota è stato una piccola parte in Midsommar di Ari Aster nel 2019, dove interpretava un anziano di nome Dan. Oggi, mentre guardiamo i volti eterei di personaggi che popolano le pagine dei manga e gli schermi degli anime, possiamo riconoscere l’eco di quel ragazzo svedese che Visconti un giorno decise di chiamare il più bello del mondo.



