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Le sale del Quirinale hanno risuonato di note inaspettate quando i protagonisti del Festival di Sanremo 2026 hanno varcato lo Scalone d’Onore per un’udienza ufficiale con il presidente Sergio Mattarella. Un momento istituzionale che si è trasformato in una festa spontanea, con artisti, conduttori e un Capo dello Stato che ha scherzato sulla propria intonazione con un aneddoto irresistibile. La delegazione guidata da Carlo Conti e Laura Pausini ha portato al Colle l’energia dell’Ariston, trasformando l’incontro formale in un in bocca al lupo collettivo e scanzonato. L’atmosfera si è fatta ancora più calda quando i cantanti, guidati proprio dalla Pausini, hanno improvvisato un coro sulle note di Azzurro, il classico intramontabile di Paolo Conte che da generazioni accompagna le estati italiane.

Mattarella ha seguito l’esibizione divertito, battendo il tempo con discrezione ma senza unirsi al canto. La sua scelta non è passata inosservata e il Presidente, con la consueta arguzia che lo caratterizza, ha offerto una spiegazione che ha strappato risate sincere: “Conoscevo le parole, ma fin dall’asilo mi hanno insegnato a cantare senza emettere suoni per non turbare l’armonia degli altri“. Una battuta che nasconde probabilmente un’autocritica bonaria sulla propria vocalità, ma che ha reso il momento ancora più umano e vicino. Il riferimento all’infanzia ha creato un ponte emotivo con tutti i presenti, ricordando come certi insegnamenti ricevuti da bambini ci accompagnino per tutta la vita. In questo caso, una forma di discrezione musicale appresa tra i banchi dell’asilo che il Presidente ha saputo trasformare in una battuta perfetta, capace di sdrammatizzare e al tempo stesso partecipare con affetto a un momento di festa collettiva.

L’incontro ha regalato anche momenti di profonda nostalgia. Mattarella ha rievocato i suoi ricordi di bambino quando, nel 1951, ascoltava alla radio la voce di Nunzio Filogamo durante le prime edizioni del Festival. Ricevendo in dono lo spartito originale di Grazie dei fiori di Nilla Pizzi, brano vincitore di quella prima storica edizione, il Capo dello Stato ha sottolineato come Sanremo sia un appuntamento che “travalica le apparenze” e unisce milioni di italiani davanti allo schermo, generazione dopo generazione. Le parole di Mattarella hanno elevato il Festival a patrimonio culturale del Paese, equiparando il valore sociale della musica pop a quello dello sport e della letteratura. Una legittimazione importante che riconosce alla manifestazione canora non solo il ruolo di intrattenimento, ma anche quello di collante sociale capace di attraversare decenni e trasformazioni culturali.

Non sono mancati i tocchi di colore tipici dell’Ariston che hanno reso l’udienza un vivace mix di eleganza istituzionale e spirito pop. J-Ax ha tolto per l’occasione il suo inconfondibile cappello da cow boy, pur mantenendo i pantaloni con le frange che sono ormai il suo marchio di fabbrica. Altri artisti hanno scelto look dorati per omaggiare le imminenti Olimpiadi invernali, creando un ponte simbolico tra due grandi eventi che stanno caratterizzando questo febbraio italiano. Il Presidente ha voluto tracciare proprio questo filo rosso tra la sua recente visita sulla neve di Cortina, dove si terranno le gare olimpiche, e la musica italiana, sottolineando come entrambi rappresentino forme di cultura popolare che meritano la stessa dignità dei grandi premi letterari. Una visione inclusiva e moderna che abbraccia le diverse espressioni dell’identità culturale del Paese.

Tra una risata e l’altra, c’è stato spazio anche per un piccolo imprevisto tecnico quando un microfono ha accennato a qualche malfunzionamento. Carlo Conti, con la prontezza di chi è abituato a gestire le dirette televisive, ha prontamente smorzato l’imbarazzo con una battuta: “Non si preoccupi Presidente, succede anche a Sanremo“. Un momento di leggerezza che ha confermato il clima disteso e familiare dell’incontro. L’udienza al Quirinale ha rappresentato un momento di celebrazione collettiva prima dell’inizio ufficiale del Festival, un riconoscimento istituzionale che va oltre il semplice evento mediatico. Attraverso le battute, i ricordi e le note di Azzurro, si è rafforzato quel legame profondo tra la manifestazione canora e l’identità nazionale, dimostrando come la musica popolare sappia ancora creare momenti di condivisione autentica.

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Diplomata alla Scuola Internazionale di Comics di Napoli - corso di sceneggiatura -, è impegnata in progetti di scrittura creativa e recensioni. Cresciuta con la consapevolezza che “All work and no play makes Jack a dull boy”. Paladina dello Sturm und Drang. Adepta del Lato Oscuro della Forza.