Giorgia Meloni ha pubblicato sui suoi profili social una foto falsa che la ritrae in abbigliamento intimo, un deepfake generato con l’intelligenza artificiale e spacciato per autentico da alcuni utenti in rete. Un’immagine costruita al computer, mai scattata nella realtà, ma talmente convincente da ingannare chi l’ha condivisa credendola vera.
“Girano in questi giorni diverse mie foto false, generate con l’intelligenza artificiale e spacciate per vere da qualche solerte oppositore“, ha scritto la premier nel suo post. Con un tocco di autoironia tipicamente italiana, Meloni ha aggiunto: “Devo riconoscere che chi le ha realizzate, almeno nel caso in allegato, mi ha anche migliorata parecchio“. Ma il sorriso dura poco, perché il messaggio si fa subito più serio: “Resta il fatto che, pur di attaccare e di inventare falsità, ormai si usa davvero qualsiasi cosa“.
Il caso specifico che ha spinto la premier a uscire allo scoperto riguarda un utente, un certo Roberto, che aveva commentato l’immagine fake definendo “vergognoso” che “una presidente del Consiglio si presenti in queste condizioni“. Un esempio lampante di come i deepfake possano manipolare la percezione della realtà e alimentare narrazioni completamente inventate.
Ma Meloni ha voluto spostare il focus oltre la sua vicenda personale. “Il punto va anche oltre me. I deepfake sono uno strumento pericoloso, perché possono ingannare, manipolare e colpire chiunque. Io posso difendermi. Molti altri no“. In sintesi la tecnologia che oggi colpisce una figura pubblica con tutti gli strumenti per reagire, domani può travolgere persone comuni senza alcuna possibilità di tutela.
La regola d’oro suggerita dalla presidente del Consiglio è semplice ma fondamentale: “Verificare prima di credere, e credere prima di condividere. Perché oggi capita a me, domani può capitare a chiunque“. Un invito alla responsabilità digitale che riguarda tutti gli utenti dei social network, sempre più esposti a contenuti manipolati che circolano a velocità vertiginosa.
Non è la prima volta che Meloni finisce nel mirino di chi usa le tecnologie digitali per scopi malevoli. Cinque anni fa, quando era leader dell’opposizione, il suo volto venne utilizzato per un video pornografico pubblicato su un sito hard. I responsabili, due sardi padre e figlio, finirono a processo a Sassari, ma da allora le tecnologie per creare deepfake sono diventate incredibilmente più sofisticate e accessibili. Quello che una volta richiedeva competenze tecniche avanzate, oggi è alla portata di chiunque abbia una connessione internet e qualche ora da dedicare all’apprendimento di software sempre più user-friendly.
La vicenda delle foto false di Meloni ci ricorda che in questa nuova era, contraddistinta da tecnologie sempre migliori, bisogna sempre controllare le fonti e verificare l’autenticità delle immagini prima di condividerle. Nell’era dell’intelligenza artificiale generativa, la battaglia per la verità si combatte ogni giorno, un clic alla volta.
