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Carmen Consoli si è ritrovata al centro di una polemica politica dopo aver raccontato, durante un incontro all’università di Palermo, di un incubo ricorrente che ha per protagonista nientemeno che la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. L’occasione era l’evento “Poesie e musica in Sicilia”, presso l’aula magna del dipartimento di Scienze umanistiche, dove la cantautrice siciliana ha scelto di condividere con il pubblico non solo la sua arte, ma anche le sue preoccupazioni e le conseguenze dell’attivismo politico sui social. “L’altro giorno io c’ho avuto un incubo“, ha esordito Consoli rivolgendosi alla platea. “Avete presente quei pupazzetti che schiacci la pancia ed escono gli occhi? Chi ha figli piccoli li conosce. Ecco, c’era la Meloni incazzatissima con me che pareva sto pupazzetto. Ce l’aveva con me“. Un’immagine surreale, quasi comica, che ha però radici in una questione seria: l’attivismo della cantante a favore della Flotilla, la spedizione umanitaria che ha tentato di rompere il blocco navale israeliano su Gaza.

Dietro l’incubo notturno si nasconde infatti una storia di impegno civile e di una polemica social che ha travalicato lo schermo del telefono per materializzarsi, almeno simbolicamente, nei sogni dell’artista. Consoli si era esposta pubblicamente a favore degli attivisti della Flotilla, chiedendo un intervento concreto del governo italiano per supportare la missione umanitaria. Il suo ragionamento era semplice e diretto: “Se io con la mia barchetta porto quattro uova, ci sto tanti giorni per arrivare dove devo arrivare. Quindi voi che a questo punto lo volete fare subito, fatelo. Che problema c’è? Pregate Gesù, insistete perché ci siano i crocifissi nelle aule, che problema c’è a mandare aiuti?” Ma il messaggio metaforico è stato frainteso, o forse strumentalizzato. Sui social è partita la macchina del fango: “Questa cosa si è trasformata che io ho la barca a vela“, ha spiegato la cantautrice con una punta di esasperazione. “Era metaforico, io non possedevo alcun mezzo di locomozione, né acquatico né terrestre. Quindi non ho un’imbarcazione, una barchetta né tanto meno una barca a vela“. L’accusa implicita era quella di essere l’ennesima intellettuale radical chic con la barca a vela che predica bene e razzola male, un frame narrativo che ha trovato terreno fertile negli ambienti della destra italiana.

Ed è qui che Consoli ha alzato il tiro, passando dalla difesa personale all’attacco culturale. “Anche oggi c’è difficoltà a capire l’italiano“, ha sottolineato. “Io ho creato un’ipotesi. Metti io con la mia barchetta, si capiva che era un discorso ipotetico“. E poi la stoccata che non è passata inosservata: “Hai visto che è successo? La comunista con la barca a vela. Allora imparate l’italiano. È inutile che studiate il saluto romano e poi non conoscete l’italiano“. Il riferimento al saluto romano è chiaramente rivolto a Fratelli d’Italia, partito che negli ultimi anni ha dovuto gestire più di un episodio imbarazzante legato a nostalgie e gesti che richiamano il ventennio fascista. La provocazione di Consoli è tanto più pungente perché tocca un nervo scoperto: la questione della competenza linguistica e culturale di chi governa, contrapposta alla facilità con cui certi simboli del passato continuano a riemergere.

Attraverso una nota ufficiale, Fratelli d’Italia ha accusato la cantautrice di aver insultato la presidente del Consiglio per il suo aspetto fisico: “Insultare Giorgia Meloni per il suo aspetto fisico è diventata una vera e propria cantilena. Carmen Consoli, cerchi davvero la ribalta in questo modo? Che triste declino“. Una risposta che mette l’accento sulla presunta volgarità del paragone con il pupazzo dagli occhi sporgenti, trasformando una metafora onirica in un attacco personale. Il problema è la difficoltà di avere un dibattito pubblico basato sulla comprensione del testo, letterale o metaforico che sia. Quando la barchetta diventa barca a vela, quando l’ipotesi diventa accusa, quando l’incubo diventa insulto, significa che qualcosa si è rotto nel meccanismo della comunicazione. O forse, più semplicemente, che la strumentalizzazione è più comoda della comprensione.

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Diplomata alla Scuola Internazionale di Comics di Napoli - corso di sceneggiatura -, è impegnata in progetti di scrittura creativa e recensioni. Cresciuta con la consapevolezza che “All work and no play makes Jack a dull boy”. Paladina dello Sturm und Drang. Adepta del Lato Oscuro della Forza.