Quando Renato Andrea ha varcato la soglia dell’aula per affrontare l’esame di terza media, non immaginava che ad attenderlo ci sarebbe stata una sorpresa destinata a trasformare quel giorno in un momento indimenticabile. Seduta in fondo all’aula, accanto ai suoi familiari, c’era una pattuglia della Polizia di Stato di Bari. Non per controlli di routine, né per questioni di sicurezza, ma per assistere alla discussione della sua tesina sulla lotta alla mafia.
Il 14enne barese aveva scelto un tema che va ben oltre il semplice compito scolastico: un percorso dedicato alla legalità, al contrasto alla criminalità organizzata, alla memoria di chi ha dato la vita per combattere un sistema che continua a condizionare interi territori. Per Renato Andrea non si trattava solo di superare un esame, ma di dichiarare pubblicamente da che parte stare.
L’iniziativa che ha portato gli agenti tra i banchi è nata da una lettera. Il padre del ragazzo, consapevole del sogno del figlio di indossare un giorno la divisa, ha scritto alla Questura di Bari raccontando la passione di Renato Andrea per la legalità e il suo desiderio di entrare nelle forze dell’ordine. Una richiesta semplice, quasi intima, che però ha trovato una risposta istituzionale di rara sensibilità.
“Per lui non è solo un argomento d’esame e noi non potevamo mancare”, hanno dichiarato dalla Questura. Gli agenti hanno seguito con attenzione la discussione, ascoltando le parole di un adolescente che ha fatto propri temi complessi come il fenomeno mafioso, la criminalità contro la persona, il sacrificio di magistrati e investigatori. Hanno rappresentato, in quel momento, non solo l’istituzione, ma anche la possibilità concreta che i sogni possano diventare realtà.
Al termine dell’esame, Renato Andrea ha ricevuto un regalo e un messaggio firmato dal questore Annino Gargano: “La Polizia di Stato è fiera di te. La legalità non è solo una materia da studiare, ma un modo di vivere, e tu hai già scelto da che parte stare. Cammina sempre a testa alta”. Parole che pesano, soprattutto in un contesto territoriale come quello barese, dove la criminalità organizzata non è un capitolo dei libri di storia, ma una presenza ancora operativa.
La scelta di Renato Andrea si inserisce in un quadro normativo ben preciso. La Legge 92 del 2019 ha introdotto l’insegnamento trasversale dell’educazione civica in tutti i cicli scolastici, con un minimo obbligatorio di 33 ore annuali. Il curricolo nazionale prevede tre nuclei concettuali: Costituzione, sviluppo sostenibile e cittadinanza digitale. All’interno del primo nucleo rientra l’educazione al rispetto delle norme e il contrasto a ogni forma di criminalità, con un’attenzione specifica al fenomeno mafioso.
Le linee guida, aggiornate con il decreto ministeriale 183 del settembre 2024, confermano che la lotta alla mafia non è un tema facoltativo o marginale, ma parte integrante della formazione civica di ogni studente italiano. Per essere ammessi all’esame di terza media, gli alunni devono aver completato almeno 99 ore complessive di educazione civica nel triennio. Renato Andrea ha tradotto quelle ore in una scelta consapevole, trasformando un obbligo scolastico in una presa di posizione personale.
Il contesto in cui studia il ragazzo rende questa scelta ancora più significativa. La Relazione 2024 della Direzione Investigativa Antimafia descrive Bari e la sua area metropolitana come territorio di operatività della cosiddetta “camorra barese“, una galassia di clan indipendenti attivi nel traffico di stupefacenti, nelle scommesse illegali e nei tentativi di infiltrazione nell’economia legale e nelle istituzioni pubbliche. Nel solo 2024, le autorità hanno sequestrato oltre 93 milioni di euro di beni e confiscato quasi 160 milioni a gruppi mafiosi strutturati.
La presenza della Polizia in aula non è stata solo un gesto simbolico. Ha rappresentato la conferma che le istituzioni non restano indifferenti quando un giovane cittadino sceglie la strada della legalità. Ha dato corpo e volto a un concetto astratto come quello di Stato, trasformandolo in persone reali, sedute accanto a lui, pronte ad ascoltare.
