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Una giornata che doveva essere di festa si è trasformata nell’ennesima occasione per fare chiarezza. Laura Pausini, reduce dalle polemiche che l’hanno travolta dopo la sua interpretazione dell’inno di Mameli alla cerimonia d’apertura delle Olimpiadi Invernali di Milano Cortina 2026, ha deciso di rispondere a muso duro. E lo ha fatto nel posto più istituzionale possibile: davanti al Quirinale, dopo essere stata ricevuta insieme agli altri big di Sanremo 2026 dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. La visita al Quirinale, che ha visto i trenta artisti in gara e il conduttore Carlo Conti omaggiare il Capo dello Stato con una versione corale di Azzurro, si è conclusa con un piccolo assembramento di giornalisti nel piazzale antistante il palazzo. E tra questi c’era anche Vittorio Brumotti di Striscia la Notizia, che ha colto l’occasione per porre alla cantante romagnola una delle domande più spinose del momento: le sue preferenze politiche.

La risposta di Laura Pausini non si è fatta attendere ed è stata tanto diretta quanto rivelatrice del clima che la circonda ormai da settimane. “Non mi chiedere della politica perché in una nazione pensano che io sia fascista, in un’altra che io sia comunista, in una terza che io sia non so cosa“, ha esordito la cantante, con un sorriso che tradiva una certa stanchezza per l’ennesima etichettatura subita. “Io non sono dichiarata politicamente, perché non sono preparata emozionalmente ma anche culturalmente a gestire quello che significa seguire un partito“, ha aggiunto, rivendicando il diritto di mantenersi al di fuori degli schieramenti. Un concetto che ha voluto ribadire con forza: “E poi penso che ognuno sia libero in questo paese, per fortuna siamo in un paese democratico e ognuno può pensare ciò che vuole“. Parole che suonano come una difesa non solo personale, ma del principio stesso di libertà di pensiero, in un momento storico in cui ogni dichiarazione pubblica viene immediatamente catalogata e strumentalizzata.

Ma la provocazione di Striscia non era l’unico tema caldo sul tavolo. Laura Pausini ha dovuto affrontare anche le critiche per la sua interpretazione dell’inno nazionale allo stadio San Siro, una performance che ha diviso l’Italia in due. Da un lato chi ha apprezzato la sua cifra stilistica e il virtuosismo vocale, dall’altro chi ha accusato la cantante di aver snaturato il Canto degli Italiani con un’esecuzione troppo “americana”, eccessivamente personalizzata per un simbolo dell’identità nazionale. “Ti sono dispiaciute quelle critiche?” le hanno chiesto i cronisti. E qui la risposta della Pausini ha mostrato una consapevolezza precisa di chi conta davvero nel suo percorso artistico: “Mi interessano le persone alle quali credo e che mi hanno dato un giudizio, per fortuna positivo. E queste persone sono Vasco Rossi e Celine Dion“.

Due nomi che non sono stati buttati lì a caso. Vasco Rossi, infatti, aveva preso pubblicamente le difese della collega proprio nei giorni precedenti, in un intervento social che non è passato inosservato. Il Blasco aveva condiviso una storia su Instagram in cui definiva l’interpretazione dell’inno “impeccabile“, aggiungendo che le variazioni vocali erano “consentitele dal suo grande talento” e che “una artista internazionale come lei aveva il diritto e il dovere di fare” quelle scelte stilistiche. E per chiudere in bellezza, aveva riservato ai critici un messaggio piuttosto esplicito: “E andate tutti a farvi fottere“. Un endorsement pesante, quello del rocker di Zocca, che ha scelto di schierarsi apertamente in un momento delicato per la collega. Ma ancora più significativo è il riferimento a Celine Dion, icona globale della musica pop e voce tra le più potenti e tecnicamente raffinate della storia recente. Un giudizio positivo da parte sua vale quanto cento articoli di giornale, e Laura Pausini lo sa bene.

La questione dell’inno, però, non si è ancora spenta del tutto. L’esibizione di San Siro è stata accusata di essere troppo distante dalla versione classica di Novaro e Mameli, troppo concentrata sul virtuosismo vocale e poco rispettosa della solennità che un simbolo nazionale dovrebbe ispirare. Critiche che si inseriscono in un filone già noto: non è la prima volta che un artista italiano viene contestato per aver interpretato l’inno con uno stile personale. Prima di lei erano toccati ad Arisa, Noemi, Gigi D’Alessio e persino ad Albano. Segno che il tema dell’identità nazionale, e di come essa debba essere rappresentata, rimane uno dei più sensibili nel dibattito pubblico italiano. Perché alla fine, come ha detto lei stessa, in un paese democratico ognuno è libero di pensare ciò che vuole. E questo vale anche per Laura Pausini, che continua a difendere il suo diritto di essere artista prima ancora che cittadina schierata. Con buona pace di chi vorrebbe incastrarla in un’etichetta politica, che sia di destra, di sinistra o di qualsiasi altra sfumatura. L’unica casella in cui la Pausini vuole stare è quella della musica.

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Diplomata alla Scuola Internazionale di Comics di Napoli - corso di sceneggiatura -, è impegnata in progetti di scrittura creativa e recensioni. Cresciuta con la consapevolezza che “All work and no play makes Jack a dull boy”. Paladina dello Sturm und Drang. Adepta del Lato Oscuro della Forza.